Braccia e cervelli cercasi. Il governo recluta gli stranieri

AP101127155097.jpg
Bruno Picozzi

GERMANIA. Con l’invecchiamento della forza lavoro interna e l’esodo dei laureati, l’esecutivo Merkel cerca di attirare i giovani che in Grecia, Spagna e Portogallo annaspano tra le onde della crisi.

La locomotiva Germania rallenta ma già lavora per assicurarsi il futuro. In crisi di manodopera specializzata, Berlino strizza l’occhiolino alla crisi finanziaria che lascia fuori dal mercato migliaia di giovani lavoratori in tutta Europa. Secondo la Bundesagentur für Arbeit, l’Agenzia federale tedesca per l’impiego, al ritmo attuale il Paese potrebbe perdere in due decenni ben 5 milioni di lavoratori, per una buona metà qualificati.

Viaggio ad Hatay, nel cuore multiconfessionale della Turchia

AP110620120243.jpg
Susan Dabbous

REPORTAGE. Ad Antakya in molti pensano che l’esodo sia tutta una messa in scena per indebolire Bashar Assad e che ad animare i manifestanti sia un desiderio di rivalsa religiosa.

Si parla dei profughi ma senza enfatizzare. Nessun esodo, nessuna invasione. Ad Antakya, il capoluogo della regione a Sud Ovest che ospita i cinque campi per i rifugiati siriani, la stampa turca affronta il tema con toni pacati. Le voci ufficiali del governo dicono che i profughi stanno bene e non vivono alcun disagio psicologico. Dopo l’arrivo di altre 1.600 persone (per lo più di Jisr al Shugur) che hanno attraversato il confine giovedì scorso, il flusso si è interrotto. Alcuni, circa duecento, sono addirittura ritornati.

Tra i profughi siriani in Turchia. E i tentativi di farli tornare

AP110623017776.jpg
Susan Dabbous

REPORTAGE. Terrorizzati dall’arrivo dei carri armati nei loro villaggi altri 1.600 hanno lasciato il Paese portando a 11mila il numero di chi ha passato il confine. Un esodo che nessuno vuole davvero.

Aumentano i profughi siriani che oltrepassano il confine a Guvecci, nel sud Ovest della Turchia. Dopo l’irruzione giovedì mattina di centinaia di soldati sostenuti da carri armati nel villaggio di Khirbet al Joz, molti hanno rotto gli indugi e sono espatriarti portando a undicimila il numero totale dei profughi. Tra questi solo un terzo sono uomini, il resto donne e bambini.

«Finora nessun esodo». L'Europa minimizza

02.jpg
Dina Galano

IMMIGRAZIONE. Ieri a Bruxelles l’incontro tra i ministri degli Interni dei 27. Il governo italiano è tornato a chiedere un intervento strutturale comune. Ma per gli altri Stati «non è ancora emergenza».

Cinquemila persone o poco più non giustificano l’allarme, sembra ammonire l’Europa all’Italia. Immediata ed esplicita, la controffensiva dei Paesi membri è arrivata nel corso del vertice tra i ministri degli Interni dei 27, ieri convocato a Bruxelles per far fronte alle conseguenze dei massicci flussi migratori provenienti dal Nord Africa.

Bollino nero, 7 milioni di italiani al volante

08b.jpg
Susan Dabbous

MOBILITA'. Forte traffico atteso su tutta la rete autostradale, nonostante il maltempo. Oggi il picco. Ma sono 8 milioni le persone che quest’anno rimarranno a casa per la crisi. Aumentano le gite brevi.

Pinne, maschera, boccaglio, scarponcini da trekking, scorta di latte e pannolini. Recuperare la nonna, sistemare la suocera e trovare un amico che ci tenga Fido. Poi il passaggio obbligato dal meccanico a far controllare l’auto, ed è sempre meglio accertarsi che la propria compagnia di trasporti non abbia deciso di scioperare proprio il giorno della partenza. 

«L’agricoltura è salva»

haiti.jpg
Susan Dabbous

HAITI. A nove giorni dal sisma, continua l’esodo da Port-au-Prince verso le campagne. Le coltivazioni sono in buono stato. Cristina Amaral, esperta di ricostruzione della Fao: «Bene gli aiuti, ma all’economia locale servono soldi e non solo cibo».

Mentre si estraggono gli ultimi superstiti dalle macerie del terremoto che ha devastato Haiti il 12 gennaio c’è chi sta già lavorando alla ricostruzione. Cristina Amaral è direttore del ufficio Emergenze e strategie di pianificazione della Fao, l’agenzia Onu per la sicurezza alimentare. Nel 2005 ha coordinato gli aiuti dopo il disastroso tsunami che si abbatté nel Sud est asiatico.

Cervelli 2009. Fuga dall’Italia

CERVELLO-IN-FUGA.png
Elida Sergi

ESILIATI SCONTENTI
— Il 10 per cento dei ricercatori del Lazio, secondo la Filas, ha scelto di lavorare in altri Paesi. Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania le mete preferite. L’esodo non si ferma. —

Uno dei primi e dei più famosi, quello che ha fatto in un certo senso da apripista, è stato Riccardo Giacconi. Premio Nobel per la Fisica 2002 e “cervello in fuga” dall’Italia nel 1954. Nato a Genova, si è laureato a Milano ma è solo negli Stati Uniti che ha avuto la possibilità di lavorare e raggiungere risultati giudicati di assoluta eccellenza dalla Reale accademia delle scienze di Stoccolma che gli ha attribuito l’ambito riconoscimento.

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31
OpinioneIl precariato nella tragedia della Concordia
da pietro ancona
 - 15/01/2012 - 12:29