Una truffa e un bluff editoriale

Vincenzo Mulè

NAVI DEI VELENI. Un nuova ombra si allunga sulla vicenda delle navi dei veleni. E riguarda i rapporti tra lo Stato italiano e Francesco Fonti, il pentito di ‘ndrangheta che per primo ha rivelato l’esistenza dei traffici.

Un nuova ombra si allunga sulla vicenda delle navi dei veleni. E riguarda i rapporti tra lo Stato italiano e Francesco Fonti, il pentito di ‘ndrangheta che per primo ha rivelato l’esistenza dei traffici. Uno strano destino sembra accompagnare il Francesco Fonti pentito: viene considerato credibile quando riferisce episodi legati alla criminalità organizzata. Tutto da verificare, invece, sugli affondamenti. Nonostante abbia quasi implorato di essere creduto: «Le ho affondate io. Che interesse avrei ad auto accusarmi?». 

Nell’Italia dei veleni

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Vincenzo Mulè

ECOMAFIE. Non solo navi a perdere nel racconto di Francesco Fonti. Il primo pentito di ‘ndrangheta alza il livello e svela una fitta rete di intrecci tra politica, grandi imprese e criminalità organizzata. Con la mediazione dei Servizi.

«Tutto nasceva da una necessità». Francesco Fonti, il pentito di ’ndrangheta che per primo ha rivelato nel 2005 l’esistenza delle cosiddette navi dei veleni nel Mediterraneo, continua a parlare. E alza il tiro, rivelando uno spaccato dell’Italia nel quale la vicenda degli affondamenti dei rifiuti potrebbe essere interpretata solo come una naturale conseguenza del clima generale.

I servizi per la politica

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Vincenzo Mulè

ECOMAFIA. I traffici delle navi dei veleni erano gestiti dalle “barbe finte” e da parte della classe dirigente dell’epoca. Ne è convinta la Commissione d’inchiesta, che ieri ha ascoltato di nuovo Francesco Fonti.

Va prendendo sempre più una direzione ben definita l’attività della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti, riguardo la vicenda delle cosiddette navi dei veleni. Una direzione che esula dalle dichiarazioni di Francesco Fonti, il pentito della ‘ndrangheta che per primo parlò dei traffici di rifiuti tossici nel Mediterraneo.

Laboratorio Calabria

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Vincenzo Mulè

SCENARI. Un filo invisibile sembra collegare la vicenda delle navi dei veleni con le indagini sull’attentato che nel gennaio scorso colpì la procura di Reggio Calabria. In mezzo, i tentativi della ‘ndrangheta di influenzare le elezioni.

Sono giorni molto caldi quelli che sta vivendo la Calabria. Terra alla quale, con pieno merito oramai, potrebbe essere affibbiata l’etichetta di “Regione laboratorio”. Appellativo non proprio lusinghiero se analizziamo lo scorrere degli eventi. Ai quali le imminenti elezioni hanno dato una decisa accelerata.

«Mi vogliono morto»

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Vincenzo Mulè

ECOMAFIE. Parla Francesco Fonti, il pentito della ‘ndrangheta che ha svelato i traffici di rifiuti nel Mediterraneo:
«Le navi ci sono. Forse ho sbagliato con i nomi, ma i relitti sono nelle acque di Cetraro. Li avevano comprati i Romeo».

Come un puzzle che piano piano si ricompone, la storia dei traffici dei rifiuti pericolosi con il trascorrere del tempo si arricchisce di nuovi particolari. Con la complicità della Commissioni ecomafie, protagonista nei giorni scorsi di nuove audizioni che hanno smosso un quadro che le polemiche legate al mancato ritrovamento della Cunsky. «Credetemi. Al largo di Cetraro la nave c’è. Volete che non lo sappia io che l’ho affondata»?
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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