In viaggio nel Mali

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Stefano Casprini (testo e foto)

MONDO. Paese non del tutto tranquillo dell’Africa occidentale per via delle tensioni sociali ed economiche che lo attraversano, oltre che per la grave situazione economica e il tentativo del fondamentalismo islamico di fare proseliti, questo territorio resta affascinante per le numerose etnie che lo popolano e per la storia delle sue città antiche. E può capitare di incontrare un gruppo di Tuareg che giungono a dorso di cammello e praticano il commercio del sale.

ll Mali, nonostante la pericolosità, resta molto affascinante per via delle etnie numerose che lo popolano, come i Bambara, Bozo, Dogon, Malinkè, Sarakollé, Songhai e Tuareg che conservano usi e costumi tramandati nei secoli. Superate le diffidenze, decidiamo di affrontare un viaggio difficile ma estremamente interessante. Bamako, la capitale, si trova sul fiume Niger, nel sud-ovest del Paese. Noleggiamo un pulmino e conosciamo Abraham, la guida che ci accompagnerà alla scoperta di uno dei Paesi più poveri del mondo.

La parata afro per la Bastiglia

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Susan Dabbous

FRANCIA I soldati di 13 Paesi africani ex colonie hanno sfilato sugli Champs Elysees per la festa nazionale. Forti le critiche da parte delle Ong per la difesa dei diritti dell’uomo: «Tra loro ci sono criminali di guerra»

 

La libertà delle donne maliane alla prova della religione

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Paola Mirenda

DIRITTI Da settimane nelle strade della capitale Bamako e nelle principali città gli integralisti stanno organizzando manifestazioni e proteste contro la nuova riforma del Codice di famiglia, che ridimensiona il potere maschile.

Che il nuovo “Codice della famiglia e della persona” sia stato approvato con 117 voti a favore, cinque contrari e quattro astensioni non è evidentemente una garanzia di democrazia per i leader religiosi musulmani, che da tre settimane esprimono la loro contrarietà invitando i fedeli a scendere in piazza per contestare il testo riformato.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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