Licenziamenti facili? Disoccupati alle stelle

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Rossella Anitori

ECONOMIA. Per la Cgia di Mestre, in questi mesi di crisi, le promesse fatte alla Ue avrebbero fatto salire all’11 per cento il numero dei senza lavoro.

Se il provvedimento sui “licenziamenti facili”, annunciato mercoledì scorso nella lettera che il premier Silvio Berlusconi ha inviato all’Europa, fosse stato in vigore in questi ultimi anni di crisi economica, il tasso di disoccupazione nel Paese avrebbe potuto raggiungere l’11,1 per cento, aumentando di circa tre punti percentuali rispetto a quello attuale dell’8,2 per cento, con quasi 738mila senza lavoro in più rispetto a quelli conteggiati oggi dall’Istat.

Licenziamenti facili, sindacati verso lo sciopero

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Monica Cataldo

UNIONE EUROPEA. L’opposizione chiede a Berlusconi di riferire in Aula. Lavoratori sul piede di guerra.

Il governo italiano passa l’esame dell’Ue, ma nel Paese è scontro. Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ha presentato ieri all’Europa la lettera sull’impegno dell’esecutivo a fronteggiare la crisi economica e il giudizio di Bruxelles, diversamente che in Italia, è stato positivo. Il piano d’attuazione porta una data di scadenza: il prossimo 15 novembre.

Il Parco zoo a rischio abbandono

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Stefano Erbaggio (Terra Napoli)

ANIMALI. Dopo il fallimento del gestore, il giardino zoologico potrebbe chiudere e i lavoratori esser licenziati. Mobilitati gli ecologisti.

Continua il dibattito attorno allo Zoo di Napoli. La struttura, gestita provvisoriamente da un curatore fallimentare dopo la chiusura della società di proprietà di Cesare Falchero, ospita trecento animali e conta un personale di circa cento dipendenti. L’intenzione del Comune di Napoli è quella di liberare lo spazio per ampliare il parco divertimenti Edenlandia, con un apposito bando di gara. Gli animali verrebbero trasferiti in altri zoo e parchi, anche se quelli già interpellati hanno dato parere negativo.

In piazza anche gli invisibili dei call center

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Fulvio Colucci

IL CASO. E' il giorno della protesta per gli Indignati. Attese a Roma 250mila persone. Intanto a Taranto esplode la rabbia dei lavoratori di Teleperformance per il licenziamento collettivo.

L'onda lunga degli indignados scuote i call center. Ieri è toccato nuovamente ai lavoratori di Teleperformance manifestare il proprio malessere con un gesto clamoroso. Anche loro, gli invisibili della cuffia e del microfono, già più volte in prima linea, liberano la propria rabbia per i costi pesanti della crisi. La multinazionale ha messo in cassa integrazione straordinaria in deroga, dalla scorsa estate, 392 lavoratori a Roma e 463 a Taranto. Numeri significativi preceduti da una fase in cui già erano chiari i riflessi del difficile momento economico.

Ocse: licenziamenti più facili aiutano la ripresa

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Betta Salandra

LAVORO. Per l’organizzazione parigina la legislazione restrittiva italiana ha attutito l’effetto occupazionale della crisi, ma ora bisogna cambiare. Esulta Sacconi. Critici i sindacati.

La matematica non sarà un opinione ma la statistica lo è senz’altro. È infatti battaglia di interpretazioni dopo il rapporto sull’occupazione europea di ieri. «L’impatto della crisi recente sul mercato del lavoro italiano è stato fino ad oggi moderato, ma la ripresa è stata lenta - ha scritto l’Ocse sull’Italia nell’Employment outlook - la disoccupazione italiana, è cresciuto meno della media Ocse. Da allora però, «la ripresa è stata alquanto moderata».

In 200mila rischiano il posto per la crisi

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Nello Trocchia

LAVORO. All’Omsa di Faenza, 242 operaie in cassa integrazione. A marzo l’impianto chiude e ora la vertenza si allarga agli altri stabilimenti Golden Lady. La produzione, intanto, vola dritta in Serbia.

Ad un passo dal baratro e il baratro significa la chiusura. La geografia della crisi industriale italiana si allarga così come si riduce lo spazio di agibilità delle rivendicazioni e attenzione della pubblica opinione. Intanto, dal governo, con l’approvazione della manovra, si «cancella lo statuto dei lavoratori», come ha denunciato a Terra il sociologo del lavoro Luciano Gallino. La crisi diventa anche il pretesto per spostare all’estero la manodopera e delocalizzare.

Castellammare grida contro Fincantieri in fuga

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Giorgio Mottola

LAVORO. Migliaia di operai e cittadini, da Genova a Napoli, riempiono le strade per bloccare la chiusura degli stabilimenti e i 2.500 licenziamenti che metteranno in ginocchio l’economia locale

La prima parola è: lavoro. Quasi scontata. Ma è sempre, sistematicamente, seguita da altre due: storia e orgoglio. Questi termini ricorrono in tutti i discorsi, gli sfoghi e le urla degli operai della Fincantieri di Castellammare. La parola “lavoro” la scandiscono con rabbia. La urlano, durante il corteo, in cori ritmati, che durano minuti infiniti: «La-vo-ro! La-vo-ro». Ma il problema non è solo occupazionale.

Fincantieri, esplode la protesta degli operai

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Giorgio Mottola

LAVORO. Dopo l’annuncio della chiusura dei cantieri in Liguria e Campania, i lavoratori occupano per tutto il giorno il Comune di Castellammare e presidiano la prefettura di Genova.

I lavoratori rispediscono al mittente il piano “lacrime e sangue” di Fincantieri. 2500 licenziamenti e la chiusura dei cantieri di Castellammare e Sestri Ponente, era stato l’annuncio fatto dall’amministratore delegato Giuseppe Bono lunedì scorso. Più che un piano industriale agli operai dello stabilimento campano e di quello ligure è sembrata una dichiarazione di guerra.

Liberi dalla maledizione di Gomorra

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Luca Faenza (Terra Napoli)

CASERTA. Un comitato di cittadini denuncia: «Licenziati e rifiutati dalle aziende solo perché siamo originari di queste zone. Ora basta».

La disdetta arrivata a un poliziotto in pensione, il licenziamento di un operaio specializzato, il rifiuto di assunzione per un giovane laureato con 110 e lode, due master e che conosceva tre lingue sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Così alcuni cittadini di Casapesenna, San Cipriano, Casal di Principe, i tre Comuni di Gomorra, hanno deciso di formare un comitato “per la Rinascita del Territorio” e sono scesi in piazza. Prima una fiaccolata, poi comizi.

Peggiora il ddl lavoro

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Giuliano Rosciarelli

DIRITTI. Al Senato la maggioranza azzera i cambiamenti introdotti dall’emendamento Damiano. Torna la clausola sull’arbitrato per i licenziamenti, che in alcuni casi saranno possibili anche in forma “orale”.

Carta vince, carta perde e il gioco è fatto: sul ddl Lavoro rispunta l’arbitrato, si reintroduce surrettiziamente il licenziamento orale e la Cgil minaccia lo sciopero generale. Tutto questo proprio mentre si festeggiano i quarant’anni dello Statuto dei lavoratori. 
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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