Nigeria: ecco cosa c'è nel Delta dei veleni

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Susan Dabbous

AMBIENTE. Nel Delta del Niger sono pochi gli abitanti che riescono a vivere oltre i 42 anni, affetti più che mai da nuove forme tumorali. È questa l'eredità che lasciano gli oltre 40 anni di attività estrattiva del petrolio che non accenna a fermarsi.

Devastazione dell'ecosistema, aumento delle malattie respiratorie e accorciamento delle aspettative di vita. Nel Delta del Niger sono pochi gli abitanti che riescono a vivere oltre i 42 anni, affetti più che mai da nuove forme tumorali. È questa l'eredità che lasciano gli oltre 40 anni di attività estrattiva del petrolio che non accenna a fermarsi. La Nigeria è uno dei più grandi produttori di petrolio al mondo, basti pensare che soddisfa da solo il 20 per cento del fabbisogno europeo di combustibile.

La città invisibile che si ribella al veleno nel lavoro

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Fulvio Colucci

REPORTAGE. A Taranto è mistero sul registro dei lavoratori esposti ad agenti cancerogeni. E nel capoluogo sono presenti Ilva, Cementir ed Eni.

Invisibili. I lavoratori dell’area industriale tarantina. Invisibili alla società, alla politica, ai dati sulla loro salute. Invisibile è, nei numeri, uno dei più temuti rischi corsi dagli invisibili in fabbrica: l’esposizione agli agenti cancerogeni. In un triangolo senza pari, nel resto del Paese: le acciaierie Ilva, la raffineria Eni, la Cementir, le aziende dell’indotto. L’istituzione del registro dei lavoratori esposti ad agenti cancerogeni risale al 1994, alla legge 626 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Nido inaccessibile. Un bimbo su quattro è fuori

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Susan Dabbous

DOSSIER. Cittadinanzattiva: «Gli asili comunali sono pochi e cari». Rette fino a 537 euro al mese.

Dal rapporto pubblicato ieri da Cittadinanza attiva sugli asili nido comunali emerge ancora una volta l’importanza dei nonni in Italia. Un vero e proprio tesoretto multitasking da utilizzare all’evenienza come bancomat (vista la crisi economica) o assistenti all’infanzia. Certo, restiamo un Paese culturalmente “mammone” ma a dare un’occhiata ai numeri dell’inefficienza sui servizi all’infanzia appare evidente che non è solo l’affetto a rendere le famiglie italiane più unite rispetto a quelle europee.

Le manovre di Eni bloccano il gas dalla Russia

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Pietro Dommarco

ENERGIA. Dopo solo un mese dall’accordo di Sotchi, la multinazionale italiana resiste alla cessione a Geostock delle concessioni in Basilicata.

Nuovo stop italiano per South Stream, il colossale gasdotto che dovrebbe collegare la Russia con l’Europa, attraverso il nostro Paese. Un progetto da oltre 20 miliardi di euro e 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno, da mettere in funzione nel 2015. Dopo le proteste dei cittadini di Sulmona ora tocca alla Basilicata, ma questa volta non per mano dei cittadini. Perché potrebbe essere proprio l’Eni a far “saltare” gli accordi.

La Tempa Rossa preoccupa Taranto

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Fulvio Colucci

AMBIENTE. Il progetto di adeguamento degli impianti Eni, autorizzati dal ministero, non convince gli ambientalisti che temono altri veleni.

Nel bouquet di autorizzazioni ambientali firmate lunedì scorso dal ministro Prestigiacomo spicca la rosa spinosissima del progetto “Tempa Rossa”. Si tratta dell’adeguamento degli impianti Eni alla rinnovata esigenza di stoccare due milioni e mezzo di tonnellate di petrolio provenienti dai pozzi lucani della Val d’Agri. Il greggio non verrà raffinato nello stabilimento di Taranto, per cui è escluso un aumento diretto della produzione.

Crotone, trivelle Eni vicino al tempio di Hera

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Alessia Candito

CALABRIA. Protestano ambientalisti e residenti: il nuovo pozzo è nei pressi dell’area archeologica e praticamente affacciato sul parco marino. Eppure i permessi, ministeriali e degli enti locali, ci sono.

Ai piedi di quello che fu il tempio di Hera, tra la scogliera di Capo Colonna e la riserva marina, nel crotonese, c’è movimento. A pochi metri dall’unica colonna dorica rimasta del santuario della dea, la Jonica gas, controllata del colosso dell’energia Eni, vuole scavare. Stando ai piani dell’azienda, un trivellatore “direzionato”, posizionato sulla sponda, presto inizierà a perforare il sottosuolo marino alla ricerca di metano, fino all’esaurimento del giacimento.

Eni e Total, inizia oggi la battaglia del petrolio

POZZO-PETROLIO.
Andrea Palladino

SCENARI. Gli interessi italiani e francesi sono antichi. Mentre Tripoli cade, in Francia vengono resi noti i rapporti tra il trader di armi Takieddine e la compagnia petrolifera d’Oltralpe. «Pagati 6,9 milioni di euro al mediatore libanese». Le carte che imbarazzano Sarkozy.

Corre la Borsa, mastica segni positivi ed euforia. Lo sguardo dei trader è fisso sulle Tv all news e sui volti esultanti di Tripoli. Guardano, sorridono e comprano: Eni e Ansaldo Sts, soprattutto, acciaio e petrolio. Un mare di oro nero e di gas pronto a rimettersi in moto, con nuovi padroni molto, ma molto disponibili con la grande coalizione dei “Volontari”, il cartello dei paesi europei che hanno preparato con cura l’arrivo dei ribelli nella capitale libica.

Verdi ed ecologisti: «Ilva, ora intervenga l’Europa»

Saverio Carriero da Taranto

TARANTO. II leader del Sole che ride Angelo Bonelli, ieri in città, ha annunciato «l’impugnazione della concessione dell’Aia» e sollecitato interventi dell’Ue. Di parere opposto la Regione Puglia.

«Mi batterò affinchè Taranto non abbia un cimitero più grande della stessa città». Angelo Bonelli, presidente nazionale della Federazione dei Verdi, non utilizza perifrasi per descrivere la situazione dell’Ilva di Taranto. «Al di là delle suggestioni semantiche e delle metafore più o meno indovinate, quello di Taranto è divenuto, ormai, un caso nazionale. Una pagina oscura dei grandi interessi economico-politici coltivati a danno dei cittadini», aggiungono gli esponenti delle associazioni ambientaliste.

Anche l’Italia partecipa alla “corsa all’oro” afgana

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Luca Bonaccorsi da Kabul

FOCUS Il ministro per lo Sviluppo economico Romani arriva in Afghanistan alla testa di una folta delegazione di imprese italiane, desiderose di sfruttare tutte le preziose risorse del Paese

È arrivato ieri in Afghanistan il ministro per lo Sviluppo economico Romani. Al suo seguito una folta delegazione di imprese italiane. Così folta da dare più di un pensiero ai nostri militari per garantire gli spostamenti blindati nella zona di Herat, dove il tour afgano, che finirà martedì a Kabul, è iniziato.

La raffineria un po’ verde

Camilla Minarelli (Terra Milano)

IMPRESE. Via ai lavori nel centro Eni di Sannazzaro, previste meno emissioni e compensazione ambientale.

Iniziano i lavori da un miliardo di euro per l’impianto di conversione a tecnologia EST (Eni Slurry Technology, tecnologia per la conversione e l’upgrading di greggio pesante, extra-pesante e bitume descritta come “a minimo impatto ambientale”) della raffineria Eni di Sannazzaro (Pv). La decisione è stata presa in questi giorni nell’ambito della Commissione comunale sull’ambiente, in cui anche Eni è rappresentata.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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