Un miraggio chiamato pace

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Enza Roberta Petrillo* (Acropoli)

KOSOVO. Dietro l’elezione di Atifete Jahjaga a Presidente della Repubblica si celano inquietanti personaggi.

La distanza di oltre dieci anni dalla fine della guerra, il Kosovo stenta a trovare pace. Se n’è parlato all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici all’Osservatorio internazionale di aprile sul tema “Balcani: così vicini, così lontani”.

«Kosovo in cerca di identità, a iniziare dalle donne»

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Stefano Casprini

INTERVISTA. Il difficile cammino dell’indipendenza della nazione più giovane e più povera d’Europa. Violenza domestica, mancanza di assistenza legale in caso di divorzio, eredità e proprietà legittime inesistenti. A colloquio con Lina Andéer, operatrice dell’Associazione svedese “Donna a donna” che si occupa di far valere i diritti delle kosovare di origine serba, rom, ashkali ed egiziana.

Nella nazione più giovane e più povera d’Europa si sono svolte le elezioni per il rinnovo dei seggi parlamentari. Il 12 dicembre Hashim Thaci, alla guida del Pdk (Partito democratico del Kosovo), è uscito vincente dalle prime consultazioni elettorali dal momento della proclamazione dell’indipendenza (2008). Accuse di brogli e fantasmi della guerra adombrano però il futuro politico del Paese.

Elezioni, i rivali di Thaci contestano i risultati del voto

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Enrico Campofreda

KOSOVO. Gli avversari del premier parlano di brogli in almeno due città dove il suo clan imperversa. Gli osservatori europei: «Speriamo in un governo all’altezza della sfida Ue».

Gli ultimi dati sulle elezioni in Kosovo dicono che Thaci, il premier uscente, ex miliziano e trafficante, ce l’ha fatta a confermare se stesso e ipotecare per il suo Pdk la supremazia nella regione-nazione. Lui già festeggia rivendicando un 31 per cento che gli avversari contestano, parlando di brogli in almeno due città dove il suo clan imperversa. La Lega democratica, che presentava in alternativa il sindaco di Pristina Isa Mustafa, vanterebbe il 25 per cento dei consensi.

Tra Belgrado e povertà, la prima volta del Kosovo

Diego Carmignani

BALCANI. Domenica la più giovane nazione europea esordisce in una consultazione elettorale democratica. L’inedito ago della bilancia potrebbero essere le formazioni di minoranza serba.

Domani, sulla incandescente questione kosovara verrà scritto un nuovo capitolo: con tutta probabilità renderà conto di dinamiche ben note, ma rappresenterà in ogni caso un momento inedito per tutta la popolazione. Per la prima volta, lo Stato europeo più povero - primo per tasso di disoccupazione, al 45%, e per numero di cittadini sotto la soglia di povertà, anche in questo caso 45% - e più giovane - risale al 17 febbraio la proclamazione della tribolata indipendenza - va alle urne.

Mitroviza, città divisa nell’incognita Kosovo

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Paolo Bergamaschi

REPORTAGE. Seconda e ultima parte del viaggio in Kosovo. La strada dalla capitale Pristina alla città spezzata in due, dal fiume Ibar e dalla disponibilità al dialogo della comunità serba. Dove il dissenso è impossibile.

Un intero quartiere sulla sommità di una collina alla periferia della capitale, recintato da filo spinato e blocchi di cemento con appariscenti misure di sicurezza finalizzate ad incutere timore, ospita la nutrita delegazione Usa. Non usa certo mezze parole l’ambasciatore Christopher Dell per manifestare il suo disappunto: «Il mandato di perquisizione mi sembra molto debole, potrebbe essere l’inizio e la fine dell’inchiesta», attacca duro, «sarebbe stato più prudente attendere e sviluppare meglio il caso».
 

L’Europa in Kosovo, un bilancio difficile

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Paolo Bergamaschi

REPORTAGE. A Bruxelles si interrogano sul senso della presenza europea nel più giovane Paese dei Balcani. Il tempo ora stringe per Eulex, 2.000 persone, la più importante missione di politica estera comune della Ue.

Evaporata, dissolta, svanita. Dopo la firma dell’accordo di cooperazione con la polizia serba che aveva provocato la collera dell’opinione pubblica kosovara, la reputazione della missione Eulex ha dovuto fare i conti ad inizio aprile con lo scandalo di alcuni poliziotti romeni del contingente europeo pizzicati dalle guardie di frontiera macedoni intanto che contrabbandavano alcol e sigarette.

Quegli ammalati di cancro di ritorno dal Kosovo

Adele Parrillo

CINEMA. Da venerdì è nelle sale Le ultime 56 ore, un film di Claudio Fragasso che racconta una storia di guerra con troppa compiacenza verso le scelte dei governi.

Il ritorno dal Kosovo, un gruppo di soldati comandati dal colonnello Gabriele Moresco, si scoprono ammalati di cancro per contaminazione da uranio impoverito. Ignorati dalle istituzioni che avrebbero dovuto tutelarli, per porre il problema all’attenzione dell’opinione pubblica, il colonnello Moresco organizza l’“Operazione 12 Apostoli”.

Uranio impoverito L’uomo come un fine

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Adele Parrillo

URANIO IMPOVERITO - IL VELENO INVISIBILE. Il Kosovo è stato contaminato dai bombardamenti Nato in Serbia e a pagarne le conseguenze sono i soldati in missione.

«Considera sempre l’uomo non come un mezzo ma come un fine». Oggi, ancora più di ieri, credo sia molto valido il principio di Immanuel Kant. Agire in termini di responsabilità. Ognuno nei confronti di un altro. I governi nei confronti dei propri cittadini. Ogni agire richiede un’azione appropriata: prendersi una responsabilità.

Armando, vita da sopravvissuto

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Adele Parrillo

URANIO IMPOVERITO - IL VELENO INVISIBILE La storia Armando Paolo, un reduce dei Balcani, che dopo delle missioni Nato in Kosovo, ha scoperto di avere una patologia alla tiroide da esposizione a uranio impoverito.

Fin da giovanissimo, Armando aveva sognato la divisa. L’esercito, per lui, non era un ripiego contro la disoccupazione, bensì una vocazione. Nato 31 anni fa a Latina, dove tuttora vive, Armando Paolo è un sopravvissuto.

La “strana morte” di Stefano

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Adele Parrillo

URANIO IMPOVERITO – IL VELENO INVISIBILE Il maresciallo Malone, reduce dal Kosovo, accusa continui dolori al torace. Neoplasia pleuro-polmonare causata da inalazione di polvere di amianto. Nel 2004 la vedova Paola vince la sua battaglia. Il Tribunale riconosce il decesso per “cause di servizio” e 500mila euro.

«Sono stato un servitore della Patria. E sono stato tradito dalla Patria ». Nel rievocare la lunga odissea del marito Stefano, elicotterista - snodatasi dal ’96 al ’99 tra le missioni all’estero e gli ospedali la signora Paola Melone ricorda le parole da lui pronunciate negli ultimi giorni di vita. La coppia viveva a Canale di Orvieto (Terni).
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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