Anche minori trattenuti sulle navi della vergogna

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Dina Galano

DIRITTI. Da ormai cinque giorni nel porto di Palermo i traghetti di linea ospitano gli stranieri trasferiti da Lampedusa. Terre des hommes: «I ragazzi sono stati identificati frettolosamente».

Sulle due navi ancorate al molo palermitano ci sarebbero anche dei minori. Non si perde in particolarismi il regime di trattenimento dei tunisini che il governo italiano ha predisposto in seguito all’incendio del centro di Contrada Imbriacola di Lampedusa. Sulle tre imbarcazioni si trovavano fino a domenica circa 560 persone. Da ieri sono in 340 perché la nave Moby Fantasy ha lasciato il porto per la volta di Cagliari dove i suoi 220 “ospiti” saranno trasferiti al centro di prima accoglienza di Elmas, vicino all’aeroporto del capoluogo.

Lampedusa, arrestati gli autori dell’incendio

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Susan Dabbous

SBARCHI. Fermati 4 presunti responsabili del rogo nel centro d’accoglienza dell’isola.

Non si fermano gli sbarchi a Lampedusa. Una piccola imbarcazione con 65 tunisini a bordo è stata scortata ieri, nel tardo pomeriggio, dalla Guardia di finanza sull’isola dove è finalmente tornata la normalità, grazie ai trasferimenti dei giovani nordaficani sui voli militari. Dopo la guerriglia urbana di mercoledì scaturita dalla fuga dei 1.200 migranti dal centro d’accoglienza dato alle fiamme martedì scorso, la cittadinanza ha vissuto un giorno in festa in occasione della processione della Madonna di Porto Salvo, protettrice dei pescatori.

Cronache di guerra da Lampedusa

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Susan Dabbous

LE TESTIMONIANZE. «Mai vista tanta violenza». Parlano il direttore del Centro d’accoglienza, una volontaria e un operatore umanitario.

«In tanti anni che lavoro a Lampedusa non ho mai assistito a niente del genere». A parlare è un operatore di Save the children dopo i violenti scontri di ieri tra tunisini, lampedusani e forze dell’ordine, seguiti all’incendio di martedì scorso nel centro d’accoglienza di Contrada Imbriacola.

Per i tunisini torna l’ipotesi respingimento

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Dina Galano

MIGRANTI. Centoquattro persone sono state riportate in alto mare dopo aver raggiunto Lampedusa. Riconsegnate alle autorità di Tunisi dalla nave militare Borsini. In barba alle leggi internazionali.

Domenica scorsa un ragazzo tunisino ha raggiunto Lampedusa a nuoto. Appena intuito che la motovedetta della Guardia costiera stava lasciando il porto dell’isola dopo una breve sosta, ha preso coraggio e si è buttato in mare. Lui è uno dei nove che sono riusciti a sbarcare, perché donne o perché in precario stato di salute. I loro compagni di viaggio, 104 tunisini in totale, sono stati riportati indietro. Consegnati alla nave militare Borsini, trasbordati sulle motovedette tunisine. Lampedusa l’hanno vista a un palmo, e sono stati beffati.

Scatta la rabbia al centro “fantasma” di Pantelleria

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Dina Galano

MIGRANTI. Sulla piccola isola 90 profughi, in maggioranza tunisini, hanno incendiato la struttura dopo settimane di reclusione. Trattenuti in una ex caserma, non hanno assistenza legale e sanitaria.

Da aprile scorso l’emergenza sbarchi non riguarda soltanto Lampedusa. La meta più vicina alla Tunisia resta l’isola di Pantelleria, dove da settimane sono trattenuti una novantina di migranti, in maggior parte fuggiti dal Paese nordafricano. Martedì scorso, la protesta che ha rotto il silenzio. I profughi hanno dato fuoco alla struttura ospitante, un limbo giuridico nato all’interno dell’ex caserma “Barone”, da tempo dismessa. Materassi bruciati, i pochi arredi distrutti.

“Lampedusa accoglienza” l’ente che viola i diritti

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Dina Galano

DENUNCIA. Degrado e abbandono. L’Arci, da oltre un mese sull’isola, accusa il gestore di Contrada Imbriacola: «Nel centro per migranti manca materiale di ogni tipo. A noi viene impedito l’accesso».

«Basta entrare nel centro di prima accoglienza di Lampedusa per accorgersi del degrado». Sono passati mesi dall’inizio dell’esodo dal Nord Africa e sull’isola le condizioni dei migranti sono pessime, come in origine. La denuncia, questa volta, proviene dall’Arci che caparbiamente da più di un mese tenta di supplire alle carenze di informazione e assistenza legale fornite alle persone sbarcate.

Migranti, ancora sbarchi nell’isola di Lampedusa

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Rossella Anitori

DIRITTI. Nuovi arrivi in Sicilia e in Puglia. Nel weekend di ferragosto sono oltre 2mila i profughi approdati sulle coste italiane. Maroni: «Soluzione rapida delle operazioni militari in Libia».

Continuano senza sosta gli sbarchi sull’isola di Lampedusa. L’ultimo barcone è arrivato ieri, a bordo c’erano oltre 280 migranti partiti due giorni fa dalla Libia. Tra i viaggiatori venti donne e un bambino. Saranno trasferiti nel Centro di prima accoglienza di Contrada Imbriacola e nell’ex base Loran, dove si trovano ancora oltre mille persone dopo il trasferimento via mare di 456 migranti in altre regioni italiane. Nel weekend di Ferragosto ad approdare sull’isola sono stati oltre 2mila profughi.

Lampedusa, arrivano centinaia di migranti

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Susan Dabbous

SBARCHI. Approdate sull’isola oltre 500 persone grazie alle buone condizioni meteomarine. In mattinata è giunto barcone con 320 a bordo. Tra di loro anche 35 donne e 11 bambini.

«Si fa presto adire “emergenza sbarchi a Lampedusa”, poi però le conseguenze sul settore turistico le paghiamo noi». Mariangela Greco ha una pensioncina sull’isola dove ieri sono arrivati altri 500 migranti. Ormai però i numeri sono fluidi, tra chi arriva e chi riparte, spesso entro le 48 ore, non ci son più le situazioni drammatiche a cui ci si era abituati ad aprile quando c’erano più di 6.000 tunisini che dormivano all’aria aperta.

Omissione di soccorso. Frattini: «Inchiesta Nato»

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Rossella Anitori

MIGRANTI. Dopo l’ennesima tragedia a largo di Lampedusa, la Farnesina chiede all’Alleanza atlantica di accertare la dinamica dei fatti. Il Centro Astalli: «Serve un corridoio umanitario».

Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha chiesto alla Nato di aprire un’inchiesta per fare luce su quanto accaduto nei giorni scorsi a largo di Lampedusa. Oltre un centinaio di migranti in fuga dalla Libia sarebbero morti di fame e di stenti durante la traversata e i loro corpi sarebbero stati abbandonati in mare. È quanto hanno raccontato alle autorità italiane i superstiti allo stremo delle forze: «Eravamo trecento, ma un centinaio, soprattutto donne, non ce l’hanno fatta».

A Rogliano, il modello L’Aquila per l’accoglienza dei migranti

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Dina Galano

DIRITTI. In Calabria i centri per rifugiati nascono come funghi. Nella cittadina del consentino da lunedì arriveranno i profughi del Mediterraneo. All’insaputa del sindaco e prefettura, ecco come tutto è gestito in deroga dalla Protezione civile.

Da Lampedusa a Rogliano, nella valle del Savuto. Proprio dove l’autostrada Salerno - Reggio Calabria curva verso la Sila, abbandonando la costa, nella pianura cosentina sta sorgendo un nuovo Centro di accoglienza per richiedenti asilo. Rogliano conta appena 6.000 abitanti ed è il maggiore  dei Comuni del comprensorio. Ora si appresta ad ospitare almeno 150 profughi che in queste ore affollano l’isola di Lampedusa.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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