Hanno sfidato la mafia. Ma lo Stato li dimentica

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Vincenzo Mulè

FOCUS. Secondo l’ultima relazione al Parlamento italiano nel 2008, nel nostro Paese sono poco più di 70 i testimoni di giustizia. L’accusa di Angela Napoli: «Sono considerati dei pesi».

Sono poco più di 70 in tutta Italia, ma per lo Stato è come se non esistessero. A volte sopportati, a volte dimenticati del tutto: sono i testimoni di giustizia. Cittadini italiani che hanno scelto di combattere la criminalità senza esserne mai stati organici, al contrario dei collaboratori al quale è stato equiparato fino al 2001, quando una legge dello Stato ne ha riconosciuto lo status, prevedendo misure di tutela e assistenza. Si tratta di cittadini che hanno visto cambiare in maniera radicale la loro vita in seguito alla loro scelta.

«Basta silenzi e omertà». L’urlo di Ignazio Cutrò

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Vincenzo Mulè

LA STORIA. Con la sua testimonianza ha messo in ginocchio la mafia in provincia di Agrigento. Oggetto di ritorsioni e minacce, l’imprenditore non può più lavorare per colpa della burocrazia.

E' l’unico testimone di giustizia in Italia che ha scelto di rimanere nei luoghi dove ha subìto minacce, ritorsioni e attentati. Quella di Ignazio Cutrò è la storia di un uomo che ha deciso di non abbassare la testa di fronte a Cosa Nostra. Anzi, l’ha sfidati a viso aperto. Siamo a Bivona, nell’entroterra agrigentino, in piena terra di mafia.

Romano, sì all’uso delle intercettazioni

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Vincenzo Mulè

GIUSTIZIA. L’ex ministro dell’Agricoltura è accusato, insieme al senatore Psi, ex Pdl, Carlo Vizzini e al già governatore siciliano Totò Cuffaro, di corruzione aggravata dall’avere agevolato la mafia.

La magistratura palermitana potrà utilizzare contro Saverio Romano le intercettazioni telefoniche registrate nel corso delle indagini sul « gruppo affaristico-politico-mafioso avente al centro le attività del Gruppo Gas di Massimo Ciancimino», come scritto negli atti degli stessi inquirenti. L’autorizzazione è arrivata ieri dalla Camera dei deputati, dopo un voto segreto che ha spaccato il Pdl. I voti a favore sono stati 286, 260 i no. Quattro gli astenuti.

Una provincia contro la mafia

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Giorgio Libralato (Terra Lazio)

LA STORIA. Dopo la devastazione del Villaggio della Legalità di Libera a Borgo Sabotino, ecco la solidarietà della società civile.

Dopo la devastazione da parte di ignoti vandali nella notte tra il 21 e il 22 ottobre del Villaggio della Legalità di Libera di Borgo Sabotino (Latina), intitolato alla vittima di mafia innocente Serafino Famà, forte e determinata è stata la risposta della società civile. Anzitutto l’intervento immediato di cittadini, volontari, attivisti della comunità rom di Alkarama hanno consentito il normale svolgimento delle attività previste per la stessa giornata di sabato.

Contro i tagli. In piazza gli agenti della Dia

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Vincenzo Mulè

SICUREZZA. Si fanno chiamare, tra l’ironico e il provocatore In-dia-gnados. Sono gli uomini che combattono la mafia. A mani ormai nude.

Senza soldi, senza benzina e ora anche senza scarpe. Diventa ogni giorno più difficile il lavoro degli uomini della Direzione investigativa antimafia (Dia), che ieri sono scesi in piazza a Montecitorio contro i probabili tagli economici alla struttura.

Finisce dopo 18 anni la latitanza del boss Arena

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Vincenzo Mulè

MAFIA. Gli uomini della squadra mobile di Catania lo hanno catturato in un appartamento al rione Librino, nascosto dietro un letto a ponte.

L'ultima beffa l’ha consumata proprio mentre i poliziotti gli mettevano le manette ai polsi: «Questa volta siete stati breavi, ma io sono qui da vent’anni». È finita ieri, dopo quasi 18 anni, la latitanza di Giovanni Arena, ricercato dal dicembre del 1993 quando sfuggì all’operazione antimafia Orsa maggiore contro la cosca Santapaola. Gli agenti della squadra mobile di Catania lo hanno preso in un appartamento al rione Librino, nascosto dietro un letto a ponte.

«Schifani e Romano uomini di Cosa Nostra»

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Vincenzo Mulè

MAFIA. Interrogatorio-fiume di Stefano Lo Verso. Il pentito protesse la latitanza di Provenzano. Raccogliendone, tra il 2003 e il 2004, le confidenze.

Oltre quattro ore di interrogatorio coperto da un paravento bianco di tipo sanitario. Durante i quali il pentito di mafia Stefano Lo Verso, ex vivandiere del boss Bernardo Provenzano, ha snocciolato nomi e cognomi di mafiosi con cui ha condiviso il suo percorso dentro Cosa nostra. Ma anche i contatti e i favori con la politica.

Raid durante la notte. Devastata sede di Libera

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Vincenzo Mulè

MAFIA. Distrutto il Villaggio della Legalità di Borgo Sabotino, a Latina. Prevista per ieri una giornata in ricordo di don Cesare Boschin, ucciso per avere denunciato il traffico di rifiuti tossici.

Alla fine, pur tra mille difficoltà, il documentario La quinta mafia è stato proiettato. Certo, non nelle condizioni in cui l’associazione Libera aveva programmato. Perchè la sede laziale del Villaggio della legalità, a Borgo Sabotino, nel corso della notte tra sabato e domenica è stata devastata.

In una lettera a Scalfaro le chiavi della trattativa

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Vincenzo Mulè

MAFIA. Nel 1993 i familiari di alcuni boss scrissero al Presidente della Repubblica per chiedere l’attenuazione del 41 bis. Tra i destinatari della missiva, però, si scorge anche altro.

Esiste una prima black list. È contenuta in una lettera dai contenuti minacciosi inviata nel febbraio del 1993 all’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. A scriverla sono i familiari di alcuni detenuti sottoposti al regime del 41 bis. Nella missiva si contestano i trattamenti inumani nel carcere nell’isola di Pianosa, pretendendo l’attenuazione del regime carcerario per i loro congiunti.

La prima volta di Cosa Nostra. Gli affari dei clan sui rifiuti

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Vincenzo Mulè

MAFIA. I carabinieri del Nucleo ecologico di Palermo hanno arrestato tre persone accusate di aver gestito due invasi abusivi favorendo gli affari delle cosche mafiose legate ai Lo Piccolo.

Anche Cosa Nostra sul traffico illecito di rifiuti. I carabinieri del Nucleo ecologico di Palermo hanno arrestato tre persone accusate di aver gestito due discariche abusive causando gravissimi danni ambientali e favorendo gli affari delle cosche mafiose palermitane legate in particolare al clan Lo Piccolo. Tra i fermati c’è anche Giuseppe Liga, noto architetto palermitano, considerato l’erede dei Lo Piccolo e attuale reggente del mandamento di san Lorenzo.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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