E' giallo sul sepolcro del raìs “miscredente”

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Emanuele Milanese

LIBIA. Si sa soltanto che Muhammar Gheddafi è stato sepolto nel deserto. Il nuovo mufti di Libia ha vietato che fosse trattato da “martire”. Si potrà ricordare ma non venerare.

Tutto quello che si sa sul destino di Muammar Gheddafi è che è sepolto nel deserto. Resta un giallo non solo la località in cui è avvenuta la sepoltura, ma anche su come sia stata eseguita e sul fatto che sia stata celebrata secondo il rituale islamico, che prevede una procedura molto precisa. Gheddafi auspicava, nel caso di morte, una sepoltura da martire dell’Islam. Solo così il rituale prevede che il corpo non sia lavato dal sangue versato sul campo e sia sepolto con gli abiti che indossava al momento del martirio.

Tutti gli interrogativi sul futuro della Libia

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Gianna Pontecorboli

ANALISI. La Nato annuncia a fine ottobre il termine della missione nel Mediterraneo e Obama conferma che entro il 2011 lascerà l’Iraq. Ma il domani, a Tripoli e a Bagdad, resta pieno di incognite.

Giovedì mattina, le immagini di Gheddafi sanguinante hanno lasciato l’America e il Palazzo di Vetro dell’Onu sollevati, e insieme  inorriditi e perplessi. E venerdì, la Nato ha annunciato in via preliminare che la missione in Libia terminerà alla fine di ottobre. Poche ore dopo il presidente Obama annunciava il ritiro completo delle truppe americane da Bagdad.

L’esecuzione di Gheddafi chiude la partita

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Francesca Gnetti

LIBIA. Termina con la morte del dittatore la guerra a cui ha partecipato anche l’Italia. La fine ingloriosa del raìs sigilla il conflitto.

Sirte liberata. Muammar Gheddafi catturato. Anzi no, morto. Le voci sulla vittoria dei ribelli libici si rincorrono precipitosamente, fino alla conferma del Consiglio nazionale di Transizione (Cnt): il colonnello è stato ucciso durante la battaglia per la presa di Sirte, principale bastione della resistenza lealista. In tutte le città della Libia, da Tripoli a Misurata, da Bengasi -dove tutto è cominciato- a Sirte -dove adesso tutto sembra concludersi- migliaia di persone sono scese in strada a festeggiare la fine di oltre quarant’anni di regime del colonnello.

Raid a Sirte, i combattimenti bloccano gli aiuti umanitari

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Susan Dabbous

LIBIA. L’associazione dei medici arabi in Italia denuncia la richiesta caduta nel vuoto: «Avevamo denunciato la carenza di medici e farmaci tre settimane fa. Bisognava fare ospedali da campo».

Acqua, cibo, carburante. Manca tutto. Agli abitanti di Sirte, l’ultimo baluardo dei lealisti di Muahammar Gheddafi, non resta che fuggire. Secondo la Croce rossa internazionale, che ieri non è riuscita a portare due convogli di aiuti in città, almeno 18mila persone hanno approfittato del cessate il fuoco di 48 ore concesso dal Consiglio nazionale transitorio venerdì scorso per andarsene via. Da domenica si è ripreso a combattere e nei pochi ospedali agibili la situazione è gravissima.

Petrolio, la guerra per evitare la nazionalizzazione

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Alessandro De Pascale

WIKILEAKS. I cable riservati della diplomazia Usa rivelano che Gheddafi stava gettando le basi per cacciare di nuovo le aziende straniere dalla Libia.

Attaccare la Libia per evitare la nazionalizzazione dei pozzi di petrolio. Potrebbe essere questa la causa dell’intervento occidentale a Tripoli. La dirompente rivelazione è contenuta nei cable riservati della diplomazia statunitense diffusi da Wikileaks. A scriverli, tra il 2009 e il 2010, sono diverse ambasciate europee, a partire da quella di Tripoli. La prima volta che se ne parla è all’inizio del 2009.

Leptis Magna sos, sito libico da salvare

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Maria Luna Moltedo (Inserto Domenicale)

ARCHEOLOGIA. Storia e importanza di una antica e influente città della Libia ormai presente nella lista dei patrimoni dell’umanità segnalata dall’Unesco. La zona archeologica è abbandonata e incustodita dopo la guerra civile che ha piegato il regime di Gheddafi.

Leptis Magna (nelle iscrizioni anche: Lepcis Magna, per i Fenici Lebdah) fu un’antica e influente città della Libia, fiorita prima sotto i Cartaginesi e poi sotto i Romani. La città, che dal 1982 figura nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco, era una delle tre che hanno dato il nome alla Tripolitania. La città venne fondata da coloni fenici intorno al 1100 a.C., anche se non riuscì a diventare una potenza nel Mar Mediterraneo orientale prima del IV secolo a.C.

La battaglia finale a Sirte. A Tripoli Erdogan incita i ribelli

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Joseph Zarlingo

LIBIA. Mentre nella città natale di Muammar Gheddafi si combatte per espugnare l’ultima roccaforte del Colonnello, nella capitale il premier turco offre il suo appoggio per la ricostruzione.

Con un ardito collegamento tra passato e futuro, Tayyip Recep Erdogan ha fatto tornare la bandiera turca sul suolo libico. Un secolo dopo l’inizio della guerra italo-turca (settembre 1911), ha reso omaggio a Omar al Mukhtar, l’eroe della resistenza libica impiccato dai fascisti nel 1931, con un discorso a Bengasi sulla tomba del “Leone del deserto”.

Il fantasma ottomano turba i sonni di Parigi e Londra

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Lucio Racano

DOPO GHEDDAFI. Nicolas Sarkozy e David Cameron in visita ufficiale in Libia promettono soldi e sviluppo. Ma gli occhi restano punatati sull’arrivo del premier turco Tayyip Erdogan previsto oggi.

A Tripoli, a Tripoli. Come Lawrence d’Arabia che portava le sue truppe beduine ad Aqaba per liberarla dagli ottomani, il premier britannico, David Cameron, e il presidente francese, Nicolas Sarkozy, sono arrivati nella capitale libica, primi capi di Stato e di governo occidentali dalla caduta di Muammar Gheddafi.

Siria, oltre dieci morti e le proteste dilagano

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Susan Dabbous

PRIMAVERA ARABA. “Meglio la morte che l’umiliazione”, questo lo slogan del 26esimo venerdì di manifestazioni anti Assad. A Damasco prima marcia femminile vicino al palazzo presidenziale.

Sarà che era il primo venerdì dopo l’Eid, la festa di fine Ramadan, o più banalmente sarà stata l’euforia per la fine di Gheddafi in Libia, ma ieri in Siria le manifestazioni anti regime sono state diverse, più diffuse e più partecipate. Sono almeno tre gli elementi di distinzione rispetto alle scorse settimane. Innanzitutto la diretta che al Jazeera è riuscita trasmettere (non si sa come) da Idleb, città fortemente colpita dal regime nel mese di giugno.

Parigi, al summit sulla nuova Libia è polemica sull’oro nero

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Susan Dabbous

GEOPOLITICA Secondo Liberation il Consiglio transitorio avrebbe garantito il 35% del petrolio libico alla Francia in cambio degli aiuti militari. Imbarazzo al vertice, presenti più di 60 delegazioni

Non poteva aprirsi peggio la conferenza degli «amici della nuova Libia» di Parigi voluta da Sarkozy. Ci ha pensato Liberation a mettere in cattiva la Francia, che a detta del quotidiano avrebbe concluso un accordo ad aprile con il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) della Libia in base al quale si sarebbe garantita il 35% della produzione di greggio del Paese. A dimostrare la veridicità dell’intesa sarebbe una lettera inviata il 3 aprile scorso dallo stesso Cnt all’emiro del Qatar.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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