Viaggio a Fountain. Il quartiere che muore

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Federico Raponi

DOCUMENTARIO. L’ultimo lavoro del regista torinese Alessandro Negrini racconta di un piccolo paese irlandese. Dove, finita la guerra civile, gli abitanti sono rimasti comunque prigionieri delle proprie paure.

I muri di separazione soffocano la vita.

Europa, torna la paura sui titoli sovrani

Luca Bonaccorsi

MERCATI. Secondo le stime che circolano in questi giorni saranno necessari circa 90 miliardi di euro in tre anni per rifinanziare Dublino e le sue banche. Uno sforzo in fondo gestibile per l’Ue. Il problema resta il contagio. È quasi certo ormai che dopo l’Irlanda sarà necessario un intervento anche in Portogallo per un ammontare di poco inferiore. E poi?

Alla fine ha prevalso la paura. Le voci di un piano di salvataggio dell’Irlanda nei giorni passati avevano in parte rassicurato gli investitori. Come la Grecia, l’Irlanda è un Paese piccolo. Ma più che il suo governo bisognava salvare il suo sistema bancario che ha partecipato all’orgia immobiliare degli ultimi 10 anni e che oggi è stremato dalle perdite. Secondo le stime che circolano in questi giorni saranno necessari circa 90 miliardi di euro in tre anni per rifinanziare Dublino e le sue banche. Uno sforzo in fondo gestibile per l’Ue.

Dublino accetta gli aiuti. I Verdi: elezioni anticipate

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Susan Dabbous

IRLANDA. I cittadini manifestano davanti al Parlamento mentre gli alleati di Cowen chiedono le dimissioni del suo governo. I sindacati: «Per salvare le banche tagliano il welfare». Per i lavoratori addio salario minimo.

Tensioni fuori e dentro il Parlamento. Dublino finisce sotto la bufera dopo la decisione di accettare il piano di salvataggio da 90 miliardi di euro, voluto da Unione europea e Fondo monetario internazionale. Ieri, mentre un gruppo di manifestanti si ribellava davanti alla sede istituzionale al nuovo piano di austerità, i Verdi (The Green Party), alleati della coalizione di maggioranza del primo ministro Brian Cowen, hanno chiesto di  andare alle urne il prossimo gennaio, sostenendo che il popolo irlandese ha bisogno di «fermezza politica».
 

Mercati, la paura dilaga. L’Europa aiuterà l’Irlanda

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Susan Dabbous

UNIONE EUROPEA. Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Spagna dal G20 assicurano: pronti tutti gli strumenti necessari per un eventuale salvataggio. Un segnale per ripristinare la fiducia verso Dublino.

Dublino come Atene. Il debito degli Stati più indebitati fa innervosire le borse e l’Unione europea corre ai ripari. Così ieri ha fatto quadrato attorno all’Irlanda per assicurare che ci sono «tutti gli strumenti necessari» per un eventuale “salvataggio”.

L’ora della Rachel Corrie

Annalena Di Giovanni

GAZA. Potrebbe arrivare a ore nei mari palestinesi il cargo irlandese rimasto indietro rispetto al resto della flottiglia. Il governo di Dublino ha fatto appello a Tel Aviv affinchè lasci passare la nave con gli aiuti.

Mentre il Governo Netaniahu si affretta a seppellire il caso della Mavi Marmara, gli occhi sono tutti puntati adesso sulla Rachel Corrie, la nave-cargo irlandese rimasta indietro prima dell’arrembaggio israeliano contro la Freedom Flotilla. Stando a quanto riferisce da Cipro il gruppo di Free Gaza, la Rachel sta al momento solcando le acque del mediterraneo in rotta verso Gaza e potrebbe avvicinarsi alla Striscia in qualsiasi momento.
 

Dublino addio. La tragedia della verde Irlanda

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Bruno Picozzi

MONDO. La crisi economica si è abbattuta con forza anche su quest’isola europea di appena 4 milioni e mezzo di abitanti, famosa per i suoi paesaggi e la sua letteratura. Per questo sono molti gli irlandesi che negli ultimi due anni hanno ripreso a emigrare, come avveniva nei secoli scorsi, verso terre lontane in cerca di fortuna. Il tasso di disoccupazione, giunto in marzo al 13,4 per cento, sale addirittura a oltre il 32 se calcolato nella popolazione giovanile.

Una lunga fila di disoccupati in attesa davanti ai cancelli di Leinster House, la sede del Parlamento della Repubblica d’Irlanda, a Dublino. Grosse valigie e passaporti alla mano, tutti con il volto sofferente di chi è pronto a lasciare la patria, la famiglia, gli amici, e non tornare mai più.

Tre donne contro l’Irlanda: «Basta ai viaggi dell’aborto»

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Bruno Picozzi

DIRITTI Costrette a raggiungere la Gran Bretagna per interrompere la gravidanza, due irlandesi e una lituana hanno
presentato ricorso alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. La legge tuttora in vigore in Eire risale al 1861.

 

Lisbona, il sì dell'Irlanda

Paolo Tosatti

EUROPA Con il 67,1 per cento di voti a favore, Dublino sceglie di ratificare il Trattato. Un passo avanti sulla strada dell’integrazione. Restano però gli scogli polacco e ceco.

È stato un “tà” onomatopeico quello con cui gli irlandesi hanno detto sì alla firma del Trattato di Lisbona. Onomatopeico perché il suo suono è stato anche quello del sospiro di sollievo con cui gli europeisti hanno accolto la notizia.

Dublino va al referendum bis. L’Europa spera nella svolta

Cecilia Tosi

INTEGRAZIONE Oggi gli irlandesi voteranno di nuovo per ratificare il Trattato di Lisbona, necessario per la riforma della Ue. L’anno scorso vinse il no, ma da allora Bruxelles ha giocato tutte le sue carte per convincere gli scettici a cambiare idea.

Un corteggiamento così non si vedeva dai tempi di Casanova. Solo chi sa che la sua sopravvivenza è appesa a un filo può lottare così tanto per un sì, come ha fatto l’Unione europea con l’Irlanda. L’anno scorso il no di Dublino ha fermato il Trattato di Lisbona, un documento di riforma indispensabile al funzionamento delle istituzioni di Bruxelles.

L’Europa nelle mani della piccola Irlanda

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Manuela Bianchi

MONDO Dublino si prepara al referendum del 2 ottobre, quando si dovrà esprimere sul Trattato di Lisbona che ha già bocciato nel 2008. È un pronunciamento decisivo per il futuro dell’Unione europea, che ha dovuto scartare l’ipotesi di una vera e propria Costituzione dopo i pronunciamenti negativi di Francia e Olanda. Questa volta un Paese prospero e competitivo come la Repubblica irlandese potrebbe cambiare opinione grazie alla crisi economica e alle virtù dell’euro.

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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