Il Castello e la laureata, una storia tutta italiana

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Giorgio Frasca Polara (Inserto domenicale)

MONDO. Come nel racconto di Kafka sulla burocrazia, una dottoressa made in Italy avvia uno studio sul sistema elettorale regionale italiano utile a conseguire un dottorato presso il Trinity College di Dublino ma si scontra con il formalismo amministrativo del suo (e nostro) Paese. La vicenda finisce perfino in Parlamento.

Questa è l’avventura comica che sta vivendo una laureata italiana. Avventura comica, se non fosse allucinante: specchio emblematico dei casini della nostra maledetta burocrazia e della assurda moltiplicazione dei centri  di decisioni anche elementari.

Lisbona, il sì dell'Irlanda

Paolo Tosatti

EUROPA Con il 67,1 per cento di voti a favore, Dublino sceglie di ratificare il Trattato. Un passo avanti sulla strada dell’integrazione. Restano però gli scogli polacco e ceco.

È stato un “tà” onomatopeico quello con cui gli irlandesi hanno detto sì alla firma del Trattato di Lisbona. Onomatopeico perché il suo suono è stato anche quello del sospiro di sollievo con cui gli europeisti hanno accolto la notizia.

Dublino va al referendum bis. L’Europa spera nella svolta

Cecilia Tosi

INTEGRAZIONE Oggi gli irlandesi voteranno di nuovo per ratificare il Trattato di Lisbona, necessario per la riforma della Ue. L’anno scorso vinse il no, ma da allora Bruxelles ha giocato tutte le sue carte per convincere gli scettici a cambiare idea.

Un corteggiamento così non si vedeva dai tempi di Casanova. Solo chi sa che la sua sopravvivenza è appesa a un filo può lottare così tanto per un sì, come ha fatto l’Unione europea con l’Irlanda. L’anno scorso il no di Dublino ha fermato il Trattato di Lisbona, un documento di riforma indispensabile al funzionamento delle istituzioni di Bruxelles.

L’Europa nelle mani della piccola Irlanda

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Manuela Bianchi

MONDO Dublino si prepara al referendum del 2 ottobre, quando si dovrà esprimere sul Trattato di Lisbona che ha già bocciato nel 2008. È un pronunciamento decisivo per il futuro dell’Unione europea, che ha dovuto scartare l’ipotesi di una vera e propria Costituzione dopo i pronunciamenti negativi di Francia e Olanda. Questa volta un Paese prospero e competitivo come la Repubblica irlandese potrebbe cambiare opinione grazie alla crisi economica e alle virtù dell’euro.

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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