Caro Bonelli, che brutto momento. Mi dissocio dalla censura

Pinuccia Montanari

Come ci siamo ridotti alle censure, minacce ed epurazioni? Non è questa la natura del nostro partito.

Ho letto con immenso dispiacere la nota del Direttore di Terra e ritengo che quanto emerge dalle sue parole sia gravissimo per tutti i Verdi. E, in primo luogo intendo esprimergli la mai più ferma solidarietà, dissociandomi pubblicamente da qualsiasi comportamento del Presidente dei Verdi che possa aver minato la già difficile libertà di stampa in Italia.

Caro Bonelli, a volte è meglio il silenzio

bonaccorsi.
Luca Bonaccorsi

Ci sono molte cose non vere nella lettera di Bonelli. Le intollerabili minacce ci sono state eccome. Basta con le menzogne, anche sul sostegno al giornale. Tutto questo non aiuta a ripristinare un clima di collaborazione. Anzi.

Caro Bonelli, mia madre mi ha insegnato da piccolo che quando uno sbaglia fa una gran bella figura a riconoscerlo. Chiedere scusa, mi diceva, non è atto di debolezza ma di grande dignità. Poi aggiungeva bonariamente: «Ma se non hai la forza di riconoscere l’errore, almeno stai zitto». I Verdi non hanno minacciato Terra, sei stato tu a farlo (un particolare che avevo pietosamente omesso nel breve atto di protesta apparso ieri sul giornale).

Nessuna minaccia a Terra

Angelo Bonelli

I Verdi non hanno minacciato Terra. Hanno solo chiesto un contraddittorio.

I Verdi in nessuna forma hanno minacciato il quotidiano Terra. Quelle fatte dal direttore di Terra sono affermazioni estremamente gravi. I fatti sono i seguenti: siamo all’anti-vigilia delle Primarie per le individuazioni del simbolo che rappresenterà il futuro soggetto ecologista e civico, un evento politico di straordinaria importanza e che vede il sostegno dei Verdi europei a partire da Daniel Cohn Bendit.

Non c'è ecologia senza democrazia

Luca Bonaccorsi

Le regole di Terra sono semplici: TUTTI gli ecologisti (verdi e non) possono scrivere e commentare. Nessuna minaccia sarà più accettata senza l'immediata denuncia alle autorità di tutela della libertà d'informazione.

Giovedì è successa una cosa molto grave. Sono stato pesantemente minacciato perché mi accingevo a pubblicare una lettera di due dirigenti Verdi in dissenso con il presidente Bonelli. Visto che la temperatura del dibattito politico nei Verdi è destinata a salire da qui all’Assemblea nazionale, mi sembra il caso di chiarire qui, ancora una volta, le nostre regole. Terra è accessibile a TUTTI i commenti, di tutta la comunità ecologista.

Tutti contenti dopo le urne. Prove di dialogo in Turchia

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Enrico Campofreda

ELEZIONI. Erdokan, al suo terzo mandato, sa che la riscrittura costituzionale dovrà essere condivisa perché tocca i diritti delle minoranze, la libertà di stampa e le riforme religiose.

«Abbracceremo ognuno di voi che abbiate votato Akp oppure no». Con la forza del 50% dell’urna che gli conferisce il terzo mandato consecutivo Recep Tayyip Erdokan parla alle genti della Turchia e alle tre formazioni egualmente soddisfatte dal voto. I repubblicani di Kilicdaroglu che con 3 milioni e mezzo di consensi in più hanno risalito la china e registrato un 26% con cui incamerano 135 deputati, i nazionalisti dell’Mhp miracolati dopo gli scandali del bordello che riescono a superare di tre punti l’alto sbarramento posto al 10%. Lo stesso Bdp filocurdo che lo sbarramento non lo supera (6.6) ma invia in Parlamento 36 deputati presentati come indipendenti, fra cui la pasionaria Leyla Zana. Il discorso sfoderato da Erdogan non è quello del leader d’un partito di maggioranza ma dello statista che guarda ai 74 milioni di cittadini, non solo ai suoi 21.400.000 elettori.

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Giornalisti in piazza contro il bavaglio alla stampa

Jean Claude Mbede

CAMERUN. In occasione della giornata per la libertà dell’informazione nella capitale Yaoundè scontri durante il pacifico sit-in di protesta davanti agli uffici del premier. Quattro arrestati e numerosi feriti.

Domenica scorsa, il prefetto di Yaoundé, la capitale del Camerun, ha messo in guardia i dirigenti dell’Unione dei giornalisti camerunensi (Ujc) dal mettere in atto qualsiasi forma di protesta. L’organizzazione sindacale aveva annunciato nei giorni scorsi una grande manifestazione per il tre maggio, giornata della libertà di stampa. Ieri, il governo del Camerun non ha consentito ai giornalisti neanche un sit-in non violento.

Giornalisti alla sbarra

Dina Galano

INTERCETTAZIONI. Depositati in commissione Giustizia dodici emendamenti della maggioranza al ddl approvato dalla Camera. Cresce la stretta sulla libertà di stampa: fino a sei anni per chi pubblica indebitamente.

Cambiano le regole, ma non del tutto. Qualche passo indietro il governo ha dovuto farlo, se non altro per non ritrovarsi nuovamente di fronte al rifiuto di firma da parte del presidente della Repubblica. Il disegno di legge sulle intercettazioni ora è sotto esame al Senato e potrà essere sottoposto al voto già dal 28 aprile, come ha pronosticato il presidente della commissione Giustizia, Filippo Berselli. Ma rispetto al testo approvato dalla Camera l’11 giugno dello scorso anno, si stanno introducendo modifiche a colpi di emendamenti.

Kenya, quel fantasma della censura che spaventa il Paese

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Bruno Picozzi

AFRICA. La recente pubblicazione del nuovo regolamento per i mezzi d’informazione ha scatenato un vespaio di polemiche. L’iniziativa varata dal governo non tutela la riservatezza delle fonti e neppure la libertà di espressione.

Phoebe, la chiameremo così, è una giovane ragioniera che vive a Nairobi e che ogni giorno, piova o tiri vento, si alza alle 5 del mattino per andare a lavorare. Accetta di parlare di politica purché non venga rivelato il suo vero nome. «In Kenya abbiamo la Gestapo e io non voglio finire sotto tortura. Cose del genere sono già successe e non le augurerei al mio peggior nemico».

Libertà di stampa, Italia superata dal Ghana Bene gli Usa con Obama

Gloria Ravidà

INFORMAZIONE. Diffuso ieri il rapporto annuale di Reporters sans frontières. Peggiorano Francia e Spagna.

Dal trentacinquesimo posto al quarantanovesimo in due anni. È il salto indietro che, secondo l’ultimo rapporto di Reporters sans frontières sulla libertà di stampa, ha fatto l’Italia. Nella classifica, in cui figurano 175 Paesi, siamo stati superati da Stati africani come Ghana (27esimo) e Mali (30esimo), e latinoamericani, come Uruguay (29esimo) e Cile (39esimo). Sfilano davanti a noi anche le nazioni entrate da poco nella Ue: l’Estonia ha ottenuto il sesto posto, la Lituania il decimo e la Lettonia il tredicesimo.

La Repubblica, partito unico di opposizione

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Pietro Orsatti

CONFLITTI. Tutti contro il "Corriere della sera", dal premier a Scalfari e Travaglio. Stupisce non tanto la dichiarazione di Berlusconi, quanto la violenza dei colleghi.

C’è molto da dire a dieci giorni dalla grande manifestazione per la libertà di stampa nel nostro Paese. C’è da riflettere, e non poco, a una settimana dalla bocciatura del Lodo Alfano e dalla perdita dei pur minimi freni inibitori rimasti al premier. Ci ha provato due sere fa Gad Lerner nel corso di una puntata dell’Infedele, ci stiamo provando con disagio anche noi, artigiani non allineati dell’informazione.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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