Pakistan, ancora piogge. Cinque milioni in fuga

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Andrea Pira

INONDAZIONI. Nel Paese è in corso la stagione dei monsoni. La nuova emergenza ha toccato tante zone che devono riprendersi ancora dalle alluvioni dello scorso anno che causarono 1.700 morti.

Il primo ministro pachistano, Yusuf Raza Gilani, non parteciperà all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Non vuole ripetere l’errore del presidente, Asif Ali Zardari, che l’anno scorso partì in visita in Francia e Gran Bretagna mentre il Paese era sommerso dalle alluvioni. Per recarsi nella provincia meridionale del Sindh ha scelto di non andare a New York, dove la prossima settimana si discuterà l’istanza palestinese per il riconoscimento di un proprio Stato indipendente e sovrano entro i confini del 1967.

Inondazioni in Cina, cinque milioni a rischio

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Paolo Tosatti

DISASTRI. Le piogge continuano a flagellare il Paese della Grande Muraglia. Anche la capitale della provincia dello Hunan finisce sott’acqua. Incalcolabili i danni subiti dal settore agricolo.

Si chiama Changsha, si estende su un’area di quasi 12mila chilometri quadrati, ospita oltre sei milioni di abitanti ed è l’ultima vittima delle torrenziali piogge che da un mese stanno mettendo in ginocchio il Sud-Est della Cina. Da due giorni la capitale della provincia dello Hunan è spazzata da un violento nubifragio che ha trasformato in fiumi le strade del centro abitato, sommergendo case e veicoli, paralizzando completamente il traffico e creando enormi disagi a tutta la cittadinanza.

Il primo ministro Gilani: altri 6 mesi per i soccorsi

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Paolo Tosatti

PAKISTAN. Slitta la data del termine delle operazioni, inizialmente previsto per il 30 ottobre. I fondi sono ancora pochi e le difficoltà per distribuire gli aiuti molte. Intanto nel sud altre 500mila persone sono state evacuate.

Sarà lento, più lento di quanto inizialmente creduto, il calvario che le regioni del Pakistan devastate dalle inondazioni dovranno attraversare. E solo al termine di una lunga sofferenza, per quanti saranno riusciti a sopravvivere, inizierà una fase di guarigione e recupero che lascerà comunque cicatrici profonde nella vita, nella società e nell’economia dell’intero Paese.

Quando i fiumi sono alle strette. Ecco i delta che sprofondano

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Paolo Tosatti

AMBIENTE Le foci di 24 tra i maggiori corsi d'acqua del pianeta stanno affondando. Nei prossimi 40 anni il numero di regioni soggette a inondazioni aumenterà del 50 per cento. A lanciare l'allarme uno studio della University of Colorado.

Non solo le navi ma anche i delta dei fiumi possono affondare. Un fenomeno che attualmente interessa ben 24 delle 33 più grandi foci del pianeta, e che rischia nei prossimi 40 anni di aumentare del 50 per cento il numero delle regioni e dei lembi di terra soggetti a inondazioni, mettendo a rischio la vita di mezzo miliardo di persone.

Le vittime del clima

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Simonetta Lombardo

AMBIENTE
— Un rapporto di Oxfam spiega come a pagare le conseguenze dei cambiamenti climatici globali saranno soprattutto i più poveri. 660 milioni di persone dovranno fare i conti con il mare che si alza, la siccità e le inondazioni. —

A pagare per primi e più amaramente le conseguenze del cambiamento climatico globale saranno i più poveri, gli ultimi della Terra che abitano lungo le coste, nei delta fluviali, sugli atolli e nelle campagne dell’Asia e dell’Africa. Sono 660 milioni di persone che impatteranno con il mare che si alza, con la siccità, con le inondazioni e che saranno in prima fila nella lista delle vittime anche se la comunità internazionale decidesse di fare il minimo possibile, cioè il massimo accettabile dalle economie ricche, contenendo il riscaldamento globale e due gradi.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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