L’oleodotto birmano che piace a Pechino

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Andrea Pira

ENERGIA. Gli appetiti della Repubblica popolare cinese Pechino nel Paese confinante continuano a crescere. Ecologisti e dissidenti in esilio criticano l’ennesimo accordo.

La sete di risorse energetiche della Cina e gli interessi delle multinazionali indiane e coreane sono più forti del pericolo che un nuovo conflitto civile possa scoppiare tra il regime birmano e le minoranze etniche che popolano il confine con la Repubblica popolare. Secondo gli ecologisti e i dissidenti in esilio, a certificare la svendita della Birmania a Pechino è stata l’approvazione della costruzione di un oleodotto e di un gasdotto che dai depositi al largo della costa occidentale taglieranno in due il Paese fino a raggiungere la provincia cinese dello Yunnan.

Battaglia al Senato. Nel Pdl nasce la fronda

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Eloisa Covelli

MANOVRA. Oggi il provvedimento arriva a Palazzo Madama. Tensione nella maggioranza: una ventina i dissidenti che chiedono d’intervenire sulle pensioni ma di non aumentare le tasse.

I detrattori li chiamano “frondisti”, loro stessi si sono dati il nome di “liberali”: sono le spine nel fianco della maggioranza che hanno proposto di dare battaglia sulla manovra. Giovedì scorso erano in quattro. Ieri, alla vigilia della presentazione del provvedimento in Senato, sono diventati una ventina. Tra di loro ci sono personaggi di primo piano come il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto e l’ex ministro Antonio Martino. E poi Giuseppe Moles, Giancarlo Mazzuca, Alessio Bonciani, Deborah Bergamini, Santo Versace, Isabella Bertolini.

Teheran, due dissidenti impiccati. Nuovi martiri per la rivoluzione

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Annalena Di Giovanni

IRAN. Giustiziati ieri nella capitale Mohammad Reza Ali Zamani e Arash Ramani Pour. Erano accusati di aver partecipato alla rivolta di giugno 2009. Sono circa 4.000 gli oppositori in carcere che rischiano la stessa fine “ordinata” da Ali Khamanei.

I primi due della serie, e non certo gli ultimi. Mohammad Reza Ali Zamani e Arash Rahmani Pour sono stati impiccati ieri mattina dopo che la corte d’appello di Teheran ne aveva riconfermato la condanna a morte per associazione all’Assemblea del Regno, un gruppo monarchico iraniano, e all’organizzazione clandestina dei Mujahedin del popolo.

Corda d’oppressione

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Susan Dabbous

IRAN. I genitori di una vittima si trasformano in boia. Ecco i macabri risvolti dell’esecuzione avvenuta nel carcere di Evian domenica scorsa. Altri 114 minori attendono il patibolo così come quattro dissidenti del regime di Ahmadinejad.

Sono stati i genitori della vittima a eseguire la condanna a morte che domenica scorsa ha stroncato la vita di Behnoud Shojaie. È questo l’ultimo macabro particolare che emerge, a sorpresa, attraverso l’agenzia d’informazione iraniana Isna, sull’esecuzione di Shojaie, il giovane reo che assassinò Ehsan Nasrollahi durante una lite scoppiata quando aveva 17 anni.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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