L’Italia è in ginocchio tra economia in rosso e crisi istituzionale. Ma l’informazione non la racconta

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Pietro Orsatti

CONFLITTI. «Il numero di imprese che hanno difficoltà cresce, e anche se fosse solo il 5 per cento si tratterebbe di 250mila aziende che sono a grandissimo rischio di sopravvivenza», annuncia Corrado Passera. «Sono 50-60mila le imprese che rischiano la chiusura di qui a fine anno», aggiunge Ivan Malavasi, presidente della Confederazione nazionale dell’artigianato. E la Commissione europea per la programmazione economica prevede più disoccupazione fino al 2011. A dare notizia della realtà ci pensa solo l’esercito del Web?

Dal 1969 in poi, ogni qualvolta si presenti una fase di difficoltà di rapporti fra le parti sociali e il governo al termine dell’estate, si parla di “autunno caldo”. E lo sapevamo, anche quest’anno, che quello che stiamo vivendo sarebbe stato un autunno decisamente caldo. Ma non solo per quanto riguarda gli aspetti strettamente economici, ma anche e soprattutto dal punto di vista politico. Troppi nodi stanno arrivando al pettine. Iniziando dal punto di vista giudiziario, da quello dei doppi e tripli ricatti.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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