Carestia, quella strage silenziosa in Eritrea

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Enzo Mangini

AFRICA. Un testimone racconta: «Sull’altopiano la gente ancora se la cava, soprattutto grazie alla frutta, ma nella pianura c’è fame. Quest’anno le piogge sono arrivate scarse e in ritardo».

«La primavera ancora non è arrivata da noi. Anzi, non se ne vedono proprio i segni». M. si siede con un sorriso amaro al tavolo di un bar della periferia romana. È un esule eritreo, in Italia da molti anni, ma con ottimi contatti nel Paese natale. Per proteggere lui e la sua famiglia, il nome è meglio evitarlo. «Quest’anno le piogge sono arrivate in ritardo, e sono state meno abbondanti del solito – racconta –.

Acqua, per dissetare il Pianeta nel 2050 ne servirà il doppio

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Rossella Anitori

AMBIENTE. Presentato ieri a Stoccolma il nuovo Rapporto dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep): «Contro la fame e siccità è necessario salvaguardare degli ecosistemi».

Tra meno di quarant’anni sul pianeta ci saranno 9 miliardi di individui e per dissetare l’intera popolazione mondiale servirà il doppio dell’acqua utilizzata attualmente. È quanto emerge dal nuovo rapporto del Programma delle Nazioni unite per l’ambiente (Unep) redatto in collaborazione con l’Istituto internazionale di gestione dell’acqua (Iwmi) e altre 19 organizzazioni, presentato ieri a Stoccolma in occasione dell’apertura della Settimana mondiale dell’acqua.

Corno d’Africa, le terre fertili alle multinazionali

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Susan Dabbous

ETIOPIA. La denuncia della Ong Survival: «Nell’ultima foresta pluviale che resiste nella zona arida sono arrivate le società malesi, coreane e italiane a coltivare biocarburanti». Tribù a rischio.

Da un lato la macchina degli aiuti internazionali per soccorrere le popolazioni del Corno d’Africa e consentire di superare la più grave siccità degli ultimi sessant’anni, che minaccia la vita di dodici milioni di persone. Dall’altro distese di campi etiopi coltivati per la produzione di biocombustibili a ridosso della fertile valle del fiume Omo, mentre nel Sudest del Paese migliaia di persone non hanno cibo sufficiente per il sostentamento. Che l’Africa fosse un continente pieno di contraddizioni si sapeva.

Un bicchiere di latte ai bambini africani di Hanga

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Micol Sarfatti

REPORTAGE. Grazie a un progetto italiano in Tanzania si sperimenta un modo tutto genuino di produzione casearia. Dalla gestione della stalla alla cura dei bovini, l’obiettivo è garantire in loco l’accesso a questo alimento.

Una forma di asiago lasciata a stagionare, dello stracchino, una ricotta e persino una mozzarella appena fatta.  Non siamo in una malga sulle Alpi, ma in Africa: più precisamente ad Hanga, estermo sud della Tanzania, al confine con il Mozambico.

La fame segue il clima

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Susan Dabbous

EMERGENZE. Cala per la prima volta la malnutrizione nel mondo in 15 anni. Ma per le Nazioni Unite 925 milioni di persone che non hanno da mangiare sono inaccettabili. Un problema concentrato in 7 Paesi.

«Non sono un’esperta scientifica di cambiamenti climatici, ma una cosa è certa: negli ultimi anni le catastrofi naturali colpiscono più del passato e per noi le azioni di intervento si sono più che raddoppiate». Josette Shereean è la responsabile del Pam, programma alimentare mondiale, agenzia dell’Onu che interviene con aiuti immediati nelle zone disastrate.
 

A milioni non hanno cibo

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Paolo Tosatti

MOZAMBICO. L’esecutivo di Maputo non riconsidererà gli incrementi già decisi, condannando alla povertà i due terzi della popolazione. E in tutto il mondo cresce il rischio di una nuova stagione di guerre per il pane.

Sette morti e quasi 300 feriti non sono bastati.

Nel Social forum della crisi tanto spazio all’ambiente

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Annalena Di Giovanni

TURCHIA. Durante la tre giorni si discute di sovranità alimentare, cambiamenti climatici, “debito verde”. Ma soprattutto di acqua: privatizzazione delle risorse urbane, ottimizzazione dell’uso e idroegemonia.

Il sole va e viene fra piogge torrenziali e temperature da sciogliersi, mentre all’interno del campus universitario una ragazza bielorussa chiede quasi a gesti a un volontario come mai i programmi delle conferenze siano soltanto in turco. Benvenuti a Istanbul 2010, sesto caotico appuntamento del Movimento dei Movimenti, apertosi ieri fra il Parco di Maçka e l’Università Tecnica di Istanbul.

Nel Social forum della crisi tanto spazio all’ambiente

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Annalena Di Giovanni

TURCHIA. Durante la tre giorni si discute di sovranità alimentare, cambiamenti climatici, “debito verde”. Ma soprattutto di acqua: privatizzazione delle risorse urbane, ottimizzazione dell’uso e idroegemonia.

Il sole va e viene fra piogge torrenziali e temperature da sciogliersi, mentre all’interno del campus universitario una ragazza bielorussa chiede quasi a gesti a un volontario come mai i programmi delle conferenze siano soltanto in turco. Benvenuti a Istanbul 2010, sesto caotico appuntamento del Movimento dei Movimenti, apertosi ieri fra il Parco di Maçka e l’Università Tecnica di Istanbul.

Senegal, orti “super” per combattere fame e povertà

Rosanna Calabrò

AFRICA. A un anno dal lancio, il progetto Super vegetables gardens ha dato ottimi riscontri. Ora il sistema , che affida piccoli appezzamenti di terra da coltivare ai nuclei familiari, verrà esportato nei Paesi tropicali.

Super vegetables gardens: si chiama così il progetto che l’associazione internazionale Pro-Natura e la francese Jts Seeds portano avanti in Senegal dal giugno dello scorso anno per cercare di contrastare i cambiamenti climatici e tornare a una gestione del suolo antica, del tutto naturale. 
 

Rabbia contro la fame

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Susan Dabbous

MOBILITAZIONE. La Fao lancia una campagna internazionale contro la piaga che colpisce un miliardo di persone. Il sito www.1billionhungry.org raccoglie l’indignazione popolare per fare pressione sui governi.

Indignazione e rabbia, non solo pena e compassione. Con una nuova campagna mediatica internazionale la Fao, l’organizzazione Onu delegata alle politiche agricole, rompe il muro d’ipocrisia intorno al problema dell fame. Cartelloni pubblicitari, video con calciatori, attori, e atleti famosi, avranno un unico slogan: “Un miliardo di persone soffre la fame e questo mi rende furioso”, la frase che farà il giro del mondo in diversi punti centrali delle principali città. Il simbolo è un fischietto, per rompere il silenzio.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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