Dopo la ribellione. L’ora delle proposte

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Claudia Bettiol

BENI COMUNI. Se tutti seguissero le linee emerse dal G20 cosa potrebbe accadere? La privatizzazione dei beni porterebbe di sicuro a uno scenario da incubo.

Supponiamo che il G20 abbia ragione e che tutti i paesi seguissero i loro consigli. Supponiamo di vendere le imprese energetiche, le infrastrutture portuali, aeroportuali, le strade e le caserme. Supponiamo dare più spazio alla sanità e alle scuole private. Supponiamo di privatizzare le aziende ancora in mano agli Enti Locali e quelle dei trasporti. Eppoi? Cosa accadrebbe? Intanto, lo scenario dipende da chi compra queste aziende.

Cibo e clima. Le priorità ignorate dai G20

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Susan Dabbous

SUMMIT. Aumento delle riserve alimentari per abbassare i prezzi e fondi per la mitigazione del global warming i grandi assenti a Cannes.

Cannes, il giorno dopo. Tra gli orfani delle politiche ambientali e sociali la delusione è più forte delle altre volte. Non è il solito vertice in cui molto si promette e poco si fa, quello che si è concluso ieri è stato un summit dove le 20 economie più forti, che rappresentano insieme il l’80 per cento del Pil mondiale, sui disastri ambientali in corso non hanno speso una parola.

Lagarde: «Ispettori Fmi in Italia entro il mese»

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Susan Dabbous

G20. La direttrice del Fondo monetario internazionale giudica positivamente la nostra richiesta di aiuto tecnico e dichiara: «Il vero problema non sono le misure annunciate ma la credibilità».

«Il problema dell’Italia è la mancanza di credibilità sulle misure annunciate nei giorni scorsi dal governo». A fine giornata svuota il sacco la neo direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, che assisterà tecnicamente il nostro Paese ad attuare le riforme necessarie per la riduzione del debito pubblico, come «volontariamente» richiesto dal governo Berlusconi.

I 20 Grandi rassicurano. Breve tregua in Borsa

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Betta Salandra

ECONOMIA. Il comunicato di Washington promette azioni incisive contro la crisi. Rimbalzano i titoli finanziari in tutto il mondo nonostante il declassamento delle banche greche da parte di Moody’s.

Non se la sono sentiti di chiudere la “cena dei potenti” senza mandare un segnale al mondo, specie quello finanziario. Non alla fine di una giornata, come quella di giovedi, che in molti ricorderanno negli anni per il panico diffuso e i crolli delle borse in ogni dove. Così, anche se non previsto, i “grandi” 20 hanno rilasciato un comunicato che affronta i problemi principali sul tavolo.

«G20, uso emergenziale delle riserve alimentari»

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Dina Galano

INTERVISTA. Per Riccardo Sensi di ActionAid, il summit dell’Agricoltura in corso a Parigi dovrebbe «riaprire a politiche pubbliche». Gli stock di cibo sono «strumenti sani di controllo dei prezzi».

I ministri dell’Agricoltura del G20 sono alla ricerca di soluzioni alla volatilità dei prezzi dei generi alimentari. A Parigi, oggi e domani, la riunione del Grandi si accompagna a preoccupazione e aspettative. I prezzi delle materie prime agricole, dopo la crisi alimentare del 2007/2008, sono tornati a salire e continueranno a soffrire la maggiore incidenza dei cambiamenti climatici sull’agricoltura da un lato, l’invadenza dell’interesse finanziario dall’altro.

«Il G20 dell’Agricoltura freni le speculazioni»

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Susan Dabbous

ALIMENTAZIONE. Prezzi elevati e volatilità nei mercati dei beni continueranno a caratterizzare il prossimo decennio. Ecco il monito dell’Onu in vista del summit del 22 e 23 giugno a Parigi.

Prima o poi doveva arrivare anche in Europa il momento di fare i conti con la siccità. Caso ha voluto quest’anno che la calamità abbia colpito proprio la Francia che ospita il G8 e il G20. Risolti i grandi temi di politica estera nel vertice dei capi di Stato e di governo che si è tenuto il mese scorso a Deauville, ora si aprono i tavoli tematici.

Forum Asia-Pacifico, il brutto primato del Pil

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Bruno Picozzi

MONDO. Dopo il G20 di Seul, si chiude oggi a Yokohama, in Giappone, il summit di ben ventuno Paesi affacciati sul grande oceano disteso tra Americhe e Asia, dall’Australia alla Malesia, dal Canada al Perù, per una potenza muscolare pari al 53 per cento del Prodotto interno lordo globale. Presenti anche i presidenti Hu Jintao e Obama. Ma di ambiente e qualità della vita non si parla.

Divise e tempeste! Sembra una bestemmia bretone ed è invece il tormentone finanziario dell’autunno, l’intreccio diplomatico che sta monopolizzando le agende di tutti i grandi confronti internazionali, dal Consiglio europeo di fine ottobre al G20 dei capi Stato e di governo terminato appena due giorni fa. La cosa attualmente è oggetto di discussione a Yokohama, in Giappone, al 22esimo vertice del forum di cooperazione economica Asia-Pacifico (Apec) che si chiude oggi.

Mercati, la paura dilaga. L’Europa aiuterà l’Irlanda

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Susan Dabbous

UNIONE EUROPEA. Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Spagna dal G20 assicurano: pronti tutti gli strumenti necessari per un eventuale salvataggio. Un segnale per ripristinare la fiducia verso Dublino.

Dublino come Atene. Il debito degli Stati più indebitati fa innervosire le borse e l’Unione europea corre ai ripari. Così ieri ha fatto quadrato attorno all’Irlanda per assicurare che ci sono «tutti gli strumenti necessari» per un eventuale “salvataggio”.

Valute, stop alla guerra

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Bruno Picozzi da Seul

COREA DEL SUD. Il vertice si conclude solo con un generico impegno alla liberalizzazione del commercio. Soddisfatti i Venti Grandi. Ma i Paesi poveri denunciano: non stati rimossi gli ostacoli per accedere ai mercati.

La montagna del G20 partorì il topolino. Riuniti a Seul tra «grandi aspettative e aspre dispute», come scrive il Dong-a Daily, i grandi del pianeta avrebbero dovuto affinare e materializzare la nuvolaglia di buoni propositi espressi a fine ottobre dai ministri delle Finanze convenuti a Gyeongju. La sfida della diplomazia è stata persa, facendo fallire persino le trattative per un accordo bilaterale con gli Usa. «Condividere la crescita oltre la crisi» era il grido di battaglia di questo vertice.

Il G20, e quella mano di Smith

Luca Bonaccorsi

IN FONDO. Non è mai stato così chiaro (e ieri a Seul lo era, eccome) che quella mano “invisibile” è assai svelta nel proteggere il portafogli del singolo Adamo, ma molto meno solerte quando si tratta degli interessi generali, ove per generali si intenda “sistemici”.

Non è mai stato così chiaro (e ieri a Seul lo era, eccome) che quella mano “invisibile” è assai svelta nel proteggere il portafogli del singolo Adamo, ma molto meno solerte quando si tratta degli interessi generali, ove per generali si intenda “sistemici”. Non è questione di buoni e cattivi, piuttosto di un sistema che ha sempre faticato ad autoriformarsi. Non sono infatti propriamente “cattivi” gli americani che stanno inondando il pianeta di dollari.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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