Negli oceani il segreto del global warming

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Marco De Vidi

CLIMA. Una ricerca dimostra che le profondità marine assorbono parte del calore che entra nell’atmosfera, portando a brevi periodi di temperature stabili. Ma l’innalzamento complessivo dovuto all’effetto serra non è in discussione.

Le profondità oceaniche assorbono il calore e “nascondono” il riscaldamento globale. L’innalzamento delle temperature in atmosfera non appare infatti sempre lineare, ma si riscontrano dei momenti di “pausa”, in realtà solo apparente. Nei prossimi decenni si registreranno brevi periodi caratterizzati da temperature mediamente stabili, o addirittura in diminuzione, e ciò proprio a causa della presenza degli oceani.

Di cosa è fatta l’aria che respiriamo?

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Valentina Perugini

FOCUS. I Paesi in via di sviluppo bruciano ogni anno circa 730 milioni di tonnellate di combustibile per usi domestici. Il buon esempio del Nepal, con un progetto finanziato dal governo danese per ridurre l’effetto serra e i rischi per la salute.

Una ricerca dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca smbientale) sottolinea che il sistema respiratorio è uno dei principali apparati su cui gravano le condizioni di una cattiva qualità dell’aria indoor. L’inquinamento indoor è propriamente definito come «la presenza nell’aria di ambienti confinati di contaminanti fisici, chimici e biologici non presenti naturalmente nell’aria esterna di sistemi ecologici di elevata qualità» (Ministero dell’Ambiente, 1991).

Clima, anche la Regione deve agire

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Vittorio Marletto (Terra Emilia Romagna)

EFFETTO SERRA. Di fronte ad un dramma planetario anche gli amministratori locali debbono assumersi la responsabilità di decidere.

Alcuni anni fa un medico mi disse che avevo un cancro, un piccolo ma potenzialmente letale cancro della pelle. Mi disse anche che doveva operarmi e che avrei sofferto un po’, ma che la situazione si sarebbe con ottima probabilità risolta. Voi cosa avreste fatto al posto mio? Banale, affidarsi al medico, farsi operare, soffrire un paio di mesi e poi stare meglio, con la fondata speranza che la cosa finisse lì.

Effetto serra e incendi. Il caso dell’Anaktuvuk

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Alessio Nannini

AMBIENTE. Nel settembre 2007 in Alaska un fulmine causò la perdita di 1.000 chilometri quadrati di vegetazione e il rilascio nell’aria di 2,3 milioni di tonnellate di carbonio. Secondo uno studio americano, il disastro fu causato dal cambiamento climatico.

Il primo studio sulle conseguenze del grande incendio del settembre 2007 nella tundra lungo il fiume Anaktuvuk, nel nord dell’Alaska, riporta la data dell’ottobre scorso. Allora sul Journal of Geophysical Research apparve una ricerca dell’Università dell’Illinois che, attraverso l’analisi di carote di sedimenti dell’area bruciata, rivelava come quello fosse stato il più distruttivo in almeno cinquemila anni.

Emissioni dalle paludi. Così cresce l’effetto serra

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Alessio Nannini

AMBIENTE. Con l’aumento di anidride carbonica in atmosfera, dalle zone umide sale anche il contributo di metano e di altri gas dannosi. Lo afferma uno studio pubblicato sulla rivista Nature.

L'ultimo numero della rivista Nature ha pubblicato uno studio a firma di studiosi americani e irlandesi delle università della Florida, del Nord Arizona, e del Trinity College di Dublino, che ha illustrato i risultati di una serie di ricerche sperimentali circa gli effetti di accelerazione del riscaldamento globale da parte delle aree umide.

Gli effetti degli aerosol sul riscaldamento globale

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Alessio Nannini

AMBIENTE. Le conseguenze sul clima della lotta alle polveri sottili sono state al centro del progetto Eucaari, che ha coinvolto scienziati di 24 Paesi e di 48 enti di ricerca. Con un risultato: l’inquinamento dell’aria maschera l’effetto serra.

Si chiama Eucaari, ed è un progetto che ha tenuto impegnati per tre anni (e per quindici milioni di euro di finanziamenti) gli scienziati di ventiquattro paesi e di quarantotto istituzioni di ricerca, compreso il nostro CNR. Lo scopo era quello di esaminare gli effetti dell’aerosol atmosferico, o polveri sottili. Con un risultato un poco sorprendente almeno per chi non mastica la materia: queste particelle inquinanti agiscono da freno all’effetto serra.

L’effetto serra a cavallo della ripresa economica

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Alessio Nannini

AMBIENTE. Nel biennio 2008-2009 la recessione aveva segnato un forte calo delle emissioni globali di anidride carbonica. Ma nello scorso anno la quota di Co2 è tornata ai livelli precedenti alla crisi.

Le emissioni di anidride carbonica calano sensibilmente. Anzi no, aumentano e di tanto. Nel giro di pochi giorni le informazioni sullo stato di salute della nostra atmosfera passano da un estremo a un altro, complici le indicazioni dei rilevamenti fatti a partire dal 2008 fino al dicembre scorso.

Oceani ed effetto serra, una lezione dal passato

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Alessio Nannini

AMBIENTE. La vita nei fondali risente del riscaldamento delle acque e della carenza di ossigeno. Lo afferma una ricerca americana, che ha studiato i sedimenti marini risalenti al Tardo Cretaceo.

Gli effetti dei cambiamenti climatici attuali provocati dagli alti livelli dei gas serra potrebbero avere una forte similitudine con quanto accaduto sul nostro pianeta in tempi molto remoti. Ne sono convinti due ricercatori, Martin Kennedy della School of Earth & Environmental Sciences dell’Università di Adelaide e Thomas Wagner della Newcastle University, nel Regno Unito, che hanno studiato la grande estinzione della vita nei nostri oceani durante il Tardo Cretaceo pubblicandone i risultati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas).

Cambiare rotta: ecco la ricetta di Rubbia per salvare la Terra

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Alessandro De Pascale

CLIMA L’atto di accusa del premio Nobel per la Fisica. La lotta all’effetto serra è «un’urgenza non più rimandabile». Servono subito più soldi per la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo alternativo

 

Effetto serra e cemento, i rischi di un'estinzione di massa

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Alessio Nannini

NATURA. Entro mille anni, tre quarti dei mammiferi e di altre classi animali potrebbero scomparire. Un evento successo cinque volte sul nostro pianeta, ma che oggi sarebbe causato dalle attività umane.  

Nel corso degli ultimi 540 milioni di anni il pianeta ha vissuto cinque grandi estinzioni di massa, in ognuna delle quali si ebbe la scomparsa progressiva e costante di circa tre quarti delle specie animali viventi.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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