La città invisibile che si ribella al veleno nel lavoro

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Fulvio Colucci

REPORTAGE. A Taranto è mistero sul registro dei lavoratori esposti ad agenti cancerogeni. E nel capoluogo sono presenti Ilva, Cementir ed Eni.

Invisibili. I lavoratori dell’area industriale tarantina. Invisibili alla società, alla politica, ai dati sulla loro salute. Invisibile è, nei numeri, uno dei più temuti rischi corsi dagli invisibili in fabbrica: l’esposizione agli agenti cancerogeni. In un triangolo senza pari, nel resto del Paese: le acciaierie Ilva, la raffineria Eni, la Cementir, le aziende dell’indotto. L’istituzione del registro dei lavoratori esposti ad agenti cancerogeni risale al 1994, alla legge 626 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Ilva, il Consiglio di Stato riapre al referendum

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Fulvio Colucci

TARANTO. I giudici di Palazzo Spada ribaltano la decisione del Tar di Lecce. I comitati fissano già la data per le urne: la prossima primavera.

Il referendum Ilva ora sembra a portata di mano. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso contro la sentenza del Tribunale amministrativo regionale di Lecce con la quale si “sbarrava” la strada al voto dichiarando la propria competenza a decidere e dando ragione a Confindustria, Ilva e sindacati (Cgil e Cisl) i quali ritenevano non regolare la raccolta delle firme. Secondo il Consiglio di Stato non è il giudice amministrativo, ma quello ordinario, a doversi esprimere in materia.

L’Aia che scontenta tutti. Anche l’Ilva alza la voce

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Fulvio Colucci

IL CASO. «Strizza l’occhio all’azienda siderurgica», avevano protestato ad agosto gli ambientalisti. Ora si scopre che l’autorizzazione del ministero dell’Ambiente non va bene neanche al gruppo Riva.

Come la tela di Penelope. L’Ilva è pronta a far ricorso contro l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata dal ministro Prestigiacomo il 6 agosto scorso. L’annuncio dell’azienda risale al 31 agosto ed è contenuto in una lettera raccomandata indirizzata al ministero dell’Ambiente e al commissario straordinario dell’Ispra. Il Gruppo Riva non ha perso tempo se si pensa che solo otto giorni prima, il 23 agosto, il decreto veniva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Verdi ed ecologisti: «Ilva, ora intervenga l’Europa»

Saverio Carriero da Taranto

TARANTO. II leader del Sole che ride Angelo Bonelli, ieri in città, ha annunciato «l’impugnazione della concessione dell’Aia» e sollecitato interventi dell’Ue. Di parere opposto la Regione Puglia.

«Mi batterò affinchè Taranto non abbia un cimitero più grande della stessa città». Angelo Bonelli, presidente nazionale della Federazione dei Verdi, non utilizza perifrasi per descrivere la situazione dell’Ilva di Taranto. «Al di là delle suggestioni semantiche e delle metafore più o meno indovinate, quello di Taranto è divenuto, ormai, un caso nazionale. Una pagina oscura dei grandi interessi economico-politici coltivati a danno dei cittadini», aggiungono gli esponenti delle associazioni ambientaliste.

Ilva, l’ira ambientalista sulla Prestigiacomo

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Vincenzo Mulè

INQUINAMENTO. Nei prossimi giorni è previsto l’incontro tra ministero e azienda per discutere l’autorizzazione integrata ambientale. Forti i timori di un accordo al ribasso che non tuteli la salute.

L'incontro è di quelli che non possono non suscitare sospetti e alimentare dietrologie. E vedi seduti sullo stesso tavolo il ministero dell’ambiente e i manager dello stabilimento Ilva di Taranto. L’autorizzazione integrata ambientale sarà il tema del summit, sul quale si sono alzate molte voci contrarie. Soprattutto per le modalità.

Tumori all’Ilva, dirigenti accusati di omicidio

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Giorgio Mottola

TARANTO. Tra il 2005 e il 2010, 15 lavoratori sono morti per cancro ai polmoni. La Procura pugliese accusa Emilio Riva e altri 29 manager dell’acciaieria di omicidio colposo.

Ci sono operai che muoiono senza avere nemmeno gli “onori” delle statistiche. Perdono la vita a causa del loro lavoro, ma non sono contemplati negli elenchi delle morti bianche. E, di conseguenza, nemmeno tra gli aventi diritto a un risarcimento, seppure crudelmente post mortem. È una categoria triste e affollatissima quella in cui rientrano anche gli operai dell’Ilva di Taranto. Decine di loro non muoiono in mezzo agli altiforni dell’acciaieria. Ma in una camera d’ospedale.

Arriva la maxi amnistia per tutti gli ecocriminali

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Giorgio Mottola

PROCESSO BREVE Approvata la norma “salva premier”. Ora con i tempi ridotti di prescrizione, in Italia rischiano 100mila procedimenti. Tra questi, i crolli dell’Aquila e le morti Eternit e all’Ilva

 

In marcia contro i veleni

Stefano Menna

TARANTO Sabato grande partecipazione al corteo per denunciare i rischi sanitari legati alla presenza dell’Ilva. Il leader dei Verdi Bonelli: «Vendola agisca subito. Serve un’indagine epidemiologica»

 

Ilva, ora la class action

Gianluca Corsari

IL CASO. Promossa dai Verdi, scatta a Taranto la più grande azione legale per il risarcimento dei danni provocati dall’inquinamento. Bonelli (Verdi): «Subito l’indagine epidemiologica».

Una class action per chiedere 3 miliardi di euro come risarcimento dei danni provocati dall’inquinamento. L’iniziativa legale è stata presentata ieri a Taranto dal presidente dei Verdi, Angelo Bonelli che ha chiesto «giustizia per i cittadini di Taranto che da anni sono vittime di un inquinamento spaventoso. Oggi abbiamo presentato i moduli di sottoscrizione che verranno diffusi nei quartieri della città per la più grande azione collettiva italiana contro i danni da inquinamento».

L’Ilva dà i suoi numeri

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Diego Carmignani

TARANTO- Ieri, alla presenza della Marcegaglia, il Rapporto ambiente e sicurezza curato dall’azienda. PeaceLink: «I malati di cancro non sanno che farsene». L’eloquente striscione di Greenpeace: «Ci siamo rotti i polmoni!».

Una delle tante sfide italiche di Davide contro Golia è quella che attanaglia la città di Taranto. Da una parte il gigante siderurgico e velenoso dell’Ilva, dall’altro cittadini avvelenati e operai precari. Ieri, un nuovo momento di questa saga malata.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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