Romano, primo sì all’uso delle intercettazioni

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Valentino Corvi

POLITICA. La Giunta per le autorizzazioni della Camera vota a favore dell’utilizzo dei contenuti delle telefonate nell’ambito delle indagini a carico dell’ex ministro dell’Agricoltura. Carroccio decisivo.

La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha votato ieri a favore dell’uso delle intercettazioni, disposte dalla Procura di Palermo, nei confronti dell’ex ministro dell’Agricoltura del governo Berlusconi, Saverio Romano. A favore hanno votato il Pd, Fli, Idv e, elemento di novità dopo la (temporanea?) rottura dell’asse politico con il Pdl, la Lega. Astenuto l’Udc. Terzo Polo, dunque, spaccato. Con il Pdl, contrario, ha votato il radicale Maurizio Turco.

Quelle «firme apocrife»

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Erica Sirgiovanni (Terra Milano)

FALSI. La denuncia dei Radicali confermata dalle indagini su 500 firme a favore di Roberto Formigoni.

Sono 926 le firme false presentate a sostegno delle liste di Roberto Formigoni e del Pdl durante le scorse elezioni regionali lombarde. Come si evince dall’avviso di chiusura delle indagini per falso ideologico, stilato dal procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo, si contano 15 indagati, tra cui 4 consiglieri provinciali milanesi del Pdl e Clotilde Strada, stretta collaboratrice di Nicole Minetti nonchè responsabile del partito per la raccolta firme.

Finmeccanica, un buco nero di sprechi, scandali e inchieste

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Sara Dellabella

INDAGINI. Sotto la guida di Pier Francesco Guarguaglini una delle principali aziende mondiali della Difesa sta colando a picco. Precipita il valore delle azioni, e ora sono a rischio i lavoratori.

Sembra l’aereo più pazzo del mondo ed invece è tra i primi dieci player mondiali nell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza. Si tratta di Finmeccanica, da mesi al centro di numerose inchieste giudiziarie che ruotano intorno ad appalti e fondi neri ed hanno sempre come protagonisti l’ex amministratore delegato Pier Francesco Guarguaglini e la consorte Marina Grossi, amministratrice delegata di Selex Sistemi Integrati.

La Nato, i radar e le intrusioni. Nei fatti le prove dei depistaggi

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Vincenzo Mulè

USTICA. A determinare la caduta del Dc9 dell’Itavia non fu una esplosione interna. E' una delle due certezze espresse dalla sentenza di Palermo. L’altra è che lo Stato sviò le indagini.

È fissata per martedì prossimo, 21 settembre, la pubblicazione delle motivazioni della sentenza con il quale il tribunale di Palermo la scorsa settimana ha condannato lo Stato, nel dettaglio i ministeri della Difesa e dei Trasporti, a risarcire i parenti delle vittime della strage di Ustica. Un testo che era già nelle mani del sottosegretario Giovanardi lo scorso 13 settembre. Una settimana prima dei diretti interessati. Perchè? Una sentenza che esprime due certezze: la prima è che ad abbattere il Dc9 dell’Itavia non fu una bomba.

«Su quella galleria volevamo indagare ma ci fu impedito»

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Vincenzo Mulè

RIFIUTI. Nuove rivelazioni sui traffici di materiale radioattivo in Calabria. Un geometra rivela: vennero tumulati nel tunnel della statale 682. E il procuratore Neri risponde: «Lo sapevamo».

Quali sono stati gli interessi dello Stato italiano in Calabria negli anni Novanta? Basterebbe rispondere a questa domanda per vedere sciolti tanti dei nodi che ancora oggi tengono imbrigliata la verità. Sabato scorso il quotidiano La Stampa ha pubblicato un ampio reportage da Reggio, nel quale si raccontano le nuove rivelazioni del pentito Nino Lo Giudice circa lo smaltimento dei rifiuti radioattivi. Secondo «il nano», le cui rivelazioni si contrappongono a quelle di Francesco Fonti, la zona interessata sarebbe quella davanti Saline Joniche.

L’inchiesta P4 trasferita nell’ex porto delle nebbie

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Eloisa Covelli

IL CASO. La procura di Napoli dovrà inviare a Roma una parte dei faldoni riguardanti le indagini su Bisignani, Milanese e Adinolfi. Lo ha deciso la Cassazione. Lepore contesta la decisione.

Si spezzetta l’inchiesta sulla P4 targata Woodcock-Curcio. La Cassazione ha stabilito che gli atti relativi all’ex capo di stato maggiore della Guardia di Finanza, Michele Adinolfi, sono di competenza della procura romana. Vengono così sfilati da Napoli i documenti della cena dove il numero 3 del Corpo avrebbe incaricato Peppe Marra, amministratore dell’Adnkronos, di informare Luigi Bisignani dell’inchiesta a suo carico. Per la Cassazione quello che vale è il luogo dove è stato commesso il fatto.

Un’altra morte sospetta su cui non si è indagato

Dina Galano

CARCERE. Quattro giorni dopo l’arresto, il 19enne Carmelo Castro è stato trovato impiccato al letto della sua cella. Caso chiuso per la Procura. Antigone e A buon diritto: «Riaprite le indagini».

Deceduto per «asfissia da impiccamento». Questa la versione ufficiale con cui è stato archiviato il caso. Morte sospetta, a seguito delle percosse ricevute, per i familiari della giovane vittima. Ad appena diciannove anni e a soli quattro giorni dall’arresto, Carmelo Castro ha concluso la sua vita nella cella del carcere Piazza Lanza di Catania il 28 marzo 2009. Le circostanze poco chiare e le contraddittorie ricostruzioni di quella morte hanno indotto a chiedere la riapertura delle indagini.

Siani, scattano nuove indagini

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Pietro Esposito (Terra Campania)

IL CASO. Dopo l’uscita del libro dell’ex boss Cavalcanti, la procura di Napoli ha aperto un fascicolo riguardante l’omicidio del giornalista.

Quando ormai tutto sembrava essere chiaro, venticinque anni dopo, viene messo di nuovo tutto in discussione e le cause dell’omicidio de “l’abusivo” Giancarlo Siani non sembrano più quelle portate avanti dal pubblico ministero D’Alterio e la procura di Napoli ha deciso di aprire un nuovo fascicolo riguardante l’omicidio del cronista vomerese dopo l’uscita del libro dell’ex boss Giacomo Cavalcanti “Viaggio nel silenzio imperfetto”, edito dalla casa napoletana Pironti, in cui vengono raccolte le sue rivelazioni riguardo quel cr

Appaltopoli aquilana

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Giorgio Mottola

SISMA&AFFARI. Altri quattro arresti nelle indagini sulla ricostruzione post terremoto. In carcere esponenti del centrodestra, imprenditori e manager. Si dimette l’assessore regionale alla Protezione civile.

«Ho fatto un miracolo», disse Berlusconi lo scorso anno in visita a L’Aquila.

La critica di Mancino

Giorgio Frasca Polara

INTERCETTAZIONI. Il vicepresidente del Csm ieri a un convegno a Montecitorio: «Bisogna rivedere parte delle disposizioni. L’uso di questo strumento di indagine deve essere regolato sulla base delle esigenze investigative».

«C'è bisogno di rivedere una parte delle disposizioni, che mi auguro siano rivedute e condivise». Parola del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino, che è così intervenuto ieri ai corsi di aggiornamento per i giornalisti parlamentari a Montecitorio. Mancino ha ricordato il parere «fortemente critico» approvato dal Csm e consegnato al ministro della Giustizia già nel 2009.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

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