L’Italia crollerà, anzi no. L’economia delle opinioni

Luca Bonaccorsi

MERCATI. Una mappa “ragionata” delle imprecisioni, delle tesi preconfenzionate e delle teorie assai poco scientifiche dietro le analisi del “venerdì nero” nelle pagine dei nostri quotidiani.

Debito, deficit, mercati, futures, Cds: benvenuti nella giungla dell’economia finanziaria. Lasciate ogni speranza (di capirci qualcosa) o voi che entrate nelle pagine dei quotidiani. Sono passati almeno due secoli da quando l’economia ha tentato l’emancipazione dalla categoria di scienza “sociale” per divenire scienza “esatta”, per passare dalla Political economy alla Economics (come le invidiate mathematics, physics). Eppure di esatto e obiettivo nella nostra informazione trovate ben poco. I giornali di ieri ne sono uno splendido esempio.

La politica che avvelena

Luca Bonaccorsi

IN FONDO. Se potessero sarebbero i bambini dei comuni avvelenati a ringraziare Bruxelles. Solo che loro, e i loro genitori, neanche lo sanno che non dovrebbero bere quell’acqua.

Per fortuna che esistono trasmissioni come quella di Vianello su Rai tre, “Agorà”, che raccontano anche le storie scomode. Per fortuna che ieri mattina, per mezz'ora, siamo riusciti a denunciare pubblicamente la disinformazione che governo ed enti locali stanno facendo sul problema dell’acqua all’arsenico.

Come in una fiction

Adele Parrillo

COMMENTI. La chiamano “missione di pace”, ma è una guerra in piena regola. La propaganda, la disinformazione, è ciò che fanno ogni giorno i governi nei riguardi dell’informazione sulle guerre.

«Uccidere un uomo è cosa da poco, uccidere un’opinione produce effetti più  duraturi». è questo l’incipit che Bruno Ballardini fa alla premessa del suo breve saggio “Manuale di disinformazione” e prosegue: «Uno dei grandi progressi di questo secolo è stato senza dubbio il graduale passaggio dalla guerra convenzionale alla guerra con i media, cioè alla disinformazione».
 

Manipolare la verità. I mercanti della scienza

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Vincenzo Ferrara

IL CASO. Un articolo della rivista Nature ripercorre la storia della disinformazione scientifica. Chi sono e come operano questi manipolatori che agiscono sui grandi temi ambientali, come il global warming.

La disinformazione, intendendo non solo le notizie false ma anche quelle che distorcono la realtà e quelle confezionate in modo tale da portare a conclusioni false, è sempre stata una potente arma di politici e governanti senza scrupoli, per conquistare posizioni di potere e per accrescere, assieme alla propaganda politica, il consenso dei sudditi.

Emissioni, la bufala governativa. Non è vero che l’Italia paga di più

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Fabrizio Fabbri

CLIMA.Va avanti da mesi una campagna disinformativa in cui si sente solo la campana dell’esecutivo. Ora uno dei membri del Comitato che ha assegnato i crediti di gas serra rimette in fila le informazioni.

L’urlo dei cittadini di Chiaiano «Basta con la disinformazione»

IL CASO. Proseguono gli sversamenti nella discarica a nord di Napoli. Dopo mesi dall’apertura, iniziano i lavori per allargare la strada di accesso all’invaso. «Presto sarà pieno», scrivono i comitati. Che continuano a proporre soluzioni alternative.

«Pubblichiamo una lettera aperta del Comitato civico La rosa dei venti, Presidio permanente antidiscarica di Chiaiano e Marano, i due territori principalmente interessati dalle ricadute ambientali della discarica allestita nella zona di Chiaiano, a nord di Napoli, a opera del commissariato all’emergenza Rifiuti.

Una ricostruzione virtuale a prova di tv

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Pietro Orsatti da L'Aquila

ATTUALITA' - ABRUZZO
— Sui lavori per il summit di luglio, silenzio e disinformazione. Mentre le opere per accogliere i Grandi procedono in velocità, nessuno si preoccupa più degli sfollati. —

Non un libro di Orwell, neppure Capricorne one ma il controllo sistematico e totale di ogni aspetto economico, amministrativo, militare e comunicativo messo in piedi in Abruzzo dopo il sisma del 6 aprile ci si avvicina molto. «Abbiamo ordini precisi - racconta uno degli addetti alla sicurezza dei lavori del G8 aquilano di luglio - di tenere fuori non solo giornalisti dalle aree interessate, ma anche e soprattutto chi, amministratori e politici, sul piano locale possa creare problemi».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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