Tuvalu va giù nell’indifferenza. Il mare la sta inghiottendo

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Valentina Perugini

GLOBAL WARMING. Il punto più alto dell’isola nel Pacifico è soltanto cinque metri sopra il livello delle acque e la maggior parte del territorio è a meno di un metro. L’unica via resta la fuga.

A Funafuti e in tutta l’isola di Tuvalu, nell’Oceano Pacifico, in cui abitano poco più di 10.000 persone, non piove da novembre 2010. La siccità è attribuita principalmente a La Niña, il ciclone tropicale che colpisce ciclicamente la zona, ma il problema è connesso strettamente al cambiamento climatico e all’innalzamento del livello del mare, che provoca forti disagi e preoccupazioni fra gli abitanti.

Pakistan, ancora piogge. Cinque milioni in fuga

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Andrea Pira

INONDAZIONI. Nel Paese è in corso la stagione dei monsoni. La nuova emergenza ha toccato tante zone che devono riprendersi ancora dalle alluvioni dello scorso anno che causarono 1.700 morti.

Il primo ministro pachistano, Yusuf Raza Gilani, non parteciperà all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Non vuole ripetere l’errore del presidente, Asif Ali Zardari, che l’anno scorso partì in visita in Francia e Gran Bretagna mentre il Paese era sommerso dalle alluvioni. Per recarsi nella provincia meridionale del Sindh ha scelto di non andare a New York, dove la prossima settimana si discuterà l’istanza palestinese per il riconoscimento di un proprio Stato indipendente e sovrano entro i confini del 1967.

L’invisibile macchia nera che cresce nel Mar del Nord

Paolo Tosatti

INQUINAMENTO. Oltre cento perdite di petrolio e gas in due anni tenute nascoste dalle compagnie estrattive. Così l’industria degli idrocarburi sta distruggendo l’ecosistema marino della regione. Le prove in una serie di documenti pubblicati dal Guardian

Oltre cento perdite di petrolio e gas in due anni. Più o meno un incidente a settimana. Abbastanza da trasformare la superficie del Mar del Nord in un manto di leopardo costellato di chiazze oleose e mettere seriamente a repentaglio la salute dell’intero ecosistema marino di una regione che si estende per 970 chilometri di lunghezza e 560 di larghezza.

L’invisibile macchia nera che cresce nel Mar del Nord

Paolo Tosatti

INQUINAMENTO. Oltre cento perdite di petrolio e gas in due anni tenute nascoste dalle compagnie estrattive. Così l’industria degli idrocarburi sta distruggendo l’ecosistema marino della regione. Le prove in una serie di documenti pubblicati dal Guardian

Oltre cento perdite di petrolio e gas in due anni. Più o meno un incidente a settimana. Abbastanza da trasformare la superficie del Mar del Nord in un manto di leopardo costellato di chiazze oleose e mettere seriamente a repentaglio la salute dell’intero ecosistema marino di una regione che si estende per 970 chilometri di lunghezza e 560 di larghezza.

Record di rifugiati. Quasi 44 milioni in fuga

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Dina Galano

DIRITTI. L’Unhcr pubblica il dossier Global trend 2010. Tra vecchi conflitti e nuove crisi neanche 200mila persone sono rientrate nel proprio Paese. Ad accoglierli resta il Sud del mondo.

Si moltiplicano le crisi umanitarie, i vecchi conflitti invece si incancreniscono e sembrano non aver fine. Ecco le due principali ragioni che hanno segnato il 2010 come l’anno con il numero di rifugiati più elevato degli ultimi 15 anni. Nel mondo sono 43 milioni e 700mila le persone in fuga da guerre e persecuzioni, segnalate ieri dall’alto commissario Onu per i rifugiati, Antonio Guterres, in occasione del 60esimo anniversario della Convenzione di Ginevra che ne tutela lo status giuridico.

Rifugiato in terra ostile. L’Onu: «Non respingete»

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Dina Galano

GIORNATA MONDIALE. Oggi la Convenzione di Ginevra compie 60 anni. Il capo dell’Unhcr, Guterres, visita Tunisia, Lampedusa e Roma. Mentre in Sicilia sbarcano in 235, partiti dalla Libia.

A 60 anni dalla firma della Convenzione di Ginevra, il 20 giugno 1951, nel mondo si contano oltre 15 milioni di rifugiati, di cui l’80 per cento vive in Paesi in via di sviluppo. Ciononostante, in occasione dell’anniversario che ha visto riconoscere i diritti delle persone in fuga da guerre e conflitti, la strada per il rispetto delle garanzie fondamentali è tortuosa anche nei Paesi industrializzati, meno interessati al fenomeno e tuttavia maggiormente restii ad aprire le frontiere.

Barre fuse nel reattore 1. Nuova fuga radioattiva

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Paolo Tosatti

FUKUSHIMA. La Tepco sospetta la presenza di una crepa nell’involucro di contenimento del primo reattore, mentre una perdita nel numero 3 riversa in mare altra acqua contaminata.

È buia oltre le più nere previsioni la situazione nella centrale di Fukushima. Dopo essere rimaste quasi completamente esposte per la mancanza di liquido refrigerante, le barre di combustibile all’interno del reattore numero 1 potrebbero essersi in gran parte fuse e aver danneggiato la base del loro involucro di contenimento, complicando enormemente le operazioni di raffreddamento della struttura.

La politica ascolti l’appello di Napolitano sulle migliaia di giovani costretti a emigrare

Roberto Race*

COMMENTO. «Se spesso l’accento è stato posto sulla precarietà dell’occupazione dei giovani - calcolati in 800mila - con contratti di lavoro a tempo determinato, quel che deve allarmare e richiedere il massimo sforzo di riflessione, è il dato dei quasi 2 milioni di giovani fuori da ogni tipo di occupazione, ormai fuori dal ciclo educativo e non coinvolti nemmeno in attività di formazione o di  addestramento».

«Se spesso l’accento è stato posto sulla precarietà dell’occupazione dei giovani - calcolati in 800mila - con contratti di lavoro a tempo determinato, quel che deve allarmare e richiedere il massimo sforzo di riflessione, è il dato dei quasi 2 milioni di giovani fuori da ogni tipo di occupazione, ormai fuori dal ciclo educativo e non coinvolti nemmeno in attività di formazione o di  addestramento.

Un volo verso la libertà

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Dina Galano

IMMIGRAZIONE. Lunedì notte alcuni reclusi nel Centro di identificazione di Milano hanno tentato la fuga salendo sui tetti. Le proteste continuano ma per il Comune il problema si risolve solo aprendo nuove strutture.

Qualche vetrata è andata in frantumi. Una colluttazione con gli agenti di guardia e, poi, di corsa sul tetto. Da tre metri d’altezza, il tentativo di fuga. Qualcuno si è rotto una gamba, saltando. Uno soltanto, di origine algerina, è riuscito a scappare. Gli altri, in manette, inizieranno una nuova detenzione. In ogni fase, la rivolta di lunedì notte nel Centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano ha seguito lo stesso disperato copione.

Thailandia, fallito il tentato arresto del leader dei Rossi

Paolo Tosatti

ASIA. Tra gli applausi dei manifestanti e lo stupore della polizia, Arisman Pongruengrong è fuggito dal balcone della stanza al terzo piano dell’hotel nel quale risiedeva. Forte l’imbarazzo delle autorità.

Dalla piazza a una “ritirata strategica” che non ha niente da invidiare a una scena d’azione di un film bollywoodiano. La protesta delle Camicie rosse in Thailandia prende pieghe inaspettate.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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