Kabul

La denuncia di Emergency

Susan Dabbous
AFGHANISTAN. Nel cuore della zona dei bombardamenti le forze dell’Isaf impediscono sistematicamente e intenzionalmente ai feriti di raggiungere gli ospedali attraverso il blocco delle macchine e delle ambulanze.

«Con 300 milioni di euro avremmo potuto risanare la sanità dell’Afghanistan. Peccato però che nessuno chieda ai contribuenti come spenderebbero i loro soldi». Queste le parole rilasciate a Terra dal chirurgo Gino Strada, leader di Emergency, a poche ore dall’approvazione delle 31 missioni internazionali dei militari italiani alla Camera. Il voto è andato liscio come l’olio. A infrangere l’idillio solo un’interpellanza avanzata da 36 parlamentari del Pd a firma dell’ex ministro della Difesa, Arturo Parisi.

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Niente pace senza talebani

Cecilia Tosi
DIPLOMAZIA. Alla Conferenza internazionale di Londra si discute delle modalità di transizione del potere in Afghanistan. Kabul dovrebbe arrivare presto all’autonomia, ma Karzai chiede a Usa e Inghilterra di rimanere per altri 15 anni.

Guerra e pace, scontri e trattative: senza i talebani non si fa niente a Kabul. Alla Conferenza sull’Afghanistan che si è aperta ieri a Londra il presidente Karzai ha ceduto al volere degli occidentali, dichiarando che «tenderà una mano a tutti coloro che non siano legati ad al Qaeda», riferendosi a quell’ala moderata della formazione ribelle che da tempo gli americani vogliono cooptare nel processo di pace.
 

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Autobomba nel centro di Kabul. Attacco dinamitardo in Punjab

Susan Dabbous
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AfPak. Il presidente afgano Karzai annuncia la svolta contro la piaga endemica e il generale Petraeus a Islamabad rassicura che non ci sarà un colpo di Stato militare. Ma nella regione regna ancora la violenza: ieri due nuove esplosioni.

Due eventi ufficiali, due Paesi senza pace e due attentati sanguinari. Ieri, poco prima che il presidente afgano Hamid Karzai si accingesse a inaugurare una conferenza contro la corruzione, a Kabul, un’autobomba è esplosa nella centralissima zona di Wazir Akbar, quartiere di ambasciate e alberghi, causando almeno 8 morti e una quarantina di feriti.

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Kabul, Gates rassicura Karzai «Il nostro ritiro durerà anni»

Paolo Tosatti
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AFGHANISTAN Il leader asiatico ha chiesto altri 5 anni per strappare il controllo del territorio dalle mani dei talebani. Il segretario alla Difesa Usa garantisce una exit strategy graduale. Pronto l’invio dei primi 16mila uomini di rinforzo.

 

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Obama: «L’impegno Usa non è a tempo indeterminato»

Gloria Ravidà
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AFGHANISTAN Washington manda un monito a Karzai: «La governance deve migliorare entro un ragionevole lasso di tempo». Partito ieri per l’Asia, al suo ritorno l’inquilino della Casa Bianca dovrà decidere se aumentare o no i soldati

Che Barack Obama avesse bisogno di tempo per decidere se aumentare le truppe in Afghanistan era da mettere in conto. A pochi giorni dall’insediamento di Hamid Karazi, e innanzi a un’America sempre più contraria alla guerra, il presidente ha ovviamente necessità di riflettere sulla nuova strategia da adottare nel Paese asiatico.

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Se Abdullah non ci sta

Paolo Tosatti
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AFGHANISTAN. L’ex ministro degli Esteri di Kabul, sfidante del presidente uscente Hamid Karzai, potrebbe boicottare il ballottaggio del 7 novembre. Una decisione non sostenuta dagli Stati Uniti. Hillary Clinton: «Il voto sarà comunque valido».
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Al Qaeda rivendica l’attentato in Iraq ma Kabul resta la priorità Usa

Annalena Di Giovanni
MEDIO ORIENTE. La rete terroristica dichiara di aver provocato le due esplosioni nel centro di Baghdad che domenica scorsa hanno ucciso 155 persone. Nel Paese del Golfo si avverte l’abbandono di Washington che punta tutto sull’Afghanistan.

Iraq sta precipitando di nuovo nel caos. Al Qaeda ha rivendicato l’attacco di domenica scorsa che ha provocato oltre 155 morti. Il premier iracheno ha temuto persino di presenziare alle esequie pubbliche delle vittime, il governo è spaccato su una legge elettorale che garantisca più trasparenza e sull’autonomia delle province curde. È questo l’Iraq “pacificato”, dal quale gli Stati Uniti vogliono scappare.

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Waziristan, la rischiosa offensiva di Islamabad

Paolo Tosatti
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PAKISTAN. Doppio attentato suicida nella capitale: 7 i morti e una trentina i feriti. I ribelli riconquistano la cittadina di Kotkai, mentre sale a 90 il numero dei militanti uccisi. Intanto l’Afghanistan si prepara al ballottaggio per eleggere il presidente.

 Benzina sul fuoco. O meglio, cemento che compatta il muro di resistenza eretto contro il nemico. Appena al suo quarto giorno, l’offensiva lanciata dall’esercito pachistano nel sud del Waziristan ha già determinato un coordinamento dei talebani della regione per far fronte agli attacchi di Islamabad.

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Afghanistan, la guerra al narcotraffico resta la priorità

Alessandro De Pascale
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IL QUADRO Da Kabul il ministro della Difesa La Russa esclude l’invio di altri uomini. Mentre i generali americani chiedono 40mila soldati in più, Obama prende tempo. Londra e Washington si concentrano sulla lotta ai signori della droga.

Sono passati otto lunghi anni dal giorno in cui gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan. Il ministro Ignazio La Russa ieri era a Kabul insieme con una delegazione composta da due parlamentari e dal capo di Stato maggiore della Difesa Vincenzo Camporini. «Il nostro impegno è già elevato - ha spiegato La Russa - la tendenza sarà di non aumentarlo». Diverso il discorso per il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, costretto a fronteggiare i Repubblicani da un lato e i Democratici dall’altro.

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Pochi, deboli e male armati. Eppure controllano l’Afghanistan

Bruno Picozzi
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TALEBANI Nessuna polemica. Nessuna rivendicazione. Ora è il momento dello strazio e del dolore per la morte dei sei ragazzi italiani a Kabul. Poi, dovremmo chiederci come fa un pugno di uomini a tenere in mano un Paese.

Sui morti non si fa polemica faziosa e non si lucra consenso, una regola alla quale tutti devono sottostare, politici e giornalisti. Tuttavia proprio il rispetto dovuto alla memoria di chi ha perso la vita in missione impone di riflettere onestamente sulle ragioni per le quali si mandano dei giovani a morire. Perché, se non è possibile fare frittate senza rompere le uova, quando si parte in guerra - e in Afghanistan c’è la guerra - bisogna mettere in conto la morte.

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