«Stiamo vincendo la guerra». L’ottimismo di Leon Panetta

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Emanuele Giordana

AFGHANISTAN. Visita lampo del capo del Pentagono che vede il bicchiere mezzo pieno: «Resteremo anche dopo il 2014». Pure l’Italia fa i conti sul suo ritiro. Che non si sa quando inizierà.

Il Segretario alla Difesa americano Leon Panetta, in visita in Afghanistan, è tranquillo e sereno. Il ministro italiano Di Paola, in visita a Palermo, anche. Entrambi pensano che in Afghanistan tutto stia andando per il suo verso. Per motivi differenti. Panetta è certo che «stiamo vincendo questo difficile conflitto». Chi si contenta gode, verrebbe da dire. Di Paola conferma il ritiro dei nostri soldati ma non dice quando. C’è tempo.

Tutti gli interrogativi sul futuro della Libia

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Gianna Pontecorboli

ANALISI. La Nato annuncia a fine ottobre il termine della missione nel Mediterraneo e Obama conferma che entro il 2011 lascerà l’Iraq. Ma il domani, a Tripoli e a Bagdad, resta pieno di incognite.

Giovedì mattina, le immagini di Gheddafi sanguinante hanno lasciato l’America e il Palazzo di Vetro dell’Onu sollevati, e insieme  inorriditi e perplessi. E venerdì, la Nato ha annunciato in via preliminare che la missione in Libia terminerà alla fine di ottobre. Poche ore dopo il presidente Obama annunciava il ritiro completo delle truppe americane da Bagdad.

L’esecuzione di Gheddafi chiude la partita

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Francesca Gnetti

LIBIA. Termina con la morte del dittatore la guerra a cui ha partecipato anche l’Italia. La fine ingloriosa del raìs sigilla il conflitto.

Sirte liberata. Muammar Gheddafi catturato. Anzi no, morto. Le voci sulla vittoria dei ribelli libici si rincorrono precipitosamente, fino alla conferma del Consiglio nazionale di Transizione (Cnt): il colonnello è stato ucciso durante la battaglia per la presa di Sirte, principale bastione della resistenza lealista. In tutte le città della Libia, da Tripoli a Misurata, da Bengasi -dove tutto è cominciato- a Sirte -dove adesso tutto sembra concludersi- migliaia di persone sono scese in strada a festeggiare la fine di oltre quarant’anni di regime del colonnello.

La guerra non dichiarata tra Pakistan e Stati uniti

Emanuele Giordana

GEOPOLITICA. L'approvazione di un pacchetto di aiuti economici per un miliardo di dollari che foraggia il Counter-Insurgency Capability Fund contiene una postilla che obbliga ad un atteggiamento più duro contro i talebani.

Al Senato americano è stato votato alcuni giorni fa un pacchetto di aiuti economici al Pakistan per un miliardo che foraggia il Pakistan Counter-insurgency Capability Fund. L’approvazione però contiene una postilla che condiziona l’aiuto a un più duro atteggiamento del Pakistan contro il cosiddetto Haqqani network, la fazione talebana più vicina ad Al Qaeda. Gli americani, che sul Pakistan hanno usato a volte il pungo di ferro, a volta il guanto di velluto, sembrano adesso molto intenzionati a privilegiare il primo.

Pacifisti d’Italia, una attiva galassia

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Luca Coppola

PACE. Siamo al sesto posto tra i Paesi che finanziano le missioni militari all’estero e partecipiamo attualmente a 29 missioni in 21 realtà internazionali, nonostante la nostra Costituzione ripudi la guerra. Ma ci sono anche tante esperienze, a iniziare da Emergency e Tavola per la Pace, che vanno in direzione opposta.

Settembre 2011. Giovani tunisini che si lanciano da un parapetto del centro di prima accoglienza di Lampedusa. L’esecuzione negli Stati Uniti di un condannato a morte probabilmente innocente. L’assassinio in Afghanistan da parte dei talebani dell’ex presidente Rabbani, dal 2010 a capo dell’organismo nato per trattare la pacificazione.
 

Perugia-Assisi, oggi in marcia per la pace

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Valentino Coppi

MOBILITAZIONE. A partire dalle 9 il grande corteo contro ogni forma di violenza e di guerra. In piazza associazioni, sindacati, enti locali, partiti. I Verdi: «L’Italia tagli le ingenti spese militari».

Il gran giorno è arrivato: oggi la Marcia della Pace compie cinquant’anni, e la partecipazione si annuncia davvero straordinaria. Centinaia le associazioni in campo, mobilitati partiti, istituzioni locali, comitati, movimenti non violenti. Decine di migliaia le persone che saranno in piazza: filo conduttore, lo stop alle guerre e il drastico taglio delle spese militari a livello planetario.

Yemen senza via d’uscita. A Sana’a è guerra nelle strade

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Lettera22

ARABIA INFELIX. Per il quinto giorno consecutivo si è combattuto nelle piazze della capitale. Almeno novanta le vittime. E l’accordo per risolvere la crisi continua a restare lettera morta.

Dallo scenario siriano, lo Yemen sta rapidamente precipitando verso quello libico. Ieri per le strade della capitale Sana’a si è consumato il quinto giorno consecutivo di battaglia tra le forze militari rimaste fedeli al presidente Ali Abdullah Saleh – al potere da 33 anni – e quelle legate ai movimenti di opposizione, guidate dal generale Ali Mohsen al-Ahmar, comandante della Prima brigata.

La guerra Usa contro le navi italo-iraniane

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Alessandro De Pascale

WIKILEAKS. Vari cable “segreti” svelano gli affari della Irital, joint-venture tra la Fratelli Cosulich e la Irisl degli ayatollah, sanzionata da Washington perché coinvolta nel trasporto di armamenti.

E' un vero e proprio braccio di ferro quello che si scatena nel 2008 tra il Dipartimento di Stato statunitense e la Farnesina. Al centro c’è la Irital, joint-venture tra lo storico armatore ligure Fratelli Cosulich (società fondata nel lontano 1857) e la compagnia statale di navigazione iraniana Irisl. Lo rivelano ben quattro cable, alcuni dei quali “segreti”, diffusi da Wikileaks, scritti a cavallo tra il 2008 e il 2010 dall’ambasciata Usa a Roma e inviati a Washington al Segretario di Stato con “priorità immediata”.

Via dalla guerra afgana. Ma il ritiro sembra abbandono

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Emanuele Giordana

AFGHANISTAN. Nella città manifesto di un degrado ambientale cui nessuno ha messo mano cresce il timore di una transizione difficile. E chi rischia di più sono i veri difensori della democrazia.

Nella città dolente le cose sembrano ripetersi ormai con una certa indolenza. Come se a Kabul tutti ormai fossero consci che il fattaccio è compiuto. Gli americani se ne vanno – 10mila quest’anno, 23mila l’anno prossimo – e gli europei stanno facendo le valige. “Via dalla pazza guerra” - per citare il libro con cui Alidad Shiri, un ragazzo che ha efficacemente raccontato la sua odissea di fuga dall’Afghanistan all’Italia - è quel che tutti pensano e nessuno dice. Dopo di che venga pure il diluvio.

La lezione di Kabul

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Flavio Lotti

AFGHANISTAN. Rientrata in Italia la delegazione pacifista che si è recata nel Paese in guerra per ascoltare un punto di vista inedito: quello degli afgani.

Sulle pagine di questo giornale ho spiegato, alcuni giorni fa, i motivi che hanno spinto la Tavola della pace e l’associazione americana Peaceful Tomorrows ad andare in Afghanistan. Volevamo incontrare i parenti delle vittime della guerra e spiegare loro che per noi non c’era differenza con quelle dell’11 settembre negli Stati uniti. Vorrei dunque adesso raccontare ai lettori di “Terra” le impressioni di questo viaggio, quel che ci siamo riportati a casa e una serie di proposte e di questioni che si sembrano ormai non più rinviabili.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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