Biodiversità, ricchezza vitale in via di estinzione

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Federico Tulli

IL CASO. L’allarme della Fao: prosegue senza sosta nel mondo la diminuzione di varietà vegetali coltivate. Nel Sud est asiatico, si è passati in pochi anni da oltre settemila tipi di riso a qualche decina.

Biodiversità non è sinonimo solamente di equilibrio dell’ecosistema. Dal rispetto e la salvaguardia della varietà vegetale, anche in un mondo globalizzato quale è diventato il nostro, dipende ancora la sopravvivenza di miliardi di persone. Dove l’agricoltura intensiva non è arrivata e dove la dieta è basata esclusivamente sulla produzione locale, la progressiva perdita di biodiversità può causare danni irreparabili all’autodeterminazione alimentare e agli apporti nutritivi necessari per una dieta bilanciata.

Furti, superstizione e arsenico. I rinoceronti ancora nel mirino

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Bruno Picozzi

IL CASO. In Cina, Vietnam e Sudafrica i bracconieri continuano a spadroneggiare. Mentre i fondi per la conservazione della specie diminuiscono a causa della crisi. Sempre più vicino il rischio estinzione.

«Un corno di rinoceronte vale più dell’oro», titolava ieri in prima pagina il Jornal de Notícias. «Più di molte opere d’arte o del traffico di droga», ribadiva sul Público Carlos Dias, coordinatore della polizia giudiziaria di Coimbra. Ragione di tali giudizi, un’indagine internazionale durata vari mesi e culminata ieri nell’arresto all’aeroporto di Lisbona di due australiani, padre e figlio, presi con sei corni nel bagaglio per un valore stimato di mezzo milione di euro.

Salviamo anche loro

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Pierpaolo De Lauro

BIODIVERSITA'. Nell’indifferenza, un gruppo di animali rischia l’estinzione a causa delle abitudini culinarie dell’uomo e all’attività estrattiva delle grandi compagnie petrolifere. Soprattutto negli Usa. 

Non ci sono divi di Hollywood a perorare la causa e neppure attivisti alle prese con azioni simboliche per salvarli. Eppure sono tanti gli animali che ogni giorno rischiano di sparire dalla faccia della terra, nel silenzio più assoluto dei media e delle associazioni.

Afrodisiaco e leccornia. La strage delle tartarughe

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Alessio Nannini

MADAGASCAR. Criminalità organizzata e politici corrotti gestiscono il contrabbando di testuggini prossime all’estinzione. Un giro d’affari internazionale che dall’isola africana arriva fino a Bangkok.

Pomodori tagliati a fette, uno spicchio di aglio, anelli di cipolle crude, e carne di tartaruga cotta ai ferri. Il tutto per due dollari e mezzo e meno di trenta minuti di attesa al tavolo. Questo discutibile assortimento di cibi è uno dei piatti più ricercati nei ristoranti turistici del Madagascar, la grande isola al largo delle coste orientali dell’Africa e la cui fauna ha avuto una storia evolutiva unica al mondo.

Quelle pecore destinate all’estinzione

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Nic Perle (Terra Nord Est)

BIODIVERSITA'. Circa 3mila esemplari della razza alpagota scorazzano tra Chies, Farra, Puos Tambre e Pieve. Oggi è presidio Slow food.

Troppo mingherline, basse di statura e dal futuro incerto. Per salvarsi dalla probabile estinzione si dovevano accoppiare con una razza più robusta. Avrebbero perso la loro “purezza” ma in compenso si sarebbero in qualche misura salvate. L’ispettorato all’agricoltura della provincia di Belluno che nel ’54 voleva imporre il “matrimonio” non aveva erò fatto i conti con i pastori dell’Alpago. Non era questione di corna: la pecora d’Alpago mai e poi mai sarebbe andata a “nozze” con quella di Lamon.

Le sugherete del Mediterraneo. Risorsa per l’aria e la biodiversità

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Donatella Pavan

AMBIENTE. L’Italia è il terzo produttore dell’area dopo Portogallo e Spagna. Le antiche querce sono indispensabili nel trattenere CO2 e per la sopravvivenza di specie animali in via d’estinzione.

La quercia da sughero è un bene nostrum, si trova solo nel bacino del Mediterraneo. Qui vivono tutte le sugherete esistenti al mondo, spalmate su 2,2 milioni di ettari di terra. Numeri importanti per le ricadute sull’economia locale e sull’ambiente. è per questo motivo che l’Apcor, l’associazione delle aziende portoghesi produttrici di sughero, con Assoimballaggi/Rilegno e alcune aziende italiane, ha deciso di raccontare numeri e qualità di questo materiale speciale, dotato d’infinite microcellule che fungono da bolla d’aria.

Il cimitero degli oceani. L’allarme degli scienziati

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Diego Carmignani

LO STUDIO. Inquinamento, surriscaldamento climatico e pesca selvaggia stanno creando negli ambienti marini le stesse condizioni estreme che hanno portato alle grandi estinzioni di massa.

Il rischio di estinzione delle specie marine è il più alto mai attraversato dalla storia della Terra. Una notizia che non ci stupisce più di tanto, ma che assume immediata rilevanza, dal momento che è stata lanciata come allarme «scioccante» dai principali media internazionali: questo l’aggettivo usato dal direttore scientifico del Programma internazionale sullo stato degli oceani (Ipso) nel commentare il rapporto realizzato da un gruppo di 27 scienziati di 18 organizzazioni di 6 diversi Paesi.
 

Allarme rosso per gli uccelli Il 13% in gravissimo pericolo

Piero Capponi

AMIBIENTE. L’associazione Bird Life International ha diffuso la nuova lista Iucn per le specie a rischio estinzione: quelle minacciate sono 1.253. Pochi gli esemplari in tendenza positiva.

Caccia, disturbo dell’uomo, frammentazione, perdita di habitat. Così l’otarda maggiore indiana (Ardeotis nigriceps), un metro di altezza per 15 chilogrammi,  è stata ridotta ad appena 250 esemplari in piccoli e isolati frammenti di territorio. Lo afferma  la nuova Lista rossa Iucn (International Union for Conservation of Nature) realizzata da Bird Life International (Lipu in Italia), secondo cui sono 1.253 le specie minacciate a vari livelli, pari al 13 per cento del totale.

2048, fuga dai mari. Il business della pesca

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Alessia Mazzenga

DVD Esce l’opera di Robert Murray, Al Capolinea - The End of the Line. Prodotta grazie al Wwf e presentata al Sundance, è un’inchiesta sull’estinzione di una specie animale: il pesce selvatico

Effetto serra e cemento, i rischi di un'estinzione di massa

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Alessio Nannini

NATURA. Entro mille anni, tre quarti dei mammiferi e di altre classi animali potrebbero scomparire. Un evento successo cinque volte sul nostro pianeta, ma che oggi sarebbe causato dalle attività umane.  

Nel corso degli ultimi 540 milioni di anni il pianeta ha vissuto cinque grandi estinzioni di massa, in ognuna delle quali si ebbe la scomparsa progressiva e costante di circa tre quarti delle specie animali viventi.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

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