Bangkok sotto l’acqua. Oltre centomila dispersi

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Emanuele Bompan

THAILANDIA. Il gigantesco allagamento coinvolge una vasta area del Paese e i sobborghi della capitale minacciando il centro. Gli esperti lo mettono in relazione agli effetti del Climate change.

«Bangkok potrebbe rimanere allagata per almeno quattro settimane». L’annuncio di ieri della neoeletta premier tailandese, Yingluck Shinawatra ha gettato i 14,5 milioni abitanti della megalopoli del Sudest asiatico nel più totale panico. «C’è una possibilità su due che anche il centro città finisca sott’acqua» ha rincarato Shinawatra.

Collisione al largo di Napoli tra cargo della Messina e peschereccio

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Andrea Palladino

SICUREZZA. Due pescatori del Giovanni Padre dispersi. Si salva il capo barca, che racconta: «Quel cargo ci ha colpito in pieno». A dicembre la nave “gemella” Jolly Amaranto affondò in Egitto.

Vincenzo e Alfondo Guida avevano 43 e 21 anni. Erano padre e figlio, pescatori di Ercolano, in provincia di Napoli. Era loro il peschereccio “Giovanni Padre” affondato ieri mattina davanti alla costa di Ischia, molto probabilmente speronato dal mercatile “Jolly Grigio”, nave della flotta Ignazio Messina di Genova. Il terzo membro del piccolo equipaggio, Vincenzo Birra, capo barca, è stato salvato subito dopo l’affondamento dal peschereccio Rosinella, il primo a dare l’allarme.

Nuova valanga di fango, 67 dispersi nello Yunnan

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Gino Fusco da Yantai

CINA. A dieci giorni dalle frane che hanno colpito la provincia di Gansu, anche il sud-ovest del Paese è stato travolto dalle slavine causate dalla pioggia. Eppure la cementificazione del territorio non conosce tregua.

«Venite voi qui che io lì non posso venire», urla il conducente dell’autobus alle persone in attesa alla fermata, malamente immerse in una poltiglia marrone fino quasi alle ginocchia. Ha piovuto tutta la mattina a Yantai, grosso centro sulla costa settentrionale del Mar Giallo, e ora vi sono zone della città talmente allagate che se fosse solo acqua ci si potrebbe nuotare.

Cile, speranze a onde medie tra le macerie e la rovina

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Andrea Fagioli da Santiago

AMERICA LATINA. Le persone registrano messaggi a voce che le redazioni delle radio trasmettono a cadenza regolare. Lanciano appelli in cerca di parenti, amici e conoscenti. Molti si affidano anche ai social network, come facebook e twitter.

Al piano terra dell’edificio di calle Bellet 281, nel centro di Santiago, la segreteria di Radio Bio Bio è un via vai di persone che cercano i propri cari. Anche se le comunicazioni stanno lentamente tornando, la gran parte delle zone maggiormente colpite da terremoto e maremoto nella notte tra sabato e domenica è ancora isolata; inoltre manca l’elettricità e i telefoni non funzionano.

Bastavano poche azioni e mirati interventi per evitare la tragedia

Elena Di Dio

LE REAZIONI Mentre proseguono i soccorsi iniziano le prime polemiche sulla fragilità del territorio ferito. A settembre due nubifragi misero già in ginocchio interi paesi. Ma si pensa solo alle grandi opere che non servono.

Anche il dirigente generale della Protezione civile siciliana, Salvatore Cocina, è sui luoghi del disastro. E se anche oggi è il giorno dei soccorsi, le prime polemiche sul dissesto idrogeologico del territorio messinese cominciano a emergere. Le parole più dure sono dell’eurodeputata dell’Idv, Sonia Alfano: «Quella di Messina è una strage annunciata che ha dei responsabili che devono essere individuati e puniti in modo esemplare.

Un disastro annunciato

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Elena Di Dio

ALLUVIONE DI MESSINA Decine di morti e feriti, centinaia di sfollati e un numero di dispersi che le forze dell’ordine si rifiutano di calcolare. Quella di ieri è stata l’ennesima catastrofe climatica nella storia della provincia siciliana, già colpita nel 1998.

La pioggia è cominciata nel tardo pomeriggio di giovedì 1° ottobre. Per crescere intorno all’orario del ritorno a casa. E colpire i messinesi in fila sulla strada statale 114 da Tremestieri verso Giampilieri, Capo Scaletta, Alì. Paesini che si susseguono uno dietro l’altro, divisi da un confine che è fatto di terra riarsa che scende dalla valle verso il mare: i torrenti un tempo gonfi di acqua ora completamente rinsecchiti.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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