emissioni

Mal’aria industriale

Rossella Anitori
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AMBIENTE. L’inquinamento atmosferico prodotto da fonti industriali è in aumento. È quanto emerge dal rapporto annuale sul fenomeno elaborato da Legambiente. «Non è stato fatto abbastanza per tutelare la salute dei cittadini».

Cementifici, acciaierie, centrali a carbone, raffinerie, inceneritori, gassificatori e rigassificatori. L’industria continua a contaminare l’aria che respiriamo. Su 191 impianti in funzione sul territorio nazionale, 150 operano in assenza di autorizzazione ambientale. E in Italia è boom di inquinamento atmosferico prodotto da fonti industriali. Micro e macro polveri sono in aumento. A dare l’allarme è Legambiente, che ha presentato ieri  Mal’Aria industriale 2010, il rapporto annuale sul fenomeno.

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Regionali, in Piemonte la campagna elettorale è a emissioni zero

Pietro Pelizzaro
BUONE PRATICHE. La candidata governatrice Mercedes Bresso: «Tanti nuovi alberi contro la CO2 prodotta».

Manifesti, volantini, camper tappezzati delle facce dei candidati. In questo periodo elettorale le città italiane si stanno riempiendo di materiale che i candidati distribuiscono ai cittadini, per condividere le proposte che intendono portare nei “parlamenti” delle istituzioni locali. Migliaia di volantini, migliaia di chilometri percorsi in macchina, in camper, chi addirittura in pullman al fine di stare in mezzo alla gente, per ottenere quei voti necessari ad esseri eletti.

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Emissioni, proposta bipartisan per dire addio al cap and trade

Emanuele Bompan
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STATI UNITI. Secondo indiscrezioni del Washington Post il nuovo testo tratterebbe in maniera distinta i tre settori principalmente responsabili della produzione di gas climalteranti: le centrali elettriche, i trasporti e l’industria.

Gli Usa non seguiranno la via europea del mercato delle emissioni. Che Washington stesse incontrando difficoltà nell’inserire nella legge su clima ed energia voluta da Obama un sistema di cap and trade si sapeva da tempo. Ora, ufficiosamente, sembra che quel sistema sia scomparso nel nulla in qualche corridoio del Congresso americano.

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Milano tocca il limite di smog. Fuorilegge in appena 45 giorni

Simonetta Lombardo
AMBIENTE. Al via la ventesima edizione del Treno Verde di Legambiente e Ferrovie. Nel mirino il traffico privato su strada: gli italiani passano mediamente 62 minuti al giorno chiusi nell’auto. Due settimane all’anno sottratte alla vita.

Il 2010 conta 45 giorni di vita. A Milano, in questo breve lasso di tempo, sono stati superati 35 volte i livelli consentiti di polveri sottili: il record è stato raggiunto ieri. Ma a regalare alla Lombardia la maglia nera dell’aria più inquinata d’Italia sono anche Brescia e Monza che hanno già sforato 36 volte.

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Turbogas, danni e pericoli

Stefania Zanda (L'Inkontro.info)
ENERGIA. Ad Aprilia sorgerà una centrale a ciclo combinato come quella esplosa negli Usa.

Domenica 7 febbraio 2010 alle 11,25 (ora locale) negli Stati Uniti, in Connecticut e precisamente a Middletown esplode una centrale turbogas di 620 Megawatt. Era in fase di collaudo. La violenta esplosione, che ha raso a terra edifici e alberi nel raggio di 1 Km, è stata udita a 50km di distanza. Non sono state diffuse chiare informazioni sul numero delle vittime ma pare che ci siano almeno 5 morti e 12 feriti.

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Sempre oltre i limiti

Alessandro De Pascale
SMOG. Il livello di polveri sottili nell’aria delle città della Lombardia resta oltre i limiti. Così dal primo gennaio del 2010 la città di Milano ha superato per 31 giorni il tetto fissato dall’Ue (35).

Il maltempo, con pioggia e neve, non è servito. Meno che mai il blocco delle auto di domenica. Anzi a Torino nel giorno dello stop, le Pm10 al posto di scendere sono salite. Il livello di polveri sottili nell’aria delle città della Lombardia resta oltre i limiti. Così dal primo gennaio del 2010 la città di Milano ha superato per 31 giorni il tetto fissato dall’Ue (35). Altri quattro giorni e la città diventerà fuorilegge, un mese e mezzo dopo l’inizio del nuovo anno.
 

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«Il futuro delle nostre città è nell’integrazione con l’ambiente»

Emanuele Bompan
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INTERVISTA. A colloquio con Daniel Learch, autore del saggio Post Carbon Cities. Per capire come costruire centri urbani resistenti alle mutazioni del clima e in grado di provvedere ai propri bisogni energetici senza dipendere dal petrolio.

Città, picco della produzione petrolifera e cambiamento climatico sono intimamente correlati. Le città, dove oggi vive più della metà della popolazione sono responsabili del 40 delle emissioni di gas serra. Secondo climatologi, economisti e geografi urbani sono anche i luoghi dove cambiamento climatico e crisi energetiche legate ai picchi di produzione dei combustibili fossili produrranno effetti devastanti.

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Lo smog non è uguale per tutti

Francesco Iacotucci (www.napolionline.org; Terra Campania)
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INQUINAMENTO. I media parlano di Milano e dei continui “sforamenti” ma è Napoli la regina delle Pm10 nel 2009.

A Milano c’è il problema inquinamento. Giornali e tg ci informano puntualmente su quanti sforamenti del livello di PM10 ci sono stati dall’inizio dell’anno, quante multe, quanti blocchi, quali le proteste delle mamme antismog, di medici e cittadini preoccupati. La preoccupazione per l’inquinamento atmosferico è giustificata: la presenza elevata nell’aria del PM10, particolato con diametro uguale o inferiore a 10 µm (pari ad 1/5 di un capello), è stata messa in relazione diretta con la salute dell’uomo.

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Torino chiude per smog

Alessandro De Pascale
INQUINAMENTO. Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, prende la decisione: domenica prossima niente auto, blocco della circolazione dalle 10 alle 18.

Ormai sembra proprio che i giudici italiani orientino anche le politiche locali contro l’inquinamento. In Procura a Torino era appena stato aperto un fascicolo sullo smog, molto simile alle inchieste già avviate e Firenze e Milano, per valutare l’efficacia delle misure antinquinamento attuate dagli enti locali. Quando il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, prende la decisione: domenica prossima niente auto, blocco della circolazione dalle 10 alle 18.
 

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Dopo Copenaghen nulla

Emanuele Bompan
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AMBIENTE. Cresce lo scetticismo dopo il fallimento del vertice danese. Mentre i negazionisti tornano alla carica. Per John Prescott, esperto di clima del Consiglio europeo: «Un accordo globale al prossimo summit in Messico è impossibile».

Il negoziato post Copenhagen continua ad avanzare flebilmente. Lo scorso 31 gennaio Usa, Cina, Unione europea ed altri 52 Stati hanno riconfermato gli impegni presi a Copenaghen: mantenimento a 2 gradi del tetto massimo di aumento della temperatura terrestre entro il secolo, stanziamento di 30 miliardi di dollari nei prossimi 3 anni per i Paesi in via di sviluppo e tagli alle emissioni (non vincolanti, ma da esplicitare entro la fine del mese scorso).
 

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