Egitto, ancora vittime in attesa del nuovo governo

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Susan Dabbous

ESTERI. Al quinto giorno di scontri altri quattro morti in piazza Tahrir. Il bilancio supera le 30 vititme. El Baradei: «Lacrimogeni con agenti nervini sui civili» è un massacro.

 

Egitto, la Giunta militare si dimette

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Susan Dabbous

ESTERI. Dopo l'escalation di violenza che ha portato a 28 il numero dei morti negli ultimi tre giorni, l'esecutivo transitorio si scioglie a favore di un governo di unità nazionale. A presiedierlo potrebbe essere il moderato El Baradei.

C’è grandissima attesa per il discorso alla nazione in cui verranno annunciate le dimissioni del governo dei militari presentate ieri ed accettate oggi dal Consiglio supremo delle forze armate. A pronunciarlo alla televisione stasera sarà Hussein Tantawi, per lungo tempo ministro della Difesa del regime di Hosni Mubarak e tuttora al governo del Paese. Si tratta di un uomo simbolo del malcontento popolare, di un vecchio satrapo rimasto al vertice nonostante la rivoluzione di gennaio. Le sue parole dovrebbero mettere fine alle violenze.

Assalto all’ambasciata israeliana a Il Cairo

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Joseph Zarlingo

EGITTO. Centinaia di manifestanti invadono la sede di rappresentanza, dura la reazione della polizia: 3 morti e mille feriti. Personale diplomatico in salvo. Netanyahu: «Evitato un disastro».

Tre morti, oltre mille feriti e una nuova scossa elettrica in Medio Oriente. È il bilancio della notte cairota, tra venerdì e sabato, iniziata con una manifestazione a piazza Tahrir, dove migliaia di persone hanno chiesto al governo e alla giunta militare che reggono provvisoriamente l’Egitto del dopo-Mubarak di accelerare il cammino verso le elezioni democratiche promesse a gennaio. Dopo la manifestazione nella piazza simbolo della Primavera araba, alcune centinaia di persone hanno assalito l’ambasciata israeliana.

Dittatori alla gogna, l’autunno difficile di Mubarak e Assad

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Susan Dabbous

ANALISI. Al Cairo si torna in Piazza Tahrir per chiedere un processo trasparente al raìs. In Siria le proteste dilagano. In due giorni l’esercito avrebbe ucciso più di 40 manifestanti.

ll vento della primavera araba soffia sull’autunno, alimentando la speranza di far cadere i leader in carica come «foglie morte». Per questo non si placano le proteste in Medio Oriente nonostante la vittoria in Egitto e la violenta repressione in Yemen e Siria.

Tensione alle stelle tra Egitto e Israele

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Enrico Campofreda

MEDIO ORIENTE. Il popolo di piazza Tahrir assedia l’ambasciata di Tel Aviv al Cairo per protestare contro l’uccisione di cinque poliziotti. E il premier Charaf lancia su facebook un duro ultimatum.

Dopo i tragici incidenti nel Sinai di giovedì la tensione fra Egitto e Israele è salita vertiginosamente. Il popolo di piazza Tahrir accantona le diatribe interne e rivolge la sua ira contro il nemico d’un tempo assediando l’ambasciata israeliana al Cairo e bruciando bandiere con la stella di David. Il sangue dei cinque poliziotti di frontiera uccisi dall’esercito di Tel Aviv è considerato dalla gente sangue proprio e l’insofferenza contro l’aggressività israeliana è al limite.

Israele bombarda Gaza. Tre poliziotti egiziani uccisi

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Susan Dabbous

MEDIO ORIENTE. Dopo l’attentato di Eilat, Tel Aviv attacca la Striscia provocando almeno otto vittime. E in un raid sul Sinai colpisce a morte alcuni soldati de Il Cairo. Ancora razzi dalla Palestina.

Tre vittime egiziane e otto palestinesi. È pesante il bilancio delle rappresaglie israeliane sulla Striscia di Gaza, dopo i sanguinosi attentati in serie di giovedì scorso nei pressi della città turistica di Eilat, costati la vita a otto cittadini israeliani, tra cui due donne, e ai sette aggressori di cui non si conosce ancora l’origine. Altre 26 persone sono invece rimaste ferite.

Mubarak, al via il processo. L’ex rais rischia la pena capitale

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Susan Dabbous

EGITTO. Il “faraone” compare davanti ai giudici per rispondere, con i figli, delle accuse di corruzione e della sanguinosa repressione dello scorso inverno. In piazza Tahrir i cittadini hanno seguito l’evento epocale su un megaschermo.

Come il suo defunto collega iracheno Saddam Hussein, rischia la pena capitale. In questo caso, però, le sue precarie condizioni di salute potrebbero indurre il tribunale a una condanna diversa. Sei mesi dopo la rivolta che lo ha obbligato alle dimissioni, l’ex presidente egiziano Hosni Mubarak si è presentato al suo processo che ha preso il via al Cairo.

Perdono ma non si rassegnano. Il nuovo grido dei giovani arabi

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Susan Dabbous

Rivolte arabe. Decine di migliaia di persone tornano a piazza Tahrir per «riprendersi la rivoluzione». Intanto in Siria cresce la protesta ad Hama assediata dall’esercito di Assad

In Siria è stato il venerdì del “no al dialogo” con il regime di Bashar al Assad. In Egitto, invece, quello della “salvezza della rivoluzione” contro il potere assoluto dell’esercito. Mezzo milione di manifestanti ad Hama, 200 chilometri a nord di Damasco, e altre decine di migliaia di giovani a piazza Taharir, simbolo della libertà e della cacciata di Hosni Mubarak. Si sono dati appuntamento dopo la tradizionale preghiera per chiedere democrazia, riforme e partecipazione diretta alla politica.

Scontri a piazza Tahrir. I feriti sono oltre mille

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Susan Dabbous

EGITTO. Sono continuati fino a ieri mattina gli incidenti tra polizia e manifestanti. All’origine delle violenze, il divieto di un sit in ai familiari delle vittime delle rivolte anti Mubarak.

Scorre di nuovo il sangue a piazza Tahrir: più di mille manifestanti sono stati feriti alle forze dell’ordine ordine con lacrimogeni e proiettili di gomma. Gli scontri sono iniziati martedì sera e si sono conclusi solo ieri in tarda mattinata. L’origine delle violenze, secondo al Jazeera, è da attribuirsi all’intervento della polizia durante un sit-in organizzato dalle famiglie delle persone uccise durante le rivolte di gennaio.

Il G8 e le mire di Sarkozy sull’Egitto e la Tunisia

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Bruno Picozzi

SUMMIT. I due Paesi arabi sono avamposti estremamente importanti per le strategie economiche e geopolitiche dell’Occidente. Il presidente francese vuole attirarli nella sua orbita.

«Egiziani e tunisini non riescono a gestire le loro rivoluzioni». Parola di Ismail Omar Guelleh, presidente del Gibuti dal 1999, succeduto a suo zio Hassan Gouled Aptidon che fu il primo presidente del Paese ed è stato a suo dire «democraticamente eletto» per il terzo mandato consecutivo lo scorso 8 aprile. Una dinastia in stile neocoloniale il cui risultato è un Paese falcidiato da corruzione e miseria. Ma una rivolta in stile tunisino lì è impossibile, dice il presidente, perché il Paese è «immunizzato». Significa forse che l’opposizione è domata e che nessuno ha il coraggio di protestare.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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