Ucciso a Kabul il gran negoziatore di Karzai

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Emanuele Giordana

AFGHANISTAN. Burhanuddin Rabbani è l’ennesimo cadavere eccellente della guerra nel Paese. Vittima di un kamikaze era a capo dell’Alto consiglio di pace che doveva trattare con i talebani.

Burhanuddin Rabbani è stato ucciso da un’esplosione deflagrata nella sua abitazione di Wazir Akbar Khan. Un colpaccio che uccide, con lui, non solo l’uomo a capo dell’Alto consiglio di pace afgano, ma uno dei grandi vecchi della politica e della guerra afgana. Un signore della guerra (e della politica) in piena regola. Dal passato pieno di ombre. La morte, scampata in trent’anni di battaglie, lo ha colto di sorpresa nella sua casa nell’elitario quartiere di Wazir Akbar Khan dove stava incontrando due “talebani”.

Ore di battaglia a Kabul. Sotto tiro la Zona verde

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Emanuele Giordana

AFGHANISTAN. Un attacco senza precedenti dei talebani nella capitale afgana prende di mira la cittadella fortificata sede della diplomazia e della Nato. Obiettivo il cervellodell’occupazione.

Hanno aspettato che finisse il Ramadan. Aspettato che passasse l’11 settembre. E anche il 12. Poi, passata l’ora di pranzo del 13 (orario inusitato per questo genere di attacchi), a due giorni dall’anniversario delle Torri gemelle, i talebani hanno attaccato il cuore di Kabul.

Se le vittime non stanno da una parte sola

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Paul Arpaia (Inserto domenicale)

SPECIALE 11/9. Il portavoce di un’associazione americana è andato a Kabul per incontrare i parenti delle vittime afgane della guerra. Un gesto coraggioso e l’occasione per osservare un Paese poco raccontato e fare una scoperta.

Per chi studia la Storia degli ultimi trent’anni dell’Afghanistan con un’occhio più o meno obiettivo, l’attacco dei terroristi dell’11 settembre 2001 è un esempio perfetto di «blowback», l’esempio cioè di una vampata da arma da fuoco.

Il viaggio di Paul e l’11 settembre

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Emanuele Giordana

DIARIO DA KABUL. A dieci anni dall’inizio del conflitto in Afghanistan le vittime civili sono in aumento. Nel 2011 sono già 1271. Ricordate ieri nella capitale da un gruppo di italiani e americani.

I numeri sono di una freddezza asettica e spesso nemmeno danno la dimensione della quantità reale. Ma soprattutto difficilmente riescono a veicolare il dolore. Quanto ne produce la morte di 2.421 persone, tanti sono i civili uccisi dalla guerra in Afghanistan nel 2010? La freddezza del numero acquista calore relativamente a qualcos’altro: rispetto a 26,4 milioni di afgani, tanti si stima ne vivano qui, è un bilancio “minimo”. La diarrea ne uccide ogni anno di più.

Di pace, lustrascarpe e pioggia battente

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Emanule Giordana

DIARIO DA KABUL. Nella città trasformata in pantano dalla pioggia, ancora assorta nella festa dell’Eid, aleggia silenziosa l’attesa per l’imminente conferenza tedesca sul futuro del Paese.

A Kabul piove raramente e per poco tempo. Ma arrivando ieri mattina all’aeroporto, il terreno era già bagnato e la pioggia è andata avanti tutto il giorno. Noiosa e insistente, sufficiente per rendere la città un pantano. A esser cinici si potrebbe dire che, se questa capitale ha un problema, riguarda le scarpe: perennemente impolverate se è secco. Dannatamente infangate se piove.
 

Agosto, il mese più lungo per i soldati statunitensi

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Joseph Zarlingo*

AFGHANISTAN Sessantasei morti solo negli ultimi trenta giorni. E ora sale l’allerta nel Paese, mentre si avvicina il decimo anniversario dell’undici settembre. Le “date rosse” che spaventano
 

Nel conteggio dei caduti statunitensi in Afghanistan il mese appena concluso è stato il più pesante degli ultimi dieci anni: 66 morti, di cui 30 quando un elicottero Chinook carico di Navy Seals è stato abbattuto dai talebani il 6 agosto. Magra consolazione, su base annua, i caduti Usa sono diminuiti: 306 morti nei primi otto mesi, rispetto ai 321 del 2010.
 

Ucciso da una guardia del corpo il fratello del presidente Karzai

Emanuele Giordana

FOCUS. È giallo sui motivi dell’assassinio. La morte di Ahmed Wali, il più potente dei parenti del leader, lascia un vuoto difficile da colmare. Forse uno spazio che qualcuno voleva riempire.

Ahmed Wali Karzai non era di quelli cui si chiede: “Scusi, lei è il fratello di... ?”. A capo del Consiglio provinciale di Kandahar ma soprattutto potente latifondista e curatore degli interessi della famiglia presidenziale nell’ostile regione del Sud - terra vessata dai talebani ma ottima per il papavero e per speculare sulla guerra - era fin troppo noto. Era.

Romani: l’Italia porterà sviluppo e nuovi affari

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Luca Bonaccorsi da Kabul

AFGHANISTAN Si conclude oggi a Kabul, con la firma di un protocollo d’intesa, la visita del ministro Romani. L'ex dipendente di Berlusconi promette «una nuova fase della presenza italiana»

 

Anche l’Italia partecipa alla “corsa all’oro” afgana

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Luca Bonaccorsi da Kabul

FOCUS Il ministro per lo Sviluppo economico Romani arriva in Afghanistan alla testa di una folta delegazione di imprese italiane, desiderose di sfruttare tutte le preziose risorse del Paese

È arrivato ieri in Afghanistan il ministro per lo Sviluppo economico Romani. Al suo seguito una folta delegazione di imprese italiane. Così folta da dare più di un pensiero ai nostri militari per garantire gli spostamenti blindati nella zona di Herat, dove il tour afgano, che finirà martedì a Kabul, è iniziato.

Una giornata qualunque ai giardini di Babur

Luca Bonaccorsi da Kabul

KABUL. Nel giorno della preghiera il parco voluto dal Moghul nel XVI secolo e restaurato dalla Aga Khan foundation si riempie di cittadini intenti nella sacra arte del pic nic. Balli, giochi e passeggiate. Di talebani e occidentali neanche l'ombra

A Kabul la domenica (che qui è il venerdì) se sei un occidentale puoi fare una cosa sola: annoiarti a morte nei compound dove vivono gli stranieri. Circondato da cemento, cavalli di Frisia, filo spinato e uomini armati. C'è il wifi che ti permette di stare su facebook, scrivere mail eccetera. Fuori dal filo spinato tanto, è quasi tutto chiuso nel giorno della preghiera.
Oppure. 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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