La finta utopia di donne senza uomini

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Flore Murard-Yovanovitch

CINEMA. Un giardino come rifugio dalla violenza maschile. La realtà delle donne iraniane, schiacciate
da mariti, fratelli e religione negli eventi del golpe del 1953, metafora dell’oggi.

Un giardino, un frutteto mistico, quello delle poesie perse e soufi. Terra d’origine. Palme e ortiche che si svegliano nell’alba. Un gorgoglio d’acqua. Fonte. Rifugio in un deserto che rifiorisce a primavera. Come se in ogni donna crescesse un’immensa foresta, dove ritrovare se stesse. Un luogo riparato dalla violenza maschile, dove quattro destini di donne confluiscono e s’intrecciano e si riparano a vicenda. Donne che fuggono dalla violenza maschile.

Il grido coraggioso delle donne di Neshat

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Alessia Mazzenga

CINEMA. Esce oggi nelle sale "Donne senza uomini" della celebre videoartista iraniana Shirin Neshat. Leone d’argento alla Mostra del cinema di Venezia è un ritratto appassionato del suo Paese.

Donne iraniane pesantemente costrette da veli neri, occhi tristi e mani che imbracciano armi moderne. Ma anche volti fieri, labbra sensuali e corpi sinuosi, che seguono le curve della scrittura persiana.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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