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Obama e l’Iraq

Paolo Tosatti
L'INTERVISTA. A colloquio con Maurizio Martellini, esperto di geopolitica: «Il presidente Usa ha la capacità di porsi come nuovo interlocutore in Medio Oriente».

ll Professor Maurizio Martellini è il segretario generale del think tank internazionale Landau Network Centro Volta e membro del consiglio scientifico della rivista Limes. Con lui parliamo dei possibili scenari che il ritiro americano dall’Iraq apre nel Paese e nella regione mediorientale.

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Un Paese ancora senza governo

Annalena Di Giovanni da Beirut
LA POLITICA INTERNA. Lasciare l’Iraq in mani sicure; sarebbe l’auspicio di Washington all’indomani del ritiro delle sue truppe, sette anni e mezzo dopo l’invasione. Peccato che a Baghdad queste mani non ci siano.

Lasciare l’Iraq in mani sicure; sarebbe l’auspicio di Washington all’indomani del ritiro delle sue truppe, sette anni e mezzo dopo l’invasione. Peccato che a Baghdad queste mani non ci siano. È dal 7 marzo scorso che il Paese è ufficialmente privo di governo. Le ultime elezioni si sono concluse con le due diverse coalizioni pronte a rivendicare la vittoria.
 

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L’emergenza profughi

Susan Dabbous
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MIGRAZIONE. Più di 4 milioni di iracheni dall’inizio della guerra hanno abbandonato le proprie case. La metà sono andati in Siria, finendo nel giro della prostituzione e del lavoro nero. Molti vivono in baraccopoli.

Ricevere un milione di iracheni piombati a Damasco nel giro di pochi anni (tra il 2003 e il 2005) non è stato né semplice né pratico. Ma la Siria ha accolto i suoi «fratelli» (così vengono chiamati dal governo) senza fare una piega. I confini (una linea fittizia nel deserto) sono stati aperti fin da subito, e sono rimasti tali fino al 2008.

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Venti anni di guerra

IRAQ. Venti anni di guerra. I momenti principali.

2 agosto 1990: Saddam Hussein, presidente dell’Iraq, invade il vicino Stato del Kuwait rivendicando la sovranità sul Paese. 
 

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Bilancio di un fallimento

Annalena Di Giovanni da Beirut
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DOPO LA GUERRA. Quello che gli ultimi marines si sono lasciati alle spalle è uno Stato instabile, pieno di milizie, corruzione, fame e, d’ora in poi, vista l’assenza di truppe ufficiali, un Paese che non farà più notizia.

Nuove opportunità di lavoro. Le truppe statunitensi si stanno ritirando dall’Iraq, tutte le maggiori compagnie cercano ora nuovi contractor che si occupino della sicurezza a Baghdad. Sono subito disponibili 300 posti nella Green zone, cliccate qui per fare domanda».

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Uscire dai conflitti per il 2012

Emanuele Bompan
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SPECIALE IRAQ. La strategia è stata ribattezzata in maniera altisonante: New dawn, nuova alba. Vuol dire che l’ultima brigata combattente dell’esercito Usa lascia l’Iraq dopo sette anni e cinque mesi.

La strategia è stata ribattezzata in maniera altisonante: New dawn, nuova alba. Vuol dire che l’ultima brigata combattente dell’esercito Usa lascia l’Iraq dopo sette anni e 5 mesi, 4415 soldati americani morti e centinaia di migliaia di civili iracheni (450mila secondo la rivista scientifica the Lancet, 1 milione, ma in molti criticano la stima secondo il centro di analisi Opinion Research Business).
 

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Per l’iraq, noi tutti uniti

Gianpaolo Silvestri
IN FONDO. Il 15 febbraio 2003, in 800 città del mondo, ci fu la più imponente manifestazione pacifista mai organizzata, alla quale presero parte più di 10 milioni di persone.

Il 15 febbraio 2003, in 800 città del mondo, ci fu la più imponente manifestazione pacifista mai organizzata, alla quale presero parte più di 10 milioni di persone.
 

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Ustica e i favori all’Iraq

Vincenzo Mulè
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MISTERI. Un unico filo legherebbe il traffico nucleare che l’Italia gestiva durante gli anni Ottanta, le vicende delle navi dei veleni e la strage dell’Itavia. Con il centro Enea di Rotondella al centro di tutte le trame.

Questa è la storia di due misteri che si intrecciano e si incontrano nei cieli della Sicilia. Si tratta di soli indizi, ma l’indicazione che ne emerge ha dell’incredibile: un unico filo legherebbe il traffico nucleare che l’Italia gestiva a cavallo degli anni Ottanta, le vicende delle navi dei veleni e la strage di Ustica.
 

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Nabucco, la chiave di volta del Kurdistan iracheno

Alessio Postiglione
RISORSE. Il futuro della pipeline, che coincide con la definitiva affermazione della Turchia come potenza regionale e influente dal punto di vista energetico, passa per l’accordo fra Istanbul e Nord Iraq.

Otto trilioni di metri cubi di gas naturale curdo alimentano le ambizioni dell’Unione europea di rendersi indipendente dalla morsa russa. Il grande gasdotto Nabucco, patrocinato dalla Ue, la cui utilità strategica è rompere il monopolio della Russia nelle forniture di gas ad Eurolandia, potrebbe risorgere. Il progetto comunitario, infatti, è stato dato più volte per spacciato a causa della concorrenza di South Stream, il gasdotto russo concorrente che, allo stato attuale, rappresentava un’alternativa più solida.

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Iraq, continua la guerra di Maliki contro Allawi

Annalena Di Giovanni
MEDIO ORIENTE. Al via il nuovo riconteggio dei voti della provincia della capitale irachena. A due mesi dalle elezioni per rinnovare il Parlamento, l’Alta commissione elettorale chiede ulteriori verifiche sulle schede.

Si ricomincia da capo a Baghdad. A due mesi dalle elezioni per rinnovare il parlamento l’Alta commissione elettorale ha riesumato le schede dei voti del 7 marzo scorso dell’intera provincia di Baghdad per riconteggiarle una a una. L’intera manovra di trasparenza richiederà qualche settimana: i voti da ricontare sono circa 2 milioni e mezzo. Un’impresa improba, da eseguire sotto l’occhio vigile degli scrutatori internazionali inviati dall’Unione europea e dall’Onu.

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