Papandreou agli sgoccioli. Ora governo di unità nazionale

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Ellis Pirakis

GRECIA. Il voto di fiducia della scorsa notte ottenuto in Parlamento al piano di aiuti alla Ue ha tutto il sapore di un’onorevole uscita di scena. La Grecia verso una coalizione guidata da un tecnico.

Il referendum greco sulle misure anti crisi concordate con l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale non ci sarà. La marcia indietro di Atene sulla consultazione popolare da tenersi entro dicembre è stata annunciata ieri dal ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos. Già mercoledì il responsabile dell’economia ellenica era stato il primo a rompere l’intesa sulla proposta avanzata lunedì dal premier, Georgios Papandreou, che aveva gettato nel panico i mercati.

Grecia/crisi, il giovedì nero di Georgiou Papandreu

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Enrico Campofreds

ATENE. Marcia indietro clamorosa e a sorpresa del premier: il referendum popolare sugli aiuti dell’Europa non si farà più. Ora c’è chi vuole la sua testa. Ma le dimissioni restano nel cassetto.

Peggio delle fibrillazioni delle Borse le notizie provenienti dai palazzi ateniesi hanno registrato altalenanti colpi di scena su cui la speculazione finanziaria può ulteriormente giocare. Il premier greco Georgiou Papandreu ha innescato una retromarcia disdicendo quel eferendum popolare sugli aiuti dell’Europa che aveva lanciato quarantott’ore prima e che aveva provocato il catastrofico sisma dei mercati internazionali.

Il referendum sulla crisi infiamma la Grecia (e l’Ue)

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Tiziana Guerrisi

EUROZONA. La proposta di Papandreu piace al Parlamento di Atene. Meno a Parigi, Londra o Bruxelles. Per Zoellick (World Bank) è un «lancio di dadi». Barroso si appella all’unità del Paese.

Il referendum popolare greco sulle misure di austerity chieste da Bruxelles, nel tentativo di un ultimo salvataggio in extremis della Grecia, ci sarà forse già il 4 o l’11 dicembre. Ma intanto da Bruxelles e non solo arrivano reazioni stizzite per una decisione che complica il quadro e innervosisce non poco le borse: anche quelle asiatiche ieri hanno segnato un evidente calo seguendo la scia dei crolli delle Piazze europee e di Wall Street.

A Cannes il giorno della verità per l’Italia

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Luca Bonaccorsi

MERCATI. Grande attesa per le misure che presenterà il governo Berlusconi. Dopo l’annuncio choc del referendum greco, è a Roma che si decide il futuro dell’euro, dell’Europa e della recessione.

Davvero tante le questioni sul tavolo del G20 oggi a Cannes. In cima alla lista, sebbene non la più importante, c’è il referendum a sorpresa indetto da Papandreu. Ieri in serata circolava la notizia che l’Ue avesse deciso di bloccare l’erogazione della sesta tranche del prestito ad Atene (fino all’esito dell’ipotetico referendum).

Per la Ue la Grecia può farcela. Ad Atene il corteo isola i “neri”

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Emanuele Milanese

CRISI. Ennesima giornata di incidenti nella capitale mentre il Parlamento vota nuove misure di Austeriy. La manifestazione espelle gli “incappucciati”. Infarto stronca uno dei dimostranti.

Dunque anche in Grecia si era ripetuto l’altro ieri una sorta di 15 ottobre romano. Interpretando a loro modo la rabbia e la frustrazione di migliaia di persone, un gruppo di “incappucciati” aveva attaccato le forze dell’ordine schierate a difesa del Parlamento con mazze, razzi e molotov.

La Grecia è in fiamme. Assalto al Parlamento

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Emanuele Milanese

AUSTERITY. Lo sciopero di due giorni proclamato contro le misure sempre più dure decise dal governo Papandreu si trasforma in battaglia. Alla vigilia del voto di oggi sulla manovra in Aula.

Oltre centomila persone hanno marciato ieri sul parlamento di Atene che oggi dovrebbe votare l’ennesimo pacchetto di Austerity già varato dal governo ma in attesa del confronto parlamentare su cui Papandreu ha cercato invano anche la convergenza dell’opposizione (che voterà contro).

Europa, al via la riforma della governance economica

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Andrea Pira

CRISI. I ministri delle Finanze della Ue promuovono il cosiddetto six pack, il pacchetto di misure per rafforzare il Patto di stabilità e la crescita nell’area euro. Rinvio per la Grecia.

Luce verde anche da parte dei ministri delle Finanze della Ue (Ecofin), riuniti ieri a Lussemburgo, al cosiddetto six pack, il pacchetto di misure per la riforma della governance economica europea, nel cui cuore sta il rafforzamento del Patto di stabilità e crescita. I 27 ministri hanno dato il loro ok ufficiale all’accordo stretto dal Consiglio Ue con il Parlamento europeo, approvato a Strasburgo lo scorso mercoledì.

Berlino salva l’euro, ma Atene protesta contro i nuovi tagli

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Tiziana Guerrisi

UNIONE EUROPEA. Il Parlamento tedesco approva l’aumento del Fondo salva Stati a 440 miliardi di dollari. Il testo oggi sarà al vaglio della Camera alta. Soddisfatta Bruxelles.

L'attesa approvazione del Bundestag tedesco sulla riforma del fondo salvastati, determinante per garantire ulteriori aiuti alla Grecia e scongiurarne il default, è arrivato ieri con una larga maggioranza proprio mentre ad Atene in migliaia erano in piazza per protestare contro l’ipotesi di nuovi pesantissimi tagli.

I 20 Grandi rassicurano. Breve tregua in Borsa

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Betta Salandra

ECONOMIA. Il comunicato di Washington promette azioni incisive contro la crisi. Rimbalzano i titoli finanziari in tutto il mondo nonostante il declassamento delle banche greche da parte di Moody’s.

Non se la sono sentiti di chiudere la “cena dei potenti” senza mandare un segnale al mondo, specie quello finanziario. Non alla fine di una giornata, come quella di giovedi, che in molti ricorderanno negli anni per il panico diffuso e i crolli delle borse in ogni dove. Così, anche se non previsto, i “grandi” 20 hanno rilasciato un comunicato che affronta i problemi principali sul tavolo.

Braccia e cervelli cercasi. Il governo recluta gli stranieri

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Bruno Picozzi

GERMANIA. Con l’invecchiamento della forza lavoro interna e l’esodo dei laureati, l’esecutivo Merkel cerca di attirare i giovani che in Grecia, Spagna e Portogallo annaspano tra le onde della crisi.

La locomotiva Germania rallenta ma già lavora per assicurarsi il futuro. In crisi di manodopera specializzata, Berlino strizza l’occhiolino alla crisi finanziaria che lascia fuori dal mercato migliaia di giovani lavoratori in tutta Europa. Secondo la Bundesagentur für Arbeit, l’Agenzia federale tedesca per l’impiego, al ritmo attuale il Paese potrebbe perdere in due decenni ben 5 milioni di lavoratori, per una buona metà qualificati.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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