Islanda, eruzione finita. Ma prosegue l’emergenza

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Alessio Nannini

GRIMSVOETN. Il vulcano ha interrotto l’attività, ma solo nel fine settimana si prevede il ritorno alla normalità del traffico aereo. Differenze e similitudini con l’Eyjafjoell che a marzo scorso aveva provocato due miliardi di euro di danni.

Alle compagnie aeree non rimane che portare ancora un poco di pazienza: il vulcano Grimsvoetn ha smesso la sua attività e interrotto dunque la scia di fumo che dal 21 maggio ha fatto mostra di sé nei cieli di Islanda e Groenlandia. Se l’emergenza ancora non è rientrata – tanto che l’ultimo aeroporto a chiudere ieri è stato quello di Berlino, preceduto martedì da Amburgo e Brema – sarà comunque questione di ore, e gli scali (a partire da Londra, Glasgow, e Dublino) riavranno il loro normale traffico aereo.

Pozzuoli a rischio strage

Pierluigi Schiano Moriello (Terra Napoli)

PREVENZIONE. In caso di terremoto o di eruzione, i circa 350mila abitanti dell’area sarebbero in pericolo.

La mattina di lunedì 7 febbraio una trafila di scosse telluriche di modesta entità ha segnato per gli abitanti dei dintorni di Pozzuoli l’inizio di una nuova settimana. Nulla a cui la popolazione non si sia abituata da decenni: il bradisismo e l’instabilità sismica sono fenomeni riconosciuti da tempo nell’area flegrea, e qui tutti coesistono serenamente con l’idea di vivere su una “pentola a pressione” di magma e di gas incandescenti.

Indonesia, dopo lo tsunami erutta il vulcano Merapi

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Paolo Tosatti

DISASTRI. A Sumatra sale di ora in ora il bilancio delle vittime. I soccorsi faticano a intervenire a causa del maltempo. Intanto a Giava le polveri uscite dal cratere hanno causato la morte di una neonata di tre mesi.

Un violento terremoto seguito da uno tsunami, un’eruzione vulcanica e un’ondata di piogge torrenziali. Mentre nella memoria dei suoi abitanti è ancora viva la tragedia causata dalla gigantesca onda anomala che sei anni fa si abbatté sulle coste dell’Oceano Indiano, causando oltre 220mila morti, l’arcipelago indonesiano si trova ancora una volta a fare i conti con una serie di disastri naturali di grandi proporzioni.
 

Il ruggito del Sinabung. Sumatra, torna la paura

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Alessio Nannini

INDONESIA. Il vulcano è tornato in attività venerdì scorso dopo oltre 400 anni e le autorità hanno deciso un massiccio esodo dalle zone più a rischio. Finora il bilancio è di due morti e 34mila sfollati. Il governo ha decretato lo stato di massima allerta.

Erano oltre quattrocento gli anni di sonnolenza del vulcano Sinabung, sul dorso dell’isola di Sumatra in Indonesia. E quando venerdì scorso un filo di fumo, poi divenuto una colonna, ha cominciato a uscire dalla cima a 2500 metri di altezza, è sembrato più uno spettacolo da vedere che un fenomeno di cui avere paura.

Ancora voli in tilt, chiusi gli scali di mezza Europa

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Alessandro De Pascale

TRASPORTI. Oltre 17mila tratte cancellate, annunciate ieri altre 24 ore di stop. Una paralisi del genere non si vedeva dall’11 settembre 2001. La colpa è delle ceneri vulcaniche che rischiano di spegnere i motori dei velivoli.

Nel giorno in cui mezza Europa è paralizzata per il blocco del traffico aereo, scatta un nuovo possibile allarme. Dopo l’eruzione del vulcano nei pressi del ghiacciaio islandese di Eyjafjallajokull, che ha provocato una colonna di fumo alta decine di chilometri e una spessa coltre di cenere sui cieli d’Europa, la situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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