Licenziamenti facili? Disoccupati alle stelle

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Rossella Anitori

ECONOMIA. Per la Cgia di Mestre, in questi mesi di crisi, le promesse fatte alla Ue avrebbero fatto salire all’11 per cento il numero dei senza lavoro.

Se il provvedimento sui “licenziamenti facili”, annunciato mercoledì scorso nella lettera che il premier Silvio Berlusconi ha inviato all’Europa, fosse stato in vigore in questi ultimi anni di crisi economica, il tasso di disoccupazione nel Paese avrebbe potuto raggiungere l’11,1 per cento, aumentando di circa tre punti percentuali rispetto a quello attuale dell’8,2 per cento, con quasi 738mila senza lavoro in più rispetto a quelli conteggiati oggi dall’Istat.

Clima e green economy, le vere priorità del Paese

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Oriella Savoldi

COMMENTI. Contrastare con forza i cambiamenti climatici è una via obbligata già avviata. Altrettanto lo è modificare l’intera economia. Ma l’Italia è troppo indietro.

Dalla sottoscrizione del Protocollo di Kyoto è cresciuta la consapevolezza delle persone, assieme a quella delle istituzioni internazionali, nell’affrontare il tema della sostenibilità ambientale in termini di salvaguardia del Pianeta e di crescita delle energie da fonti rinnovabili. In questa prospettiva l’attuale organizzazione produttiva e sociale deve riposizionare il consumo energetico in termini di risparmio ed efficienza energetica. Bisogna superare il ricorso a fonti fossili per ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

L’allarme inascoltato

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Luca Bonaccorsi

IN FONDO. La Cgia di Mestre da tempo pubblica allarmi sulla condizione drammatica dell'accesso al credito per le piccole e medie aziende in Italia. L'80% dei fondi va alle grandi imprese, nonostante queste siano meno puntuali e affidabili nei pagamenti.

E' di ieri l’ennesimo allarme della Cgia di Mestre sulla sofferenza che viene inflitta al sistema delle imprese italiane da parte delle istituzioni bancarie nostrane. L’ultimo “grido” si riferisce ai costi finanziari aggiuntivi che le aziende stanno subendo per via dell’aumento degli ormai notori spread. L’associazione degli artigiani e delle piccole imprese quantifica il costo aggiuntivo in 2,6 miliardi di euro nei primi 9 mesi dell’anno. Ma è senz’altro una stima per difetto.

Il default di Atene fa tremare ancora i mercati europei

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Betta Salandra

FINANZA. L’incertezza sulla tranche di aiuti da 8 miliardi, che permetterebbero al governo greco di arrivare a fine anno, affossa le Borse.

Otto miliardi di euro. Sembra minuscola la somma che ha riportato la paura nei mercati ieri. Si tratta della tranche del prestito che Ue, e Fmi devono erogare entro metà ottobre e che pagherebbe i conti della macchina pubblica greca fino a Natale. L’esborso è però condizionato a determinati obiettivi di finanza pubblica e Atene, afflitta da una recessione drammatica (si prevede che il Pil diminuisca di oltre il 5% quest’anno e oltre il 3% l’anno prossimo) sta facendo chiaramente fatica a raggiungerli.

Portogallo, il prezzo della mudança

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Bruno Picozzi (Inserto Domenicale)

MONDO. Annunciate dal governo di destra che ha vinto le recenti elezioni 5 nuove misure di austerità, oltre le 22 già adottate durante l’estate. Il Paese intanto continua a vivere soprattutto d’importazioni e lo spettro della peggiore recessione nell’Unione europea non si allontana. Per questo si impone la parola d’ordine del “cambiamento”. Quattro settori industriali viaggiano in positivo: tessile, calzature, legnami e sughero (in quest’ultimo il Portogallo è addirittura leader mondiale). Ma il resto dell’economia piange, a iniziare dall’agricoltura.

Un autunno maligno attende il Portogallo. Il pugno duro della crisi sta per abbattersi sul Paese e i prossimi mesi saranno i più difficili. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio Carlos Moeda, annunciando per la fine di settembre 75 nuove misure di austerità oltre le 22 già adottate durante l’estate. Sarà «un settembre complicato», ha spiegato ai deputati di maggioranza di rientro dalle vacanze.

Il bluff del Piano per il Sud

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Alessandro De Pascale

SVILUPPO. La diplomazia a stelle e strisce boccia senza appello il “Piano Marshall” nel Mezzogiorno lanciato da Berlusconi: «I cambiamenti radicali di cui necessita quell’area non si possono comprare. Anche mettendo sul piatto vari miliardi di euro».

«Berlusconi ha paragonato il suo Piano per il Sud al “New Deal” di Roosevelt, al “Piano Marshall”. Il Mezzogiorno ha senza dubbio bisogno di molto più di una boccata di ossigeno per diventare competitivo con il Centro-Nord. Cambiamenti radicali che non si possono comprare, anche mettendo sul piatto miliardi di euro». È una bocciatura senza appello quella del console statunitense a Napoli, J. Patrick Truhn, al Piano per il Sud lanciato dal premier nell’estate 2009.

L’ossessivo refrain dei tagli

Luca Bonaccorsi

Non se li metterà gli occhiali il ministro Sacconi, come gli ha consigliato Susanna Camusso ieri. E sarebbe comunque inutile, visto che occhiali che curino l’arroganza e la cecità non li hanno ancora inventati. Inutile quindi sperare che il ministro prenda coscienza che ieri, in strada, sono scesi milioni di persone.

Caos manovra, borsa a picco

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Luca Bonaccorsi

CONTI PUBBLICI. Tra rischio recessione e pasticcio italiano sulla finanziaria crollano i mercati. Tornano a scendere i titoli di Stato.

Tanto hanno fatto che alla fine ci sono riusciti. L’armata brancaleone che fa finta di governare il Paese è riuscita a sprecare la “finestra di opportunità” che gli era stata offerta dal Quirinale e dall’Ue per varare una manovra finanziaria credibile. E non di sole parole si parla, visto che la Bce ha investito decine di miliardi di euro comprando titoli di Stato italiani, per tenere il differenziale entro livelli sostenibili (300 punti base circa).
 

Un po’ di quiete in mezzo alla tempesta

Luca Bonaccorsi

La sensazione di fine settimana scorsa era corretta. La scia di pessime notizie aveva causato danni limitati ai mercati, e questo di solito è il segno che gli investitori sono, in gergo, “scarichi”. Nel senso che hanno venduto il vendibile e sono molto liquidi. In queste condizioni il mercato diventa suscettibile a rally inattesi, tipici short squeeze. Ieri il copione si è ripetuto.
 

L’intesa di Arcore, salta il contributo di solidarietà

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Aldo Garzia

DAL TRANSATLANTICO Raggiunto l’accordo tra Lega e Pdl sui nodi del provvedimento anticrisi. Soppresse le Province e dimezzato il numero dei parlamentari. Nessun aumento dell’Iva.

Scadeva ieri sera alle 20 il termine per la presentazione degli emendamenti al Senato sulla manovra. Ecco così che alle 11 - in piena zona Cesarini, secondo il gergo calcistico - c’è stato l’atteso incontro ad Arcore tra Berlusconi e Bossi. Vi hanno partecipato anche il segretario del Pdl Alfano, il ministro dell’Economia Tremonti e i capigruppo di Pdl e Lega alla Camera e al Senato, oltre ai ministri leghisti Maroni e Calderoli. Poi alle 16 una riunione di segreteria della Lega e in serata un ulteriore incontro ad Arcore.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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