Giappone no nuke? Sì, anzi no. Il cerchiobottismo di Tokyo

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Bruno Picozzi

SOL LEVANTE. Il neo premier Yoshihiko Noda vuole seguire le orme del suo predecessore e ridurre la dipendenza dall’atomo ma fino a un certo punto. Il pressing delle aziende si fa sentire.

No al nucleare. Anzi, sì ma anche no. Insomma facciamolo, ma facciamo anche il contrario. Il nuovo premier Yoshihiko Noda, sesto leader di governo a Tokyo negli ultimi cinque anni, dopo nemmeno due settimane di incarico è già riuscito a disfare e rifare la controversa tela di Penelope della politica energetica nazionale. Ieri, nel suo primo discorso al Parlamento, ha cercato di dare soddisfazione al crescente sentimento antinuclearista che sta invadendo il Paese in forma di affollati raduni, pubbliche manifestazioni e scioperi della fame.

Non si rimargina la ferita del dramma di Fukushima

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Andrea Pira

SOL LEVANTE. A sei mesi dallo tsunami del marzo scorso che ha scosso la vocazione nuclerista del Paese non si placano le proteste. E sette gapponesi su dieci si dicono contrari all’atomo.

Per settimane Yukio Edano è stato il volto del governo giapponese davanti un Paese che chiedeva certezze sulla gestione del disastro alla centrale nucleare di Fukushima, devastata dal cataclisma che l’11 marzo si abbatté sul nordest del Giappone.

La mattanza dei delfini in nome della tradizione

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Alessio Nannini

GIAPPONE. Come ogni anno inizia a settembre la caccia ai cetacei nel villaggio di Taiji: una brutalità legittimata nel nome del folklore e degli affari. In tutto il mondo si registrano iniziative di protesta verso l’orrenda pratica secolare.

Ieri primo giorno di settembre è iniziata in Giappone, più precisamente nel piccolo paese di Taiji, la tradizionale caccia ai delfini. In coincidenza con essa in Occidente e, va detto, soprattutto in Italia, è partita la mobilitazione; addirittura il nostro governo ha presentato una protesta formale per questa che più che una corsa alla cattura del cetaceo è una mattanza.

Il Giappone cambia premier e spera nell’effetto Noda

Junko Terao

SOL LEVANTE Il ministro delle Finanze batte contro ogni previsione l’ex titolare degli Esteri Seiji Maehara dato per favorito. Si chiude l’era opaca di Naoto Kan che oggi di dimette.

Contro ogni previsione, secondo cui il favorito era l’ex ministro degli Esteri Seiji Maehara, il ministro delle Finanze Yoshihiko Noda si è aggiudicato la poltrona di presidente del Partito democratico giapponese.

L’ultimo desiderio di Kan. L’energia del sole e del vento

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Bruno Picozzi

GIAPPONE. Lascia il quinto leader di governo in meno di cinque anni. Dimettendosi ha saputo indirizzare il Paese verso un futuro più sostenibile. L’obiettivo è il 20% di fonti rinnovabili entro il 2020.

Il suo nome resterà legato per sempre sia alla pessima gestione della crisi di Fukushima, sia al grande insegnamento che la sua parte politica ha tratto dal disastro: uscire rapidamente dal nucleare e abbracciare con decisione le energie rinnovabili. Scelta assolutamente impensabile in Giappone fino a sei mesi fa.

Tramonto sul Sol Levante. Il premier si dimette

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Junko Terao

GIAPPONE. Moody’s taglia il rating sul debito sovrano nipponico mentre Naoto Kan dopo mesi di agonia si prepara a lasciare inseguito da polemiche e sondaggi negativi. Favorito Seiji Maehara.

La notizia era nell’aria da giorni e ieri è arrivata la conferma: Seiji Maehara, ex ministro degli Esteri del governo Kan, è ufficialmente in gara per la presidenza del Partito democratico e quindi, per una tradizione ormai consolidata che vuole il capo del partito di maggioranza alla guida del governo, per la carica di primo ministro.

Trovati fanghi radioattivi a 100 km da Fukushima

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Marco De Vidi

GIAPPONE. Enormi eccessi di radiazioni rilevati nei residui degli impianti di depurazione delle acque. Intanto riapre il reattore 3 della centrale di Tomari: il primo a riprendere l’attività.

Alti livelli di cesio radioattivo sono stati rilevati in un fosso a Aizuwakamatsu, città a 100 km a ovest di Fukushima. Si tratta di fanghi che provengono dagli impianti di depurazione delle acque. Secondo gli standard di sicurezza imposti dalle autorità nipponiche i fanghi contaminati possono essere trasportati nelle discariche e interrati solo se hanno valori dell’isotopo inferiori agli 8.000 becquerel per kg. In questo caso si sono registrati valori di 186mila becquerel.

Un incubo dopo l’altro, Fukushima alluvionata

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Diego Carmignani

GIAPPONE. Morti, dispersi e 400mila evacuati nella regione devastata dallo tsunami ora colpita dalle pesanti piogge. E nella centrale nucleare la preoccupazione è rivolta ai fanghi radioattivi.

Almeno un morto, numerosi dispersi e 400mila evacuati. Tutto questo in Giappone, nella regione di Fukushima. Ma a portare la catastrofe stavolta non è stato lo tsunami, né una fuga radioattiva dalla centrale. Bensì una disastrosa ondata di maltempo che sta interessando l’area. Sull’arcipelago piove ininterrottamente ormai da cinque giorni e molti fiumi sono usciti fuori dagli argini, inondando strade e abitazioni.

Giappone, cresce ancora il fronte antinuclearista

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Paolo Tosatti

ATOMO. L’ultima a scendere in campo è stata ieri l’insospettabile prefettura di Fukui, il maggiore “distretto nucleare” del Paese. Sempre più in difficoltà l’esecutivo del premier Kan.

Esattamente un mese fa il ministro dell’Industria Banri Kaieda lo aveva definito uno dei quattro pilastri energetici del Giappone, ribadendo davanti all’intera comunità internazionale la ferma volontà del suo governo di continuare a considerarlo come un motore fondamentale per lo sviluppo del Paese nonostante l’incidente di Fukushima.

Terre rare, il Giappone scopre nuovi giacimenti

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Paolo Tosatti

RISORSE. Un team di ricercatori dell’università di Tokyo ha annunciato di aver individuato nel fondale dell’Oceano Pacifico la più grande riserva di rare earths mai trovata, pari a 1.000 miliardi di tonnellate.

Un tesoro nascosto sul fondo del mare, sepolto sotto metri e metri di fango ma a disposizione di chiunque riuscirà a metterci le mani sopra. Una scoperta che potrebbe cambiare per sempre gli equilibri di forza tra le grandi potenze e modificare sensibilmente gli assetti economici globali, rendendo disponibili a buon mercato risorse fino a ieri rare, non solo di fatto ma anche nel nome.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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