Per il Cogresso la Bp è colpevole del disastro

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Emanuele Bompan

MAREA NERA. L’uragano Lee ha trascinato sulle coste agglomerati di petrolio. Nuova fuoriuscita in Louisiana, stavolta è di un pozzo Chevron.

Colpevole di negligenza, inadeguatezza e avidità. Per gli investigatori federali della commissione nominata dal Congresso, la Bp è pienamente responsabile del disastro del pozzo di Macondo e dell’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. La Bp, fuori budget per decine di milioni di dollari, decise di tagliare costi e tempi. I rischi quindi sono stati presi consapevolmente, a sostenerlo è la Coast guard and bureau of Ocean energy management, che ha svolto le indagini per conto del parlamento Usa.

Scozia, pericolo marea nera. Ambientalisti contro la Shell

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Vittorio Cavi

INCIDENTE. Continua la fuoriuscita di idrocarburi dalla piattaforma Gannet Alpha, nel Mare del Nord. La multinazionale: «Perdita limitata». Già in acqua 1.300 barili. Ieri scoperta un’altra falla.

«Incidenti come questo sono delle piccole bombe ecologiche» per gli ecosistemi marini. Il biologo marino Silvio Greco commenta con preoccupazione la fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma Gannet Alpha, a 180 chilometri da Aberdeen, sulla costa orientale della Scozia. L’impianto è gestito dal colosso Shell che, peraltro, non ha precisato quando sarà in grado di bloccare lo sversamento.

Usa, dopo la marea nera è l’ora del turismo povero

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Emanuele Bompan

REPORTAGE. Il governo della Louisiana corteggia i giornalisti con degustazioni e pacchetti organizzati. Ovunque gli albergatori offrono sconti per riempire le stanze rimaste vuote.

Negli ultimi mesi l’account Twitter di Bp America ha trasmesso un unico messaggio dopo la tragica fuoriuscita di petrolio della Deepwater Horizon: la situazione migliora ogni giorno. «A Biloxi (Mississippi ndr) si torna alla normalità, dice Mary Mahoneys, proprietaria del ristorante Bob Mahoney», recita un tweet del 17 luglio. «Di nuovo in acqua! I pescatori ritornano per la stagione della pesca». E ancora «Boom di nascite in Alabama sulla costa. Oltre 50.000 uccelli hanno nidificato a Gaillard Island».

Gli Usa alle prese con una nuova marea nera

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Emanuele Bompan

DISASTRO. Dall’oleodotto di Silvertip, nel Montana, sono fuoriusciti tra i 750 e i 1.000 barili di greggio nel fiume Yellowstone. Stavolta la compagnia di idrocarburi responsabile è la Exxon Mobil.

Da oltre 72 ore una task force di tecnici è al lavoro lungo il fiume Yellowstone, per ripulire decine di migliaia di galloni di petrolio. La macchia nera sarebbe scaturita da una rottura nell’oleodotto Silvertip della compagnia Exxon Mobil, avvenuta nei pressi della piccola cittadina di Laurel, Montana, a una ventina di chilometri dai confini dello Yellowstone Park, il più importante e antico dei parchi naturali americani.

Viaggio nel Golfo del Messico un anno dopo la marea nera

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Emanuele Bompan da Grand Isle Foto di Giada Connestari

REPORTAGE. Terra torna nell’area di New Orleans, colpita dalla più grande fuoriuscita di greggio della storia. Tra biodiversità marina a rischio, economia e pesca distrutte e residenti ammalati.

Dove è finito il petrolio? Quali conseguenze avrà sull’ecosistema? Mike Weigel sorride impugnando il timone della lancia del Wildlife&Fishery Department, che tutela la pesca e la fauna della Louisiana. Evita accuratamente di rispondere alla domanda che tutti si pongono quando si parla del più grande disastro petrolifero mai avvenuto: la fuoriuscita di 5 milioni di barili di petrolio dal pozzo della piattaforma Deep Water Horizon, esplosa il 20 aprile 2010.

Biosensori con anticorpi per tenere pulito il mare

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Alessio Nannini

 
AMBIENTE. Un team di scienziati americani ha messo a punto un sistema di monitoraggio delle acque più efficace ed economico di quelli attuali, che si basa sulle proteine prodotte dal sistema immunitario.
 

Gli  scienziati del Virginia Institute of Marine Science di Gloucester Point, negli Stati Uniti, hanno messo a punto un sistema per la localizzare le contaminazioni ambientali dell’acqua basato sugli anticorpi. L’insolito impiego di queste proteine prodotte dal sistema immunitario di un organismo quando questo viene attaccato da agenti estranei, nasce da una peculiarità degli anticorpi, ossia la capacità di riconoscere molecole organiche nocive, alle quali si legano in modo specifico.

Catenacci: «Il percolato in mare per bloccare i clan»

Giorgio Mottola

RIFIUTI. È questa la spiegazione choc data dall’ex commissario campano, arrestato nell’ambito dell’inchiesta Marea Nera, durante la sua audizione in Commissione Ecomafia.

Meglio in mare che nelle mani della camorra e della ‘ndrangheta. Il percolato delle discariche campane faceva gola ai clan e costava troppo allo Stato. Per questo, a partire dal 2006, il Commissariato di governo decide di bloccare lo smaltimento fuori regione e trattare i reflui nei depuratori campani, anche se erano o non adatti o non funzionanti. È la spiegazione che ha dato alla Commissione Ecomafia Corrado Catenacci, allora commissario per l’emergenza rifiuti in Campania, arrestato a febbraio nell’ambito dell’inchiesta Marea Nera.

La Sardegna avvelenata, contaminata e fragile

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Diego Carmignani

AMBIENTE. Mentre la Prestigiacomo archivia frettolosamente la questione marea nera, preoccupa il caso dei container giunti la settimana scorsa a Portovesme: le analisi confermano la loro radioattività.

Povera Sardegna, quella dei pastori sardi disperati, degli operai Vinyls ancora asserragliati all’Asinara, della beffa del G8 della Maddalena, del malefico poligono di Salto di Quirra e di alcune nuove pagine buie da dimenticare in fretta per passare ad altro.

E intanto Ispra e Arpa minimizzano

Palmiro Sardu

RETROSCENA. Le testimonianze sulla gravità dell’impatto ambientale causato dalla marea nera sarda sono sempre più numerose, ma i tecnici della task force ministeriale che si occupa del problema invitano alla prudenza e chiedono un supplemento di controlli.

Le testimonianze sulla gravità dell’impatto ambientale causato dalla marea nera sarda sono sempre più numerose, ma i tecnici della task force ministeriale che si occupa del problema invitano alla prudenza e chiedono un supplemento di controlli.

Sardegna nell’incubo della marea nera

Alma Berrini

INQUINAMENTO. La Provincia di Sassari chiede lo stato di calamità nel golfo dell’Asinara. Oltre 18 chilometri di coste contaminate. Dubbi sugli interventi per recuperare l’olio combustibile.

La marea nera di olio combustibile finita sulle coste della Sardegnasta minacciando alcune tra le località più note come Stintino, Castelsardo e Santa Teresa di Gallura. Lo sversamento, come già scritto da Terra, si è verificato il 10 gennaio scorso per la perdita ad una tubatura nella centrale di Fiume Santo gestita dalla compagnia E.On, con il prodotto che nei giorni successivi è stato spinto da correnti marine e venti sulla spiaggia di Platamona.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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