Il bluff del Piano per il Sud

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Alessandro De Pascale

SVILUPPO. La diplomazia a stelle e strisce boccia senza appello il “Piano Marshall” nel Mezzogiorno lanciato da Berlusconi: «I cambiamenti radicali di cui necessita quell’area non si possono comprare. Anche mettendo sul piatto vari miliardi di euro».

«Berlusconi ha paragonato il suo Piano per il Sud al “New Deal” di Roosevelt, al “Piano Marshall”. Il Mezzogiorno ha senza dubbio bisogno di molto più di una boccata di ossigeno per diventare competitivo con il Centro-Nord. Cambiamenti radicali che non si possono comprare, anche mettendo sul piatto miliardi di euro». È una bocciatura senza appello quella del console statunitense a Napoli, J. Patrick Truhn, al Piano per il Sud lanciato dal premier nell’estate 2009.

La politica ascolti l’appello di Napolitano sulle migliaia di giovani costretti a emigrare

Roberto Race*

COMMENTO. «Se spesso l’accento è stato posto sulla precarietà dell’occupazione dei giovani - calcolati in 800mila - con contratti di lavoro a tempo determinato, quel che deve allarmare e richiedere il massimo sforzo di riflessione, è il dato dei quasi 2 milioni di giovani fuori da ogni tipo di occupazione, ormai fuori dal ciclo educativo e non coinvolti nemmeno in attività di formazione o di  addestramento».

«Se spesso l’accento è stato posto sulla precarietà dell’occupazione dei giovani - calcolati in 800mila - con contratti di lavoro a tempo determinato, quel che deve allarmare e richiedere il massimo sforzo di riflessione, è il dato dei quasi 2 milioni di giovani fuori da ogni tipo di occupazione, ormai fuori dal ciclo educativo e non coinvolti nemmeno in attività di formazione o di  addestramento.

Stop ai respingimenti. La Francia cambia idea

Alessandro De Pascale

VENTIMIGLIA. I primi tunisini che ieri avevano ritirato il documento provvisorio, al confine hanno superato i controlli della gendarmerie. Il sindaco Scullino: «Vedremo se tornano indietro».

La Francia sembra fare retromarcia sui permessi temporanei concessi dall’Italia agli immigrati. I primi tunisini, che ieri mattina avevano ritirato il documento al commissariato di Ventimiglia (Imperia), hanno superato i controlli della gendarmerie francese. La polizia transalpina, alla stazione di Mentone, ha infatti verificato i permessi dei primi 20 migranti che erano sul treno per Nizza desiderosi di entrare in Francia, permettendo loro di passare la frontiera. Parigi pare dunque avere abbandonato, almeno per ora, l’idea di respingere gli immigrati sbarcati sulle coste italiane, dopo giorni di tensioni tra i due governi.

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In fuga dal Portogallo con pochissima "saudade"

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Bruno Picozzi da Lisbona

MONDO. L’austerità domina in questo periodo a Lisbona, anche se ci sono buoni segnali (almeno così si dice)
di ripresa dalla crisi economica. Il fenomeno che più preoccupa, in un Paese dalle antiche tradizioni migratorie, è intanto la ripresa dell’emigrazione: in 70mila lasciano ogni anno il Paese lusitano. Tra loro, molti giovani e “cervelli” che difficilmente torneranno indietro.

Ogni scimmia, agli occhi di suo padre è una gazzella. Il proverbio arabo, molto apprezzato in rete, vale il napoletanissimo ogne scarrafone è bello â mamma soja, verità testimoniata anche da Pino Daniele nel suo album “Un uomo in Blues”, del 1991. Così è se vi pare.

Dublino addio. La tragedia della verde Irlanda

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Bruno Picozzi

MONDO. La crisi economica si è abbattuta con forza anche su quest’isola europea di appena 4 milioni e mezzo di abitanti, famosa per i suoi paesaggi e la sua letteratura. Per questo sono molti gli irlandesi che negli ultimi due anni hanno ripreso a emigrare, come avveniva nei secoli scorsi, verso terre lontane in cerca di fortuna. Il tasso di disoccupazione, giunto in marzo al 13,4 per cento, sale addirittura a oltre il 32 se calcolato nella popolazione giovanile.

Una lunga fila di disoccupati in attesa davanti ai cancelli di Leinster House, la sede del Parlamento della Repubblica d’Irlanda, a Dublino. Grosse valigie e passaporti alla mano, tutti con il volto sofferente di chi è pronto a lasciare la patria, la famiglia, gli amici, e non tornare mai più.

Capitan Pastene, città italiana nel cuore di una cordigliera

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Gabriella Saba da Santiago del Cile

MONDO. 700 chilometri a sud di Santiago, 2.700 abitanti quasi tutti di origine italiana e della provincia di Modena portati in Cile perlopiù con l’illusione di un lavoro sicuro e di buone comodità, nome scelto in onore di un eroe genovese. Qui è esploso il fenomeno del turismo alla moda che vuole mangiare made in Italy, soprattutto ravioli, tortelli e prosciutto. Visita
in un angolo di mondo che non ti aspetti.
di trovare

Per ricostruire la storia di Capitan Pastene si può partire dall’obelisco all’emigrante nella piazza principale e collegarlo, poi, alle strade dai nomi italiani, alla pizza Donna Lisa della Trattoria Don Primo, alla canzone “Volare” che ascolterete ovunque, alla rassegna di foto in bianco e nero sulle pareti del ristorante-albergo La Nueva Italia, una specie di baita con vista sulla Cordillera: signori baffuti di un secolo fa dall’aspetto molto ita

Rimango o non rimango? I dilemmi di un meridionale

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Danilo Chirico

LUOGHI PRECARI. Giuseppe Trimarchi, 27 anni, vive a Canolo, un paesino di mille abitanti in provincia di Reggio Calabria. Esperienza di volontariato europeo in Spagna e laurea con una tesi sull'economia cubana alle spalle. E' anche responsabile della solidarietà internazionale dell'Anpas, oltre che tra i fondatori di un'associazione di volontariato che ogni estate si occupa di avvistamento, prevenzione e spegnimento degli incendi. Ma ora deve decidere se emigrare in Gran Bretagna.

Giuseppe Trimarchi vive una scissione interna, come molti suoi coetanei, come tantissimi suoi conterranei. È nato al sud, vorrebbe restare e si vede costretto a partire. Non si decide, non è facile. «Vivo un conflitto fortissimo, lacerante », confessa. Osserva: «Il cuore mi dice di restare: per noi meridionali è molto forte il rapporto con la terra, con gli affetti». E poi dare una mano al sud significa non considerare quel territorio perso per sempre. «Se tutti partiamo…», commenta.

Vogliamo il pane ma anche le rose

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Bruno Picozzi

POPOLI
— Tutti devono accedere ai beni materiali necessari per la sopravvivenza ma nessuno dovrebbe essere costretto a sacrificare identità e dignità per ottenerli. Dal Niger a Chiaiano. —

Fu stroncato dalla critica il film “Bread and roses” di Ken Loach, affresco semidrammatico sulle condizioni di lavoro degli emigranti messicani negli Usa. «Una lezione ideologica in cui la ragione e il torto sono chiaramente espressi, negando allo spettatore la possibilità di farsi un’idea che non sia viziata dallo slogan politico», così nelle parole di Luca Baroncini, critico cinematografico.

E' multietnica l’Italia del futuro

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Elida Sergi

STORIE
— Imparare dall’immigrazione di oggi, partendo dall’emigrazione di ieri. Quando gli italiani erano in prima linea. Integrarsi è possibile e in molte scuole è già una realtà. —

Si dovrebbe andare a scuola di integrazione dai bambini. Quelli che alla scuola media Manin di Roma, crocevia multietnico dell’istruzione nella Capitale, da anni portano avanti progetti di inclusione dei loro compagni stranieri utilizzando l’arte (graffiti, murales e un’esposizione di valigie, simbolo per eccellenza dei viaggi, decorate dai ragazzi), sostenuti nel loro percorso di crescita da insegnanti che non hanno timore di confrontarsi con culture diverse.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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