Guerre in Asia. Scia di terrore in Afghanistan e Pakistan

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Emanuele Giordana

CONFLITTI. Ennesima giornata di violenze a Kabul con un attentato contro le forze Isaf. Una donna kamikaze si fa esplodere a Kunar. Ma anche nello Stato confinante si continua a morire.

Dopo l’attacco contro un compound di militari e funzionari occidentali a Kandahar - battaglia di 15 ore - ieri la violenza della guerra si è abbattuta su Kabul e su altre zone del Paese. Almeno 17 persone, tre civili, un poliziotto e 13 soldati stranieri, sono stati uccisi da un attentato kamikaze rivendicato dai talebani contro un autocarro americano di Isaf nella zona di Darulaman, dove ha sede il parlamento.

Tutte le guerre della rabbia e dell’orgoglio

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Emanuele Giordana

SECIALE 11/9. Prima le montagne dell’Hindukush. Poi il Paese dei due fiumi. Centotrentamila morti per combattere il terrorismo ed esportare la democrazia. Un bilancio amaro dieci anni dopo.

All’inizio fu l’Afghanistan. Le schermaglie con bin Laden erano ben precedenti e Washington aveva reagito bombardando Karthum e la frontiera afgano pachistana. Ma è l’11 settembre a dare il via all’operazione militare Enduring Freedom e alla guerra condotta da una “coalizione di volenterosi” tra cui l’Italia. Qualcuno – pochi, pochissimi – aveva messo in guardia. Non solo per motivi ideologici ma ricordando a militari e politici le lezioni della Storia: un posto maledetto, senza una pianta ma zeppo di anfratti.

Armi, guerre e pace: il paradigma Taiwan

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Bruno Picozzi da Taipei (Inserto domenicale)

ESTERI. E se si proibisse su scala internazionale la vendita di armamenti? È una buona utopia per evitare interventi armati contro gli ex alleati di ieri. Il caso della storia dell’isola di Formosa, ora diventata un ostacolo per avere fecondi rapporti con la Cina, è esemplare.

Per evitare la guerra dobbiamo smettere di vendere armi?”. Charles Glaser, autorevole professore di scienze politiche alla George Washington University, scrive un articolo in materia sulla rivista Foreign Affairs e il Wall Street Journal si pone la domanda in modo più che serio. Oggetto della discussione è la questione taiwanese ma di sicuro domande e risposte potrebbero essere ugualmente applicate a buona parte dei conflitti nel mondo.

Tutte le guerre del presidente Obama

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Emanuele Bompan

STATI UNITI. Arriva in libreria il nuovo volume del Pulitzer Bob Woodward. Uno spaccato della lotta intestina tra Pentagono e Casa Bianca che rivela una strategia in Afghanistan approssimativa e ideologica.

ll nuovo libro di Bob Woodward, il giornalista del Washington Post che insieme a Carl Bernestein rivelò nel 1972 i retroscena dello scandalo Watergate portando alle dimissioni di Richard Nixon, è uscito ieri nelle librerie americane.

Nove anni di sconfitte

Annalena Di Giovanni

ANALISI. Cambiano amministrazioni e strategie militari americane, ma il nervo scoperto resta la guerra rimandata all’Iran. Un interlocutore fondamentale per arrestare la guerra civile tra sunniti e sciiti in Iraq.

Quando, nove anni fa, le Torri gemelle non avevano ancora finito di bruciare e il presidente Usa puntava già ad attaccare l’Afghanistan come covo di Osama Bin Laden, i nostri telegiornali parlavano di “libertà duratura” per il Paese. Ma le sorti della presenza occidentale in Afghanistan sono cambiate: i taleban hanno preso piede ovunque, al Qaeda si è moltiplicata nel vicino Pakistan, il presidente Hamid Karzai è caduto in disgrazia e l’America ha mandato più truppe.

Gli eroi e l’ipocrisia di Stato

Adele Parrillo

AFGHANISTAN. C’è chi li chiama mercenari, perché ormai nelle missioni si parte volontari e ben retribuiti. C’è chi li chiama caduti, per dare loro la dignità che si conferisce a chi combatte. C’è poi chi li chiama eroi, con l’enfasi da grandi occasioni nei funerali di Stato, nella retorica dell’amor di patria.

C’è chi li chiama mercenari, perché ormai nelle missioni si parte volontari e ben retribuiti. C’è chi li chiama caduti, per dare loro la dignità che si conferisce a chi combatte. C’è poi chi li chiama eroi, con l’enfasi da grandi occasioni nei funerali di Stato, nella retorica dell’amor di patria.

In aumento in tutto il globo i conflitti bagnati dall'acqua

Gianpaolo Silvestri

RISORSE. Sempre più numerose le crisi e le guerre tra Stati collegate agli approvvigionamenti idrici. Per la Banca mondiale oggi sono 263, dal Nilo al Mekong, i bacini fluviali contesi tra Paesi differenti.

Anche se il nostro pianeta è ricoperto d’acqua per più del 70 per cento della sua superficie, la quantità di quella “dolce” è circa il 2,5 del totale, con una distribuzione assai diversificata nelle varie aree della Terra. Circa il 40 per cento della popolazione mondiale (oltre 6 miliardi di persone) vive in 80 Paesi classificati come aridi o semiaridi.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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