Il Ponte non si farà. E il Governo già litiga

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Vincenzo Mulè

INFRASTRUTTURE. La Camera ieri ha votato una mozione dell’opposizione che chiede di eliminare i finanziamenti statali per l’opera. La maggioranza si è astenuta. Ma Matteoli si ribella.

Ci piace pensare che, forse, lo spettacolo terrificante dei danni al territorio apportati dal maltempo e dalle conseguenze che un simile evento potrebbe avere sull’opera abbia portato i membri della maggioranza a cambiare idea e dire no, in maniera decisa e convinta, alla realizazione del ponte sullo stretto di Messina.

Nessun fondo al Ponte. Matteoli: avanti lo stesso

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Alessia Candito

INFRASTRUTTURE. Oggi arriva il no definitivo di Bruxelles al finanziamento del progetto voluto dal governo. Il ministro non si scompone. Gli esperti: «Manca anche la verifica della sua edificabilità».

Questo Ponte non s’ha da fare. È ormai ufficiale – o meglio lo sarà fra poche ore – il no definitivo dell’Ue al ponte sullo stretto di Messina, cavallo di battaglia dei governi Berlusconi dall’ormai lontano 2001 che ha già dragato oltre 250 milioni di euro dalle casse statali.

Ultimatum delle imprese. Ecco le cinque richieste

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Eloisa Covelli

CRISI. Riforma delle pensioni e del fisco, privatizzazioni, liberalizzazioni e infrastrutture: le proposte di Confindustria, che minaccia di interrompere il dialogo col governo se non prenderà misure urgenti.

Dopo la letterina al governo della Bce, anche le imprese scrivono la loro. Ieri l’ha presentata la leader degli industriali, Emma Marcegaglia, mentre l’Istat sciorinava i numeri sulla disoccupazione, lievemente in calo ad agosto, ma solo per gli uomini. Più che una lettera quella delle imprese suona come un ultimatum. La giunta di Confindustria «mi ha dato il mandato di portare avanti proposte forti e coraggiose», dice la leader che avverte: «Se non andranno avanti ho anche il mandato di valutare se restare ai tavoli con il governo».

Il Ponte apre i cantieri. Ma già da ora è inutile

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Alessia Candito

INFRASTRUTTURE. Il corridoio Berlino-Palermo non è più una priorità per l’Unione europea. Ma l’ad della società Stretto di Messina ignora la cosa e annuncia l’avvio dei lavori per la prima metà del 2012.

Il corridoio Berlino-Palermo su cui l’Unione Europea puntava a far transitare genti e merci tra le priorità di Bruxelles, non c’è più, ma l’iter del ponte sullo Stretto, che di quella tratta doveva essere uno snodo centrale, accelera. È con una sicurezza disarmante che l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Piero Ciucci, ha annunciato che nella prima metà del 2012 apriranno i principali cantieri del Ponte.

Gli Usa: «Senza strade e ferrovie, il Ponte è inutile»

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Alessandro De Pascale

WIKILEAKS. Per il console a Napoli Truhn «servono grandi investimenti nelle infrastrutture calabresi e siciliane». Il governatore Lombardo ha rotto col Pdl per «l’assenza di interessi comuni».

«Dato che ospita l’importante base aerea dell’Us Navy di Sigonella (la seconda più trafficata d’Europa), circa 17mila cittadini statunintensi, investimenti di grandi imprese, quali l’Ibm e la Wyeth, giacimenti di gas scoperti solo di recente (Exxon-Mobil), il futuro della Sicilia è chiaramente di grande interesse per gli Stati Uniti». Inizia così un cable “confidenziale”, diffuso da Wikileaks, scritto dal console americano a Napoli, J.

La Cina fa shopping in Italia. Ora spunta nell’affare Ponte

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Alessia Candito

AMBIENTE. Per il ponte sullo stretto di Messina ci sarebbe un forte interesse di China Investment Corporation interessata ad investire nelle infrastrutture del nostro Paese.

Ci potrebbero essere i cinesi nel futuro del Ponte sullo Stretto. Trent’anni dopo la costituzione per decreto della società Stretto di Messina e dopo aver mandato in fumo oltre 400 milioni di euro in progetti, consulenze e pubblicità, è iniziata la questua internazionale per finanziare il Ponte che non c’è. Allo stato, neanche sulla carta.

«Stop alle grandi opere. Sono inutili e costose»

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Rossella Anitori

IL CASO. Per l’Osservatorio nazionale sulle liberalizzazioni nelle infrastrutture e nei trasporti la linea Torino-Lione, il ponte sullo Stretto e il terzo valico Milano-Genova «vanno cancellati».

«Il traforo della Val Susa, il ponte sullo Stretto e il terzo valico Milano-Genova vanno cancellati». A dirlo stavolta non sono gli attivisti che da Nord a Sud del Paese si battono in difesa del territorio, ma l’Osservatorio nazionale sulle liberalizzazioni nelle infrastrutture e nei trasporti (Onlit).

La guerra di Bruxelles alle opere mai partite

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Alessandro De Pascale

INFRASTRUTTURE. La Commissione europea modifica il proprio Piano d’azione sui trasporti. Le risorse non utilizzate dagli Stati membri serviranno a collegare l’Europa con i Paesi limitrofi.

La Commissione europea modifica il proprio Piano d’azione per i trasporti. Nuove priorità, che indirettamente serviranno a rilanciare anche l’economia dell’Eurozona. L’obiettivo è «rafforzare le connessioni ad est»: con le aree vicine (quali i Balcani, i Paesi del Mediterraneo e dell’ex Unione Sovietica) per le merci da esportare, visto che l’Ue è «il principale partner commerciale», tra Europa ed Asia per quelle da importare.

Trasporto pubblico, Roma bocciata

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Marco Piccinelli (Terra Lazio)

MOBILITA'. L’odissea di chi si muove in città o deve raggiungere la Capitale. Tra le cause infrastrutture insufficienti e materiali vecchi.

Le grandi metropoli europee possiedono tutte una buona rete di trasporto pubblico: dai treni “intracittadini” ai mezzi su gomma, dai filobus agli autobus elettrici, con un servizio impeccabile, soprattutto con riferimento agli orari. Mai visto, né a Parigi né a Barcellona, un autobus che ritardi più di tre minuti, mentre a Roma, invece, il ritardo dei mezzi pubblici è pura routine.

Grandi opere, il flop della Legge Obiettivo

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Diego Carmignani

TRASPORTI. Dieci anni dopo, il provvedimento che doveva accelerare la creazione di infrastrutture strategiche in Italia è in un pantano. La metà dei progetti è in fase di studio e mancano 262 miliardi.

E' datato 2001 uno dei maggiori flop dell’Italia berlusconiana. La legge 443, conosciuta come Legge Obiettivo, è lo strumento che stabilisce procedure e modalità per la realizzazione delle grandi infrastrutture strategiche nel nostro Paese nel decennio 2002-2013. Dieci anni dopo, Legambiente ha presentato un bilancio dei risultati ottenuti analizzando trasformazioni, modifiche delle priorità, aumenti dei costi e dei rischi legati ai cantieri aperti ma senza certezza di realizzazione.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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