Bolivia, così i narcos dettano legge alla politica

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Mario Magarò

REPORTAGE. La coca rappresenta l’icona della cultura andina, un concetto che il governo di Morales ha messo al centro della propria azione. Ma ora la situazione sta sfuggendo di mano.

Con una superficie di poco superiore al milione di Km2, la Bolivia si attesta come il quinto Paese sudamericano per estensione geografica. Una morfologia unica, con i bassopiani tropicali orientali a costituire i due terzi del territorio e le Ande che svettano nella parte occidentale. La flora e la fauna si presentano ricchissime, con migliaia di specie animali, soprattutto uccelli, a popolare le foreste tropicali. Una sorta di paradiso terrestre, che vede la sua sopravvivenza messa in serio pericolo dall’economia emergente del paese: il narcotraffico.

Alla fine scoppia la pace. Il clima unisce Evo e il papa

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Susan Dabbous

DIPLOMAZIA. Benedetto XVI riceve Morales. Il presidente socialista consegna al pontefice l’accordo dei popoli siglato a Cochabamba. E suggerisce di democratizzare il clero con donne sacerdoti e l’abolizione del celibato.

Bolivia e Santa Sede insieme per il clima. L’insolita alleanza si è suggellata ieri a Roma non senza contraddizioni. Il presidente Evo Morales è stato ricevuto alle 11 del mattino in Vaticano da papa Benedetto XVI, il colloquio privato è durato 25 minuti.

Cochabamba, la giornata dell’orgoglio indigeno

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Andrea Fagioli da Santiago del Cile

BOLIVIA. Si conclude oggi la Conferenza mondiale dei popoli. Il presidente boliviano Morales propone un «socialismo in armonia con la Terra» e critica duramente la Coca Cola, «buona per stappare il bagno».

Cochamama o muerte. Può essere riassunta così la Conferenza mondiale dei popoli sui cambiamenti climatici e i diritti della Madre Terra, che si conclude proprio oggi, giornata della Terra, a Cochabamba. Perché si è parlato di clima ma anche, e molto, di politica.

«E' necessario cambiare». La crisi della guerra alle droghe

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Grazia Zuffa

POLITICHE. Gli ex presidenti di Brasile, Colombia e Messico firmano un documento che riconosce il fallimento della war on drugs e auspica un cambio di rotta. Evo Morales chiede la fine della proibizione sulle foglie di coca. Segnali di speranza dagli Usa.

Dopo quasi trent’anni di doloroso conflitto, la “guerra alla droga” sta per finire? Sembra di sì, visto che i segnali di armistizio provengono dagli Stati Uniti, che questa guerra a suo tempo l’hanno dichiarata ed esportata in tutto il mondo; e dall’America Latina, che più ne ha subito e ne subisce le disastrose conseguenze. Cominciamo da quest’ultima.

Il “bien vivir” di Morales che rilancia il secondo mandato

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Enrico Campofreda

BOLIVIA. Quelle del 6 dicembre sono state elezioni «tra le più partecipate al mondo». L’analisi di Luciano Vasapollo, docente di Economia applicata alla Sapienza di Roma: «E' in atto una transizione al socialismo, basata sul rispetto degli umili»

Luciano Vasapollo, docente di Economia applicata della facoltà di Filosofia presso la Sapienza di Roma e direttore scientifico del Centro studi di trasformazione economico-sociale, ha partecipato nella veste di osservatore internazionale alle verifiche sulle elezioni boliviane del 6 dicembre scorso che hanno ribadito la fiducia popolare a Evo Morales con un plebiscitario 63 per cento dei suffragi.

Clima in salsa bolivariana. «I costi non ricadano su di noi»

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Bruno Picozzi

SUMMIT All’ultimo vertice dell’Alba, l’Alleanza del Centro-Sudamerica, i governi hanno messo la lotta contro il global warming al primo posto dell’agenda politica. A Copenaghen presenteranno una strategia comune che non li penalizzi.

Anche l’Alba, Alleanza bolivariana per le Americhe, si è incamminata con decisione sulla strada verso la conferenza di Copenaghen. Durante il settimo vertice tenutosi di recente a Cochabamba, città boliviana dove avvenne la storica battaglia popolare contro la privatizzazione dell’acqua, i nove governi alleati hanno messo la lotta contro i cambiamenti climatici in cima all’agenda politica.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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