Per il Cogresso la Bp è colpevole del disastro

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Emanuele Bompan

MAREA NERA. L’uragano Lee ha trascinato sulle coste agglomerati di petrolio. Nuova fuoriuscita in Louisiana, stavolta è di un pozzo Chevron.

Colpevole di negligenza, inadeguatezza e avidità. Per gli investigatori federali della commissione nominata dal Congresso, la Bp è pienamente responsabile del disastro del pozzo di Macondo e dell’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. La Bp, fuori budget per decine di milioni di dollari, decise di tagliare costi e tempi. I rischi quindi sono stati presi consapevolmente, a sostenerlo è la Coast guard and bureau of Ocean energy management, che ha svolto le indagini per conto del parlamento Usa.

Bombe a orologeria nel Golfo del Messico

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Federico Tulli

L'INTERVISTA. Esce in Italia Un mare in fiamme di Carl Safina, libro-inchiesta sul disastro petrolifero nel Golfo del Messico. Con lui anticipiamo i temi del suo intervento al festival Pordenonelegge.

Nell’estate del 2010, un’enorme marea di petrolio fuoriuscita dal pozzo Macondo in seguito all’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon della British Petroleum, si è riversata sulle coste del Golfo del Messico dando luogo al più grande disastro ecologico della storia.

Golfo, allarme greggio. Si temono nuove perdite

Marco De Vidi

DEEPWATER Inquietanti chiazze di idrocarburi sono comparse nel mare di fronte al Messico a poca distanza dalla piattaforma della Bp che un anno fa provocò il gravissimo danno ambientale

Vaste chiazze di idrocarburi sono comparse nel Golfo del Messico a circa due chilometri dal pozzo Macondo, gestito dalla compagnia petrolifera British Petroleum. Sembra non si tratti di residui della fuga di petrolio di un anno fa, ma di perdite recenti. Quindici mesi fa, il 20 aprile 2010, l’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon causò il danneggiamento del pozzo e una ingente fuoriuscita di greggio, portando al più grave disastro ambientale della storia americana.
 

Alberta, da greggio a lattine. La raffineria Bp sotto accusa

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Camilla Minarelli

PETROLIO. Secondo uno studio dell’Univerfsità del Kentucky, esistono rilevanti problemi ambientali connessi all’utilizzo del pet-coke. Senza contare i numeri legati al mancato riciclo.

Ogni anno negli Usa vengono utilizzate circa 100 miliardi di lattine, quasi una al giorno per persona. Cherry Point, raffineria di British Petroleum, ha un ruolo fondamentale nella produzione di queste lattine. Oltre ad essere il più grande complesso di raffinazione dello stato di Washington, Cherry Point fornisce carburante, benzina e diesel, alla costa occidentale del Nord America impiegando il petrolio dei depositi di sabbie bituminose nell’Alberta settentrionale, in Canada.

Il futuro dei nostri mari tra pesca ed effetto serra

scienza.
Alessio Nannini

AMBIENTE. Nel corso della Giornata mondiale degli oceani è stato fatto il punto sulla situazione. Disastri industriali, turismo e sfruttamento delle risorse ittiche minacciano la biodiversità.

Non è stato di certo un anno da incorniciare per il Pianeta Blu: dalle disastrose conseguenze dell’incidente sulla piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, alle perdite in mare di acqua radioattiva dalla centrale nucleare di Fukushima, ciò che poteva peggiorare le condizioni dell’ecosistema marino si è concretizzato.

Viaggio nel Golfo del Messico un anno dopo la marea nera

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Emanuele Bompan da Grand Isle Foto di Giada Connestari

REPORTAGE. Terra torna nell’area di New Orleans, colpita dalla più grande fuoriuscita di greggio della storia. Tra biodiversità marina a rischio, economia e pesca distrutte e residenti ammalati.

Dove è finito il petrolio? Quali conseguenze avrà sull’ecosistema? Mike Weigel sorride impugnando il timone della lancia del Wildlife&Fishery Department, che tutela la pesca e la fauna della Louisiana. Evita accuratamente di rispondere alla domanda che tutti si pongono quando si parla del più grande disastro petrolifero mai avvenuto: la fuoriuscita di 5 milioni di barili di petrolio dal pozzo della piattaforma Deep Water Horizon, esplosa il 20 aprile 2010.

Golfo del Messico, usciva anche metano dal pozzo

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Emanuele Bompan

USA Secondo uno studio 500mila tonnellate del potente gas serra sono finite sui fondali. Intanto una compagnia controllata da Bp ottiene il primo permesso per una piattaforma offshore

 

Il disastro nel Golfo? Per risparmiare soldi

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Betta Salandra

INCHIESTA. Bbc anticipa stralci dell’inchiesta governativa Usa sul disastro del pozzo Macondo. Durissime le accuse alle tre aziende coinvolte: «Errori tecnici nel tentativo di ridurre i costi».

«L'esplosione non è stata la conseguenza di una serie di decisioni disgraziatamente sbagliate, prese da manager e dipendenti statali cattivi, che non potevano essere previste e che non dobbiamo aspettarci si ripetano. Piuttosto, alla radice vi sono cause sistemiche e, in assenza di riforme significative nelle procedure del settore e nelle politiche governative di controllo, potrebbero ripetersi».

Continua la corsa alle estrazioni ad alto rischio

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Emanuele Bompan

PETROLIO. Proseguono gli investimenti e le perforazioni ultra profonde nel Golfo del Messico e a largo di Cuba, nonostante la moratoria Usa. Gli ambientalisti: «L’unica trivellazione buona è quella non eseguita».

«Un nuovo pozzo in acque ultra profonde sta per essere trivellato nel mare del Golfo del Messico». A dare l’annuncio è il governo di Cuba, che assegnerà l’appalto alla compagnia spagnola Repsol, che già aveva svolto gli scavi esplorativi nel 2004.

I numeri del disastro Bp

Alessio Nannini

SU SCIENCE. Secondo quanto calcolato da una ricerca indipendente della Columbia University, la quantità di petrolio finito nel golfo del Messico è di 4,4 milioni di barili. Pari alla cubatura di circa 400 piscine olimpiche.

La rivista Science ha pubblicato nel suo ultimo numero i risultati di una ricerca sulla dispersione di greggio in seguito all’esplosione nella piattaforma Deepwater Horizon, avvenuta ormai cinque mesi fa. Si tratta della prima stima indipendente dalle due parti coinvolte, ossia il governo americano e British Petroleum, condotta infatti dai ricercatori dell’Osservatorio Terrestre Lamont-Doherty della Columbia University.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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