La difficile vita dei profughi al confine tra Siria e Turchia

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Susan Dabbous

REPORTAGE. Sale la tensione fra Damasco e Ankara. Il regime di Assad schiera l’esercito lungo la frontiera. Dove i generi alimentari e di prima necessità sono sempre più scarsi e la paura aumenta.

«Hanno bruciato i raccolti, hanno bruciato i boschi delle nostre montagne. Hanno devastato tutto come se volessero dimostrare qualcosa». Già, ma cosa? Abdulrahman impreca contro l’esercito, si trova al confine siriano con la Turchia, di fronte al villaggio ottomano di Guvecci. Fin lì i militari non si sono ancora spinti per evitare incidenti diplomatici, sono fermi tre chilometri più in giù. Lui è di Jis al Shugur, simbolo dell’orrore del suo Paese degli ultimi tempi.

Egitto, piazza Tahrir torna a infiammarsi

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Paolo Tosatti

MEDIO ORIENTE Continuano le proteste nel dopo Mubarak. Il popolo chiede la deposizione della giunta militare del maresciallo Tantawi. L’esercito reagisce con la violenza. Due morti e decine di feriti

Un autobus dato alla fiamme, fumo che annebbia la vista, filo spinato srotolato in fretta e furia per bloccare cariche e assalti, spari e piogge di sassi, urla e sangue. Torna a infiammarsi piazza Tahrir, simbolo della rivoluzione che ha posto fine al trentennale regime del leader egiziano Honsi Mubarak. Per la prima volta dall’11 febbraio, il giorno in cui l’ex rais ha lasciato il potere, violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine hanno avuto luogo durante la notte, lasciando sul campo almeno un morto e 71 feriti, secondo le fonti ufficiali.

Bandiere a mezz’asta, Lampedusa non fa festa

Dina Galano

IMMIGRAZIONE. L’Unità d’Italia si trasforma per i cittadini nell’occasione di criticare il governo. Il sindaco dell’isola, De Rubeis: «Un giorno di lutto». Mentre parte il progetto tendopoli per i migranti.

«L'Italia, che oggi dovrebbe essere unita, non ci è vicina; per questo tengo la bandiera a mezz’asta, in segno di protesta». Le parole del sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, suonano come un moto di ribellione risorgimentale: oltre tremila immigrati, con il Centro di accoglienza stracolmo, valgono bene lo slancio. La maggiore delle Pelagie, così, ha colto al volo l’occasione delle celebrazioni dei 150 anni d’Unità per bacchettare il governo centrale, le sue promesse e le sue soluzioni fortuite.
 

Gli scontri a Il Cairo oscurano la rivoluzione

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Annalena Di Giovanni

Egitto. Ieri nella piazza della rivoluzione l’esercito si è schierato contro i ribelli che aveva protetto da Mubarak. Il movimento di massa rischia di disgregarsi per conflitti interni

Tahrir è perduta. Soltanto un mese fa, mentre per strada si ballava per la caduta di Mubarak, la gente dava per scontato che la rivoluzione era solo agli inizi, ma che sarebbe andata avanti. «Due sole cose», i giornalisti si sentivano dire, «possono fermarci adesso: le milizie, e il settarianesimo». Ed è successo ieri.

Egitto, il debole potere militare dipende dai ragazzi di Tahrir

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Annalena Di Giovanni da Il Cairo

LA RICOSTRUZIONE. Il dopo Mubarak affidato all’esercito in realtà si poggia ancora sulla benevolenza del “popolo del 25 gennaio”. Al quale gli ufficiali devono rivolgersi per ogni cosa.

Ieri al Cairo è arrivata una tempesta di sabbia a battere le strade, impolverando i marciapiedi appena dipinti dai volontari di piazza Tahrir, impegnati in questi giorni a ripulire la città. La luce marrone e il vento caldo hanno inveito per tutto il giorno fra strade lasciate deserte per via della festa - ieri era il compleanno del Profeta Maometto - e anche per la profonda stanchezza che, dopo giorni di rivolta e poi di festa, ha colpito tutti come una febbre.

E in città arriva l’esercito

Giorgio Mottola

LO SCENARIO. Entro Natale potrebbe normalizzarsi la crisi dell’immondizia a Napoli e in provincia, secondo la Iervolino. Nel centro ieri i militari del Genio civile si sono trasformati in netturbini.

«La situazione è quasi buona, siamo abbastanza vicini alla pulizia generale». Per la prima volta, da quando è iniziata la nuova emergenza rifiuti, nelle parole di Rossa Russo Iervolino si intravvede una punta di ottimismo. Dalla soluzione definitiva della crisi, però, si è ancora molto lontani: «Il problema può ripresentarsi in qualsiasi momento perché risposte strutturali al momento non ce ne sono», ha precisato il sindaco di Napoli. Per strada ci sono tra le 800 e le 900 tonnellate di immondizia.

La rivoluzione dell’esercito italiano

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Dina Galano

IN LIBRERIA. Ritanna Armeni ed Emanuele Giordana, giornalisti di lungo corso e dichiaratamente antimilitaristi, hanno scelto di confrontarsi con i vecchi tabù per comprendere il cambiamento intestino che ha attraversato le Forze armate italiane.

«Un reciproco sguardo di diffidenza, se non di ostilità» ha sempre caratterizzato i rapporti tra il movimento pacifista e il mondo dei militari. Per questo Ritanna Armeni ed Emanuele Giordana, giornalisti di lungo corso e dichiaratamente antimilitaristi, hanno scelto di confrontarsi con i vecchi tabù per comprendere il cambiamento intestino che ha attraversato le Forze armate italiane. Con la stessa disposizione d’animo si è posto il più alto militare in comando, capo di Stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini.

La guerra sanguinaria dei nostri soldati in Iraq

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Annalena Di Giovanni da Beirut

CONFLITTI. Nelle migliaia di files rivelati da Wikileaks il conflitto si rivela in tutta la sua crudezza. Torture, vittime civili, massacri, tutto è sempre stato a conoscenza dei vertici militari e politici degli alleati.

«Gli italiani a Nassiriya? Me li ricordo ancora», racconta Ali, documentarista iracheno. «Eravamo lì con le telecamere a lavorare quando hanno aperto il fuoco contro di noi. Gli abbiamo urlato in inglese che eravamo una troupe, ma non ci capivano. Abbiamo urlato, “film”, “Fellini”, “Roma città aperta”, tutto quello che ci veniva in mente, e finalmente hanno capito e abbassato le armi». A quanto pare era così, in quei giorni. E per saperlo ormai basta veramente poco.

Corea, frattura completa tra Pyongyang e Seul

Paolo Tosatti

ASIA. Il Nord rompe ogni relazione con il Sud. L’esercito è sul piede di guerra e i militari si dicono pronti a entrare in azione alla minima provocazione del vicino. Gli Usa invitano alla prudenza. La Cina non si schiera.

Rottura di qualsiasi relazione con il Sud, forze armate in allerta e pronte al combattimento. Sale di ora in ora la tensione tra i due lati del 38esimo parallelo.

L’esercito minaccia di usare proiettili veri contro i “Rossi”

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Paolo Tosatti

THAILANDIA. L’annuncio è stato fatto per bocca di un portavoce dei militari. Il governo è spaventato dallo stallo della situazione, che rischia di protrarre la protesta per mesi. Le Camicie rosse però restano accampate in strada.

Proiettili veri al posto di munizioni di plastica e lacrimogeni.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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