Reti telefoniche e depistaggi. Svelata la trama del caso Hariri

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Enrico Campofreda

LIBANO. Gli atti di accusa del Tribunale speciale rivelano le fasi preparatorie dell’omicidio dell’ex premier. Prove circostanziali che, però, non riescono ad accertare la presenza di uomini di Hezbollah.

La lunga marcia per condannare gli esecutori dell’assassinio dell’ex premier Rafiq Hariri raggiunge un’importante tappa. Il magistrato Antonio Cassese, presidente del Tribunale Speciale per il Libano, mantiene le promesse e pubblica l’atto d’accusa predisposto dai colleghi Frenzen e Bellemare contro quattro membri del Partito di Dio, una ricostruzione iniziata nel 2007 e terminata lo scorso anno.

L’Aja, prende il via il processo ai killer dell’ex premier Hariri

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Enrico Campofreda

LIBANO. Scadono fra pochi giorni i termini del mandato di cattura internazionale contro quattro militanti di Hezbollah. Il Tribunale Speciale si dice pronto ad agire in contumacia.

Beirut torna a esplodere. Giovedì due presunti attentatori, Ihsan Nassar e Hussein Diya, musulmani non libanesi, sono rimasti vittime della bomba che stavano lanciando sull’auto del figlio del giudice Alain Sarhan nel quartiere cristiano di Antelias, periferia nord della capitale. Lo scoppio è avvenuto presso la chiesa di Sant’Elia, che ha fama d’essere stata a metà dell’800 luogo di alleanza fra locali cristiani e musulmani contro gli invasori egiziani.

Libano, verso la pacificazione in un territorio diviso a metà

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Gaia Pepe

REPORTAGE. Sopite le ostilità con lo Stato ebraico, resta ancora il nodo di un cessate il fuoco definitivo. Il sindaco di Tayr Harfa, nel sud del Paese, avverte: «Le persone che vivono qui non accettano l’occupazione della propria terra»

Un Paese tagliato in due. Così si presenta il Libano, una delle frontiere più calde del Medio Oriente. Un territorio montagnoso ma con lunghe distese di vegetazione che, da quattro anni, ha ricominciato ad essere rigogliosa. La guerra dell’agosto 2006 aveva letteralmente bruciato gli alberi e le colline, oltre ad aver distrutto villaggi e case.

Ricordi da El Khiam, il carcere israeliano nel Libano del Sud

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Enrico Campofreda

REPORTAGE È stato un Abu Ghraib ante litteram. Tra le sue mura sono passati migliaia di resistenti palestinesi, libanesi e semplici civili. Soggetti a sevizie e torture d’ogni genere. Ora Hezbollah l’ha trasformato in un luogo della memoria.

Uscendo dal cubo rosso una scatola di ferro alta non più di cinquanta centimetri e profonda anche meno dove stava accucciato, spesso nudo, con le mani legate dietro la schiena e nelle orecchie le martellate che il giovane militare israeliano di guardia aveva l’ordine di cadenzare per ore, minuto dopo minuto - se la testa gli reggeva il “terrorista” poteva guardare l’orizzonte, verso la Palestina soggiogata. È la prigione di El Khiam, Libano del sud, che dalla liberazione del maggio 2000 un cartello avverte essere aperta.

Israele, spari al confine

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Annalena Di Giovani da Beirut

MEDIO ORIENTE Militari sionisti colpiscono e feriscono un soldato egiziano a pochi metri dalla frontiera. La tensione tra i due Paesi è altissima, Tel Aviv teme la presenza di Hezbollah nel Sinai. Il luogo di pellegrinaggio non è più sicuro

Sono tutti in attesa che, dal suo lettino nell’ospedale di Arish, a 50 km dal lato egiziano di Rafah, Abdel Salam Mohammed si riprenda. Quel tanto che basta per capire come sono andate le cose. Per ora, giace da ieri in stato di incoscienza con qualche pallottola sulla spalla.

«Lasciate stare l’Iran».Allarme in Medio Oriente

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Annalena Di Giovanni da Beirut

GEOPOLITICA
— Mentre nella capitale, nonostante la repressione, continua la protesta pacifica contro la Repubblica islamica, Siria e Arabia Saudita, Hamas e Hezbollah frenano. —

Sempre più capillare la rete di sicurezza che a partire da questa settimana - in seguito al richiamo all’ordine proclamato dalla Guida suprema Ali Khamenei nei giorni scorsi stringe i centri urbani della Repubblica islamica in una morsa di poliziotti, soldati, pasdaran e volontari del basij in motocicletta.

Biden vola a Beirut. Ma Hezbollah non ci sta

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Annalena Di Giovanni da Beirut

MEDIO ORIENTE
— A due settimane dalle elezioni il vicepresidente usa arriva in Libano. Una visita in sostegno dei moderati. Che però finisce nel mirino del Partito di Dio. —

E’ atterrato nel primo pomeriggio a Beirut dopo un tour diplomatico nei Balcani Joe Biden, il primo vicepresidente americano a visitare il Libano da venticinque anni. Era dall’attentato a Beirut del 1983, costato la vita a più di 200 cittadini americani, che Washington non mandava un uiciale di così alto rango nel Paese dei Cedri. Il convoglio di Biden ha percorso un lungomare beirutino assolato e in stato di massima allerta.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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