La "Polveriera Italia" che il Governo finge di non vedere

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Giorgio Mottola

INQUINAMENTO. In Italia sono 1096 i siti «ad alto rischio di incidente rilevante». Si tratta di industrie, raffinerie e petrolchimici che, senza controlli, rischiano di trasformare l’Italia in una polveriera
 

Per la Prestigiacomo le centrali nucleari italiane «saranno cento volte più sicure di quelle giapponesi». Il governo italiano, però, non è ancora in grado di fronteggiare il problema della sicurezza dell’industria chimica e petrolchimica presente sul territorio nazionale. Secondo l’ultimo censimento del ministero dell’Ambiente, datato ottobre 2010, in Italia ci sono ben 1096 siti «a rischio di incidente rilevante».

Disastro Lambro, un anno dopo

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Erica Sirgiovanni (Terra Milano)

AMBIENTE. Ancora nessun colpevole per lo sversamento di idrocarburi nel fiume. In 12 mesi, altri 7 allarmi per scarichi industriali.

E' passato un anno dal disastro ambientale del febbraio 2010, quando 2.600 tonnellate di idrocarburi  provenienti dalla ex raffineria Lombarda Petroli di Villasanta, furono sversati nel tratto brianzolo del fiume Lambro, provocando uno dei peggiori disastri ecologici che la regione ricordi. Ad oggi, l’indagine giudiziaria è ancora aperta ma non c’è nessun colpevole.

Disastro del Lambro. C’è il rischio impunità

Giorgio Mottola

EMERGENZE. Il governo non ha recepito la direttiva europea sulla responsabilità amministrativa nei reati ambientali. E ora i colpevoli dello scarico illegale nel fiume potrebbero passarla liscia.

La buona notizia è che la Procura di Monza ha raccolto prove sufficienti a carico dei presunti responsabili dello scarico illegale nel Lambro di oltre tremila tonnellate di idrocarburi. La cattiva è che con molta difficoltà il capo di imputazione potrà essere il disastro ambientale. Giuseppe e Rinaldo Tagliabue, titolari della Lombarda Petroli colpevole dello sversamento, potrebbero essere rinviati a giudizio solo per irregolarità fiscali e reati ambientali minori.

I video attivisti e l’ecodisastro

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Gabriele Bollini (Terra Emilia Romagna)

CULTURA. Presentato a Bologna il mediometraggio “Un po’ di petrolio” che prende lo spunto dall’episodio dello sversamento nel Lambro.

Mercoledì scorso 12 gennaio, a Bologna presso XM24, via Fioravanti 24, nell’ambito di “MeryXM - aperitivo del mercoledì”, c’è stata la proiezione in prima nazionale del mediometraggio “Un po di petrolio”, una produzione: insu^tv (Napoli) e teleimmagini?

Lambro, una via crucis infinita

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Anna Pellizzone (Terra Milano)

INQUINAMENTO. Ancora sversamenti illegali nel fiume lombardo. Il Wwf chiede «un intervento unitario e di lungo termine».

Grigio-verde, nero, bianco-grigio, marroncino e poi di nuovo biancastro.

L'emergenza dimenticata

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Sirio Valent

LAMBRO. Nel fiume sono stati rinvenuti valori di policlorobifenili superiori alla norma. A 9 mesi dal disastro della raffineria della ex Lombarda petroli, la bonifica procede con grande ritardo. E i fondi sono ancora fermi.

L'emergenza Lambro non è finita. A 9 mesi di distanza dal disastro dell’onda nera, i suoi sedimenti restano carichi di sostanze tossiche, gravemente inquinanti per il territorio e minacciose per l’uomo. Mentre gli interventi di bonifica tardano ad arrivare. Lo ha rilevato l’Arpa Lombardia, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, che da febbraio monitora mensilmente le acque del fiume.

«Pericolo acqua alta»

Valerio Ceva Grimaldi

MILANO. Dopo le ultime esondazioni del Lambro e del Seveso, causa maltempo, la città ha subito gravi danni. Allagati sottoscala e stazioni della metro. Il geologo Caniparoli: «La falda sta risalendo. Andrà sempre peggio».

Cantine e garage allagati, strade invase dalla melma, sottoscala inagibili. In alcuni punti anche mezzo metro d’acqua, registrato appena sabato scorso. E Milano, ad ogni forte pioggia che ingrossa e fa esondare i fiumi Lambro e Seveso, che attraversano la città e il suo hinterland ingabbiati in canali di cemento e talvolta soverchiati dall’urbanizzazione, va in tilt.

Il mistero del Lambro

Alessandro De Pascale

INQUINAMENTO. Nel fiume potrebbero essere finite anche sostanze tossiche. La Lipu: «Nello stomaco degli uccelli non c’erano tracce di idrocarburi ma i volatili avevano emorragie agli organi e il fegato spappolato».

E' passato esattamente un mese dallo sversamento di idrocarburi nel fiume Lambro. Erano le tre e mezza di notte dello scorso 23 febbraio, quando dalle cisterne della Lombarda Petroli, migliaia di metri cubi di idrocarburi finiscono nel vicino corso d’acqua. La magistratura ipotizza un atto doloso, effettuato da persone esperte che sapevano dove mettere le mani. Perché le valvole andavano azionate in una precisa sequenza, da un apposito quadro elettrico in grado di attivare le pompe. Non si trattava quindi di aprire un semplice rubinetto.
 

Competenze e depuratori intasati. Per il Lambro è ancora emergenza

Diego Carmignani

AMBIENTE. Tonnellate di idrocarburi circolano ancora tra il fiume e il Delta del Po. La quantità e l’identità di queste sostanze non sono note. E il Wwf chiede al ministero di affidare all’Autorità di bacino il coordinamento della bonifica.

Niente question time ieri alla Camera, quindi niente risposte della Prestigiacomo alle interrogazioni sulla costituzione di una cabina di regia per gli interventi di bonifica del Po, sulle iniziative per la realizzazione di un sistema di governo del bacino del fiume e sulle misure per la definizione di un piano organico della sua tutela e valorizzazione. Il voto di fiducia sugli enti locali ha tolto da un potenziale impaccio il ministro, che deve spiegare come dare seguito alla “passata emergenza”, ora che la Protezione civile ha fatto il suo.
 

La cascata di Stendhal a rischio

Giorgio Frasca Polara

IL CASO. Ad Asso, nel comasco, potrebbe sorgere un supermercato a pochi metri da un patrimonio storico.

Ma come si fa a fronteggiare l’arroganza tanto degli speculatori (edilizia-commercio) quanto degli amministratori locali in quel di Asso, nel comasco, al confine tra la Brianza e la Valassina?

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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