Monti, manovra e quell’asso nella manica

Luca Bonaccorsi

ECONOMIA. Con fatica ma ce l’ha fatta. Monti porta a casa i tagli, soffertissimi, che spediranno l’Italia dritta in recessione.

Con fatica ma ce l’ha fatta. Monti porta a casa i tagli, soffertissimi, che spediranno l’Italia dritta in recessione ma che hanno, con tutta probabilità, salvato il Paese dal default e l’euro dal tracollo. La maxi tassa che gli italiani pagheranno è parte di un accordo europeo che ha “comprato” all’Italia il sostegno della Bce e di Bruxelles: un fattore non secondario. Ma il vero bilancio del lavoro dei “tecnici” in realtà si dovrà fare più in là.

Energia, dall’Europa la roadmap del futuro

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Valerio Ceva Grimaldi

INNOVAZIONE. Il Commissario Ue Oettinger presenta la nuova strategia-quadro per gli Stati membri. La priorità è diminuire il ricorso al carbone. Il Wwf: «Ora potenziare la legislazione».

La parola chiave è “decarbonizzazione”. Ambizioso l’obiettivo individuato dall’Unione europea: ridurre dell’80% le emissioni di carbonio entro il 2050 senza mettere a rischio forniture e competitività. è una vera e propria rivoluzione nel settore energetico europeo quella delineata nella roadmap presentata ieri dal commissario Ue all’Energia Guenther Oettinger, che ha illustrato il nuovo quadro energetico nell’ambito del quale dovranno operare (ed impegnarsi) nei prossimi anni gli Stati membri.

Monti taglia, e le borse brindano

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Luca Bonaccorsi

Sindacati, sinistre e ambientalisti infuriati per l'impatto sociale della manovra. Sui mercati invece è euforia per le misure annunciate dal Premier. Ecco perché

E' tutta europea e tutta finanziaria la spiegazione dell'effetto formidabile che le misure annunciate dal premier Monti stanno producendo sui mercati. Anche oggi la borsa di Milano infatti è salita di circa il 3% e lo spread sui titoli di stato è sceso fino a 370 (intorno al 6%). Se scontenta le parti sociali e la maggioranza degli italiani per le misure che colpiscono pensioni, prima casa ed enti locali, la manovra invece parla chiaramente a Bruxelles.

Se ci siam persi la Turchia

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Emanuele Giordana

REPORTAGE. Un pericolo islamista difficile da vedere. Un fascino “orientalista” che non c’è più. Un Paese molto europeo che l’Europa non vuole. Viaggio a Istanbul con molte domande e un rimpianto.

Bisogna andare a Balat per incontrare l’islam ortodosso turco che, ironia della sorte, ha messo radici nel vecchio quartiere ebraico. è un’area più povera di altre, dove le donne velate si vedono più che altrove. Ma fa tutt’altro effetto fa la grande Fatih Camii (“moschea del conquistatore” voluta da Maometto II che, dieci anni dopo la vittoria su Costantinopoli nel 1453, la volle celebrare sulle rovine della chiesa bizantina dei Santi Apostoli).

L’arte della convivenza il crocevia adriatico

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Franco Botta

ANTICIPAZIONE. Storia di confini sfumati. Dove finisce l’Europa e inizia l’Oriente non è solo un fatto geografico. Un brano del noto sociologo dell’Università di Bari, in uscita su Lettera Internazionale.

Ha ragione Paolo Rumiz quando sostiene che, almeno per chi viaggia in treno, l’Italia finisce a Mestre e che, sul binario per Trieste, cominciano i Balcani e non la Mitteleuropa. Ma dove finisce davvero l’Europa e dove comincia l’Oriente? I confini sono sempre difficili da tracciare, soprattutto oggi, quando interi popoli sono in viaggio, anche quando non lasciano i luoghi nei quali vivono da sempre.

Grecia/crisi, il giovedì nero di Georgiou Papandreu

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Enrico Campofreds

ATENE. Marcia indietro clamorosa e a sorpresa del premier: il referendum popolare sugli aiuti dell’Europa non si farà più. Ora c’è chi vuole la sua testa. Ma le dimissioni restano nel cassetto.

Peggio delle fibrillazioni delle Borse le notizie provenienti dai palazzi ateniesi hanno registrato altalenanti colpi di scena su cui la speculazione finanziaria può ulteriormente giocare. Il premier greco Georgiou Papandreu ha innescato una retromarcia disdicendo quel eferendum popolare sugli aiuti dell’Europa che aveva lanciato quarantott’ore prima e che aveva provocato il catastrofico sisma dei mercati internazionali.

Carcere, tutti i numeri di un sistema malato

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Dina Galano

RAPPORTO. Fondi distratti e sovraffollamento a livelli record in Europa. Antigone presenta i risultati dell’annuale monitoraggio nelle prigioni italiane. E denuncia: «Operate scelte in completo arbitrio».

A.M., detenuto in attesa di giudizio, per il quale il ritardo eccessivo delle visite specialistiche e delle terapie adeguate ha, purtroppo, portato a un aggravamento tale che la neoplasia di cui soffriva «si era estesa enormemente divenendo inoperabile». Bergamo, Italia, anno domini 2011. La testimonianza val bene il titolo scelto per l’ottavo rapporto sulla condizione delle carceri italiani pubblicato dall’associazione Antigone, “Le prigioni malate”.

Il partito degli industriali lancia l’allarme crisi

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Luca Bonaccorsi

ECONOMIA. Dal convegno dei giovani imprenditori a Capri, Emma Marcegaglia spedisce accuse al governo e avverte: «è un momento molto grave. Dobbiamo salvare l’euro e l’Europa».

Va di nuovo all’attacco il Partito dei Carini, come l’ha ribattezzato il genio di Crozza, ovvero Confindustria. Dopo lo sfogo sui giornali di Diego della Valle e le ripetute reprimenda del ferrarista Luca Cordero di Montezemolo, ieri è tornata a picchiare duro la leader “ufficiale” del partito degli imprenditori, Emma Marcegaglia.

Così l’Occidente arma Yemen e Siria

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Dina Galano

RAPPORTO. Munizioni, fucili ed equipaggiamenti venduti da Russia, Usa e Europa ai regimi arabi e mediorientali. La denuncia di Amnesty.

Piazza Tahrir, Egitto, 25 gennaio 2011. Bahrain, 14 febbraio 2011. Tripoli, Libia, 17 febbraio 2011. Eppoi Yemen e Siria, dove la primavera araba non può vantare nemmeno una precisa data d’inizio. La rivolta delle popolazioni arabe e mediorientali e la repressione violenta che ne è seguita sono state poste al centro di un’indagine che Amnesty international ha condotto sul commercio di armi verso questi cinque Stati campione.

Perché dobbiamo ragionare sui beni comuni europei

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Luca Bonaccorsi

EUROPEAN COMMON GOODS. In questo momento di crescente integrazione finanziaria sono una ricetta che parla di un luogo geografico, storico e culturale: il continente dei diritti. Il rischio è che l’Europa, il Welfare state, la mediazione tra Stato e mercato, individuale e collettivo, vengano archiviati dalla Storia.

Approfitto volentieri dell’invito a “ricostruire” dai Beni comuni (e dello spirito che l’anima), lanciato domenica da Claudia Bettiol su queste pagine. Lo faccio per una serie di motivi. Il primo è che il discorso sui beni comuni europei parte da un assunto che spesso va perduto nel dibattito pubblico: quello per cui l’Europa, e nello specifico lo stato sociale europeo, si pone nella storia dei sistemi economici moderni come la sintesi più avanzata tra Stato e mercato, tra pubblico e privato, individuale e collettivo.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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