Carestia, quella strage silenziosa in Eritrea

Download2.aspx_.jpg
Enzo Mangini

AFRICA. Un testimone racconta: «Sull’altopiano la gente ancora se la cava, soprattutto grazie alla frutta, ma nella pianura c’è fame. Quest’anno le piogge sono arrivate scarse e in ritardo».

«La primavera ancora non è arrivata da noi. Anzi, non se ne vedono proprio i segni». M. si siede con un sorriso amaro al tavolo di un bar della periferia romana. È un esule eritreo, in Italia da molti anni, ma con ottimi contatti nel Paese natale. Per proteggere lui e la sua famiglia, il nome è meglio evitarlo. «Quest’anno le piogge sono arrivate in ritardo, e sono state meno abbondanti del solito – racconta –.

Detenuti eritrei, si muove Amnesty

MIGRANTI. Amnesty International ha lanciato un’azione urgente chiedendo al governo della Libia di non rimpatriare in Eritrea un gruppo di oltre 200 eritrei che si trovano attualmente nel centro di detenzione di Sabha, nel sud della Libia, in condizioni drammatiche.

Amnesty International ha lanciato un’azione urgente chiedendo al governo della Libia di non rimpatriare in Eritrea un gruppo di oltre 200 eritrei che si trovano attualmente nel centro di detenzione di Sabha, nel sud della Libia, in condizioni drammatiche.

Non violenti come noi

pannella-bonino.jpg
Carlo Patrignani

L’INCONTRO Il leader storico dei Radicali, intollerante al buonismo, non si lascia incantare dalla querelle Vaticano-Lega. E punta il dito contro la cultura che impedisce di pensare l’altro come essere umano uguale per nascita.

Scappano dalla «gigantesca prigione», l’Eritrea, come l’ha definita il recente rapporto di Human rights watch, un Paese governato da un regime dittatoriale dove ha diritto d’esistere solo il Fpdj, il Fronte popolare per la democrazia e la giustizia del “marxista” Isais. Qui è in atto da tempo, secondo il rapporto di Hrw, una disumana «crisi dei diritti umani». Cercano, nella fuga, libertà, lavoro, un po’ di benessere: sanno di partire, non sanno mai se arriveranno vivi.

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31
OpinioneIl precariato nella tragedia della Concordia
da pietro ancona
 - 15/01/2012 - 12:29