Islanda, eruzione finita. Ma prosegue l’emergenza

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Alessio Nannini

GRIMSVOETN. Il vulcano ha interrotto l’attività, ma solo nel fine settimana si prevede il ritorno alla normalità del traffico aereo. Differenze e similitudini con l’Eyjafjoell che a marzo scorso aveva provocato due miliardi di euro di danni.

Alle compagnie aeree non rimane che portare ancora un poco di pazienza: il vulcano Grimsvoetn ha smesso la sua attività e interrotto dunque la scia di fumo che dal 21 maggio ha fatto mostra di sé nei cieli di Islanda e Groenlandia. Se l’emergenza ancora non è rientrata – tanto che l’ultimo aeroporto a chiudere ieri è stato quello di Berlino, preceduto martedì da Amburgo e Brema – sarà comunque questione di ore, e gli scali (a partire da Londra, Glasgow, e Dublino) riavranno il loro normale traffico aereo.

In Italia si torna a volare

Alessio Postiglione

TRASPORTI. Riaperto alle 12 di ieri lo spazio aereo nostrano. Europa meridionale, Asia, Africa, America le rotte sicure. Ancora chiusi gli scali di Regno Unito, Scandinavia, Paesi Baltici, Benelux, Germania e Francia.

Via libera agli aerei. Lo spazio aereo italiano è stato, infatti, riaperto dalle ore 12 di ieri. Sono ripresi tutti i voli interni e alcune rotte internazionali sicure: Europa meridionale, Asia, Africa, Nord e Sud America. Ancora off limits, invece, i cieli dove incombe una nube costata finora, secondo le compagnie aeree, un miliardo di dollari, fra viaggi cancellati e restituzione dei biglietti. Sono chiusi o parzialmente chiusi gli aeroporti di Regno Unito, Scandinavia, Paesi Baltici, Benelux, Germania e Francia.
 

Italia, la nube è arrivata

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Paolo Tosatti

EMERGENZA. Voli fermi fino alle 8:00 di domani nel Nord. Centinaia gli aerei rimasti a terra in tutta la penisola, da Malpensa a Catania, da Fiumicino a Capodichino. Le ferrovie potenziano il servizio per ridurre i disagi.

La cenere che esce dalla bocca di Eyjafjallajokull è arrivata anche in Italia, coprendo i cieli del Nord e bloccando a terra gli aerei in decine di scali in tutta la penisola. Nel Settentrione i voli rimarranno fermi almeno fino alle 8:00 di domani mattina. Una decisione che l’Enac, l’Ente nazionale della aviazione civile, ha giustificato facendo riferimento a un «persistere delle condizioni negative» che non consentirebbe di garantire la sicurezza delle tratte. 
 

Ancora voli in tilt, chiusi gli scali di mezza Europa

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Alessandro De Pascale

TRASPORTI. Oltre 17mila tratte cancellate, annunciate ieri altre 24 ore di stop. Una paralisi del genere non si vedeva dall’11 settembre 2001. La colpa è delle ceneri vulcaniche che rischiano di spegnere i motori dei velivoli.

Nel giorno in cui mezza Europa è paralizzata per il blocco del traffico aereo, scatta un nuovo possibile allarme. Dopo l’eruzione del vulcano nei pressi del ghiacciaio islandese di Eyjafjallajokull, che ha provocato una colonna di fumo alta decine di chilometri e una spessa coltre di cenere sui cieli d’Europa, la situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi.

Islanda, un referendum per non pagare i debiti delle banche

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Paolo Tosatti

ECONOMIA. Oggi i 230mila elettori dell’isola sono chiamati a decidere se approvare la legge del Parlamento per il rimborso ai risparmiatori britannici e olandesi rovinati dal crac dell’istituto Icesave. In ballo gli aiuti del Fmi e l’ingresso nella Ue.

Urne aperte in Islanda per il referendum sulla legge Icesave. Un voto popolare che affida ai 230mila elettori (su una popolazione di 320mila abitanti) la decisione di “collettivizzare la colpa” delle banche, in buona parte responsabili del crac finanziario che ha investito l’isola nel 2008.

Due anni di ghiaccio bollente

Carlo Freboudze

L'ANALISI. La causa principale della crisi islandese è stata l’esagerata dimensione dell’attivo e passivo bancario
rispetto alla modesta dimensione dell’economia nazionale e alla capacità dell’istituto centrale di Reykjavik.

Illiquide  o insolventi? Tutte le banche sono soggette al rischio di liquidità, il che non significa rischio di insolvenza. Le banche raccolgono denaro a breve termine e lo investono (o prestano) a lungo termine. Anche se il valore dell’attivo supera quello del passivo, l’improvviso ritiro di finanziamenti e depositi ricevuti a breve termine mette una banca in grave difficoltà.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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