E' giallo sul sepolcro del raìs “miscredente”

large_to150205trv_580.jpg
Emanuele Milanese

LIBIA. Si sa soltanto che Muhammar Gheddafi è stato sepolto nel deserto. Il nuovo mufti di Libia ha vietato che fosse trattato da “martire”. Si potrà ricordare ma non venerare.

Tutto quello che si sa sul destino di Muammar Gheddafi è che è sepolto nel deserto. Resta un giallo non solo la località in cui è avvenuta la sepoltura, ma anche su come sia stata eseguita e sul fatto che sia stata celebrata secondo il rituale islamico, che prevede una procedura molto precisa. Gheddafi auspicava, nel caso di morte, una sepoltura da martire dell’Islam. Solo così il rituale prevede che il corpo non sia lavato dal sangue versato sul campo e sia sepolto con gli abiti che indossava al momento del martirio.

«Proclamiamo la liberazione». Oggi Tripoli cambia pagina

4MNB_SRequestManager.exe_.jpg
Susan Dabbous

LIBIA. Il Consiglio nazionale di transizione si prepara al dopo raìs. Sulla sua morte la moglie chiede l’apertura di un’inchiesta Onu. La Nato si prepara alla chiusura della missione militare.

La quiete dopo i festeggiamenti. Tripoli si è svegliata in un surreale silenzio nel primo venerdì senza il Colonnello Muammar Gheddafi da 42 anni, mentre dal resto Paese iniziavano a confluire i ribelli verso la capitale venuti a rivendicare gli onori che gli spettano come eroi nazionali.

L’esecuzione di Gheddafi chiude la partita

cMNB_SRequestManager.exe_.jpg
Francesca Gnetti

LIBIA. Termina con la morte del dittatore la guerra a cui ha partecipato anche l’Italia. La fine ingloriosa del raìs sigilla il conflitto.

Sirte liberata. Muammar Gheddafi catturato. Anzi no, morto. Le voci sulla vittoria dei ribelli libici si rincorrono precipitosamente, fino alla conferma del Consiglio nazionale di Transizione (Cnt): il colonnello è stato ucciso durante la battaglia per la presa di Sirte, principale bastione della resistenza lealista. In tutte le città della Libia, da Tripoli a Misurata, da Bengasi -dove tutto è cominciato- a Sirte -dove adesso tutto sembra concludersi- migliaia di persone sono scese in strada a festeggiare la fine di oltre quarant’anni di regime del colonnello.

Petrolio, la guerra per evitare la nazionalizzazione

petrolio.jpg
Alessandro De Pascale

WIKILEAKS. I cable riservati della diplomazia Usa rivelano che Gheddafi stava gettando le basi per cacciare di nuovo le aziende straniere dalla Libia.

Attaccare la Libia per evitare la nazionalizzazione dei pozzi di petrolio. Potrebbe essere questa la causa dell’intervento occidentale a Tripoli. La dirompente rivelazione è contenuta nei cable riservati della diplomazia statunitense diffusi da Wikileaks. A scriverli, tra il 2009 e il 2010, sono diverse ambasciate europee, a partire da quella di Tripoli. La prima volta che se ne parla è all’inizio del 2009.

Leptis Magna sos, sito libico da salvare

pag. 4 Teatro di Leptis Magna.jpg
Maria Luna Moltedo (Inserto Domenicale)

ARCHEOLOGIA. Storia e importanza di una antica e influente città della Libia ormai presente nella lista dei patrimoni dell’umanità segnalata dall’Unesco. La zona archeologica è abbandonata e incustodita dopo la guerra civile che ha piegato il regime di Gheddafi.

Leptis Magna (nelle iscrizioni anche: Lepcis Magna, per i Fenici Lebdah) fu un’antica e influente città della Libia, fiorita prima sotto i Cartaginesi e poi sotto i Romani. La città, che dal 1982 figura nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco, era una delle tre che hanno dato il nome alla Tripolitania. La città venne fondata da coloni fenici intorno al 1100 a.C., anche se non riuscì a diventare una potenza nel Mar Mediterraneo orientale prima del IV secolo a.C.

La battaglia finale a Sirte. A Tripoli Erdogan incita i ribelli

MNB_SRequestManager.exe_.jpg
Joseph Zarlingo

LIBIA. Mentre nella città natale di Muammar Gheddafi si combatte per espugnare l’ultima roccaforte del Colonnello, nella capitale il premier turco offre il suo appoggio per la ricostruzione.

Con un ardito collegamento tra passato e futuro, Tayyip Recep Erdogan ha fatto tornare la bandiera turca sul suolo libico. Un secolo dopo l’inizio della guerra italo-turca (settembre 1911), ha reso omaggio a Omar al Mukhtar, l’eroe della resistenza libica impiccato dai fascisti nel 1931, con un discorso a Bengasi sulla tomba del “Leone del deserto”.

Il fantasma ottomano turba i sonni di Parigi e Londra

MNB_SRequestManager.exe_.jpg
Lucio Racano

DOPO GHEDDAFI. Nicolas Sarkozy e David Cameron in visita ufficiale in Libia promettono soldi e sviluppo. Ma gli occhi restano punatati sull’arrivo del premier turco Tayyip Erdogan previsto oggi.

A Tripoli, a Tripoli. Come Lawrence d’Arabia che portava le sue truppe beduine ad Aqaba per liberarla dagli ottomani, il premier britannico, David Cameron, e il presidente francese, Nicolas Sarkozy, sono arrivati nella capitale libica, primi capi di Stato e di governo occidentali dalla caduta di Muammar Gheddafi.

Nella lotta al terrorismo Gheddafi alleato di Cia e MI6

Gheddafi-sempre-più-solo.jpg
Joseph Zarlingo

RETROSCENA. Uno studio dell’Ong Human Rights Watch rivela la collaborazione tra le intelligence occidentali e quelle libiche in occasione delle extraordinary renditions.

C'è un passato scomodo che torna dagli archivi libici. È quello della collaborazione tra l’MI6, il servizio segreto britannico, la Cia e l’intelligence del nemico di oggi, Muhammar Gheddafi. Le prove di questa collaborazione sono emerse da alcuni documenti ritrovati a Tripoli, secondo il quotidiano britannico The Guardian, da un gruppo di ricercatori della Ong Human Rights Watch. Tra questi, una lettera attribuita a sir Marcus Allen, ex direttore del ramo antiterrorismo dell’MI6, all’allora capo dello spionaggio della dittatura libica, Moussa Koussa.

Siria, oltre dieci morti e le proteste dilagano

AP110902113114.jpg
Susan Dabbous

PRIMAVERA ARABA. “Meglio la morte che l’umiliazione”, questo lo slogan del 26esimo venerdì di manifestazioni anti Assad. A Damasco prima marcia femminile vicino al palazzo presidenziale.

Sarà che era il primo venerdì dopo l’Eid, la festa di fine Ramadan, o più banalmente sarà stata l’euforia per la fine di Gheddafi in Libia, ma ieri in Siria le manifestazioni anti regime sono state diverse, più diffuse e più partecipate. Sono almeno tre gli elementi di distinzione rispetto alle scorse settimane. Innanzitutto la diretta che al Jazeera è riuscita trasmettere (non si sa come) da Idleb, città fortemente colpita dal regime nel mese di giugno.

Libia, la fuga senza fine del Colonnello Gheddafi

large_to290810pol_0010.jpg
Emanuele Giordana

MAGHREB La caccia al raìs continua. L’opinione dello storico Angelo Del Boca, biografo del Colonnello: un uomo non senza qualità.

La caccia continua ma Gheddafi è ancora uccel di bosco mentre conferme e smentite si inseguono sulla morte del figlio Khamis, capo della temutissima trentaduesima brigata. Quanto al raìs, sarebbe fuggito verso Sud, a Sabha, nel Fezzan.
 

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31
OpinioneIl precariato nella tragedia della Concordia
da pietro ancona
 - 15/01/2012 - 12:29