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In Iraq sconfitte le religioni. Vincerà il partito del petrolio

Annalena Di Giovanni
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MEDIO ORIENTE. Il primo ministro Nuri al-Maliki ha un vantaggio risicato sull’altra alleanza sciita, capeggiata dall’ex leader Allawi. Tra i due poco cambia: entrambi sono legati alle multinazionali dell’oro nero. I risultati si avranno a breve.

In Iraq è battaglia all’ultimo voto. Da giovedì gli analisti cercano invano di capire chi uscirà vincitore dalle elezioni parlamentari del 7 marzo, quando il 62 per cento degli aventi diritto al voto in Iraq si è recato alle urne per rinnovare i 325 seggi del parlamento iracheno. I risultati definitivi richiederanno settimane, e quelli parziali sono limitati a un campione troppo basso per suggerire qualsiasi previsione.

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L’Oscar è donna con la Bigelow

Alessia Mazzenga
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CINEMA. Con sei statuette la Bigelow stravince la competizione contro l’ex marito Cameron. Coraggiosa e sensibile, è la prima regista donna ad aver ricevuto l’ambito riconoscimento.

E' arrivato il momento di riflettere e l’America della Notte degli Oscar lo fa preferendo The Hurt Locker, il duro film sulla guerra in Iraq della bella  e “tosta” regista californiana Kathryn Bigelow al più confortante fantakolossal ambientalista dell’ex marito James Cameron.

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L’Iraq alle urne tra le bombe. Ma i sunniti stavolta votano

Annalena Di Giovanni
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ELEZIONI. Oggi gli iracheni vanno a votare mentre si prepara il ritiro delle truppe statunitensi. L’affluenza, nonostante i nuovi attentati, si preannuncia tutt’altro che bassa. Dall’esito del voto dipende l’assetto del Paese e del Medio Oriente.
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Iraq, triplice attentato suicida. Violenza prima delle elezioni

Annalena Di Giovanni
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MEDIO ORIENTE. Le deflagrazioni sono avvenute in rapida successione in centro e nella parte ovest della città di Baquba. Almeno 30 i morti e 42 i feriti. Il Paese vive momenti di tensione alla vigilia del voto di domenica per il rinnovo del Parlamento.

Almeno 30 morti e 42 feriti: questo il bilancio provvisorio del triplice attentato suicida avvenuto ieri a Baquba, capoluogo della provincia di Diyala, nel cosiddetto “Triangolo sunnita”. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, la prima esplosione sarebbe avvenuta intorno alle sette e trenta del mattino prendendo di mira una stazione di polizia e l’incrocio di strade ad esso prospicente; si sarebbe trattato di un veicolo carico di esplosivo andatosi a schiantare contro l’edificio.

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Quei sinistri presagi di Blair

Gianpaolo Silvestri
IL COMMENTO. Nella sua audizione di fronte alla Commissione d'inchiesta sull'Iraq, Tony Blair non è arretrato di un centimetro dalle note posizioni: «Nessun rimorso, Saddam rappresentava una minaccia».

«Dove sei? Vogliamo tirarti una scarpa»; e ancora «criminale di guerra», «bugiardo» «assassino»: questa l’accoglienza a Tony Blair, di fronte a Westminster per l’audizione alla Commissione d’inchiesta sull’Iraq. L’ex premier prudentemente ha anticipato di due ore l’arrivo ed è entrato da un ingresso secondario per evitare manifestanti e parenti dei 179 militari britannici caduti in Iraq, assiepati all’entrata.

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Gli scheletri di Blair

Susan Dabbous
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INGHILTERRA. Saddam Hussein non aveva armi di distruzione di massa. L’ex premier inglese ha dovuto spiegare davanti a una commissione d’inchiesta perché attaccò l’Iraq. Ad attenderlo l’urlo dei pacifisti: «Sei un criminale di guerra».

Appena ha iniziato a deporre dentro il Queen Elisabeth centre, oltre duecento pacifisti hanno dato le spalle al palazzo in segno di protesta urlando «crimanale di guerra». Un uomo ha letto i nomi di civili e militari morti in Iraq.

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Iraq, ancora violenze e morti. L'ombra del terrore sul voto

Annalena Di Giovanni
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ELEZIONI. Baghdad continua a essere teatro di drammatici attentati. Solo ieri 18 morti ma il bilancio è ancora provvisorio. Un avvertimento di al Qaeda, secondo il governo. E il controllo dei contratti petroliferi provocherà nuove tensioni.

Altri 18 morti, ma il bilancio è ancora provvisorio, a Baghdad. Anche ieri la capitale irachena ha vissuto una giornata di autobombe e terrore. Soltanto lunedì il bilancio dei morti dopo tre attentati in contemporanea era stato di almeno 24 vittime. Un avvertimento di al Qaeda, secondo il Governo di Nouri al Maliki, che ha fatto notare la scelta precisa del luogo degli attentati di lunedì: gli alberghi della zona centrale di Baghdad dove la stampa straniera in genere stabilisce il proprio quartier generale.
 

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La coppia di italiani rapiti nelle mani di un gruppo di al Qaeda

Pietro Orsatti
TERRORISMO. Il gruppo potrebbe essere lo stesso che ha sequestrato e ucciso a giugno scorso un cittadino britannico in Mali. Il ministro Frattini prima è cauto, poi mostra i muscoli: non vuole cercare contatti per una soluzione negoziata

Il ministro degli Esteri Frattini ancora definisce «verosimile» l’ipotesi che i due italiani rapiti in Mauritania siano effettivamente nelle mani di un gruppo affiliato ad al Qaeda. Prudenza, quindi, dalla Farnesina, nonostante le immagini trasmesse dal canale satellitare al Arabiya siano inequivocabili.

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Al Qaeda rivendica l’attentato in Iraq ma Kabul resta la priorità Usa

Annalena Di Giovanni
MEDIO ORIENTE. La rete terroristica dichiara di aver provocato le due esplosioni nel centro di Baghdad che domenica scorsa hanno ucciso 155 persone. Nel Paese del Golfo si avverte l’abbandono di Washington che punta tutto sull’Afghanistan.

Iraq sta precipitando di nuovo nel caos. Al Qaeda ha rivendicato l’attacco di domenica scorsa che ha provocato oltre 155 morti. Il premier iracheno ha temuto persino di presenziare alle esequie pubbliche delle vittime, il governo è spaccato su una legge elettorale che garantisca più trasparenza e sull’autonomia delle province curde. È questo l’Iraq “pacificato”, dal quale gli Stati Uniti vogliono scappare.

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Tutti pazzi per il petrolio

Valerio Ceva Grimaldi
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SCENARI. L’Eni ha appena ottenuto la licenza per lo sfruttamento di un mega giacimento in Iraq. Mauro Bulgarelli: «L’ennesima dimostrazione che l’Italia è andata laggiù a fare la guerra solo per spartirsi una bella torta». Di affari.

Una gallina dalle uova d’oro. I morti, i feriti, i diritti violati, le violenze e le bugie sono solo un drammatico corollario. A leggere i numeri del mega affare che l’Eni ha appena siglato in Iraq, infatti, un brivido non può che attraversare la schiena: 195mila barili di olio al giorno e, nell’arco dei prossimi 7 anni, il raggiungimento di un plateau di produzione pari a 1,125 milioni di barili.

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