Al voto la rivoluzione tranquilla del Marocco

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Dina Galano

INTERVISTA. In 13milioni nel Paese nord africano domani alle urne per il referendum. Parlano due esponenti della società civile. Uniti nel Forum delle alternative, divisi sulla nuova Costituzione.

Il re Mohammed VI aveva promesso una «riforma costituzionale globale». In sette punti, presentati dal monarca a metà marzo, il Marocco sta tentando di rispondere alla domanda di democrazia che ha destituito i regimi tunisino, egiziano e libico e che si è estesa in modo silente in tutta l’area maghrebina. Ma che il 20 febbraio scorso ha portato migliaia di giovani per le strade trasformando le esigenze di sicurezza interna in un unico imperativo: non causare morti, non creare martiri.
 

Il Marocco in moto tra deserto e antichità

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Stefano Casprini (testo e foto)

MONDO. Appunti di viaggio su un Paese che sta vivendo profondi cambiamenti e dove spesso tradizione e modernità convivono nella vita quotidiana. All’andata e al ritorno si viaggia con i marocchini emigrati che non vogliono perdere il rapporto con le proprie tradizioni sociali e religiose.

Un viaggio in Marocco può essere un valido approccio alla cultura araba. Il Paese sta vivendo profondi cambiamenti e spesso tradizione e modernità convivono negli aspetti della vita economica e sociale. Abbiamo programmato le tappe, ma come capita in tutti i raid di questo tipo, è stata l’improvvisazione a portarci nei luoghi più belli e fra le persone più ospitali. Da Firenze raggiungiamo Barcellona dove ci imbarchiamo per Tangeri. La navigazione è lunga e le occasioni per socializzare non mancano.

Sahara Occidentale, la tensione resta alta

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Rossella Anitori, foto di Raffaele Petralla

DIRITTI. Non è ancora tornata la calma nella provincia di Laayoune dopo l’assalto dell’esercito marocchino al presidio di protesta dei saharawi. Il bilancio delle vittime sale a 11 morti e 723 feriti.

I colpi di fucile rimbombano ancora nell’aria nella provincia di Laayoune. Il presidio saharawi di Agdaym Izik è finito sotto il fuoco dell’esercito marocchino, intenzionato a sgomberare i pacifici manifestanti che da oltre un mese sono accampati a 15 chilometri da El Ayun, capitale non riconosciuta del Sahara Occidentale, per rivendicare l’indipendenza dal Marocco, che ha occupato il territorio dopo l’abbandono da parte della Spagna nel 1976.

Dall’Onu e dalla Ue ancora immobilismo

Paolo Tosatti

DIPLOMAZIA. Nessuna presa di posizione forte dall’Unione europea e dalle Nazioni unite, che preferiscono non irritare Rabat e chiudere gli occhi.

Talmente prudenti e controllate da dare l’impressione di essere l’ennesimo pilatesco tentativo di non pronunciarsi sulla questione. Nonostante la violenza degli scontri esplosi a El Ayoun tra l’esercito marocchino e i profughi saharawi, le poche reazioni della comunità internazionale alla notizia sembrano come sempre ispirate a una prudenza diplomatica che sfiora il disinteresse, o meglio una cinica e calcolata indifferenza.

La settimana della balena

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Lanfranco Sbardella

CAMPAGNA. Aperti in Marocco i lavori della Commissione baleniera internazionale. Si teme che le lobby della caccia abbiano il sopravvento. Il Sunday Times denuncia: rischio corruzione e compravendita di voti.

Si apre con un punto interrogativo la 62esima riunione della Commissione Baleniera Internazionale (IWC) apertasi ieri ad Agadir, in Marocco: c’è il forte rischio, infatti, che l’esito della votazione del documento finale possa essere influenzato da tentativi di corruzione e compravendita di voti.

Marocco, tutti i rischi degli investimenti occidentali

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Bruno Picozzi

FOCUS. A Essaouira lo sviluppo del turismo ha fatto sorgere circa 70 ristoranti e 130 tra alberghi e ostelli, per oltre 3mila posti letto. Ma la maggior parte dei proventi vola Oltreoceano gonfiando le tasche di Usa ed Europa.

Le coste atlantiche del Marocco sono da tempo un crocevia del turismo occidentale. Europei e americani vi trovano spiagge ampie e poco frequentate, sole caldo anche d’inverno, cultura e cibo in quantità, prezzi modici. Da quando Orson Wells, negli anni Cinquanta, girò nelle strade di Essaouira le scene del suo Otello, della regione si sono innamorati gli asceti del beat, i divi del pop, gli alternativi hippy e, per ultimi, gli amanti del surf.

Il Marocco alla ricerca di un progresso sostenibile

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Bruno Picozzi da Agadir

FOCUS. Il Paese avanza rapidamente sulla strada dello sviluppo. Ovunque progetti di riqualificazione urbana, infrastrutture e centri commerciali. Ma il rischio di una non adeguata pianificazione è sempre in agguato.

Parola d’ordine: sviluppo. Aumentare la produzione, dinamizzare il mercato, incrementare il Pil. Con un tasso di crescita economica nel 2009 intorno al 6 per cento, il Marocco avanza rapidamente sulla strada del progresso. Oggi, a sentire il governo, la povertà interessa poco più di 3 milioni di persone mentre la Fao fissa il tasso di malnutrizione a meno del 5 per cento. Un bicchiere decisamente mezzo pieno, se si fa il paragone con i dati di fine millennio.

Marocco, la legge del re che ostacola la poligamia

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Bruno Picozzi

FOCUS. La Moudawana, il nuovo Codice della famiglia introdotto dal sovrano Mohammed VI, permette un secondo matrimonio esclusivamente previo consenso della prima moglie. Limitando le cerimonie tradizionali.

«La poligamia è stata creata da Dio per risolvere molti problemi, ad esempio per evitare la prostituzione». Lo afferma con traquilla sicurezza Samira, una donna colta e intelligente che lavora a tempo pieno in un’erboristeria appena fuori dalla kasbah di Marrakech. «Se una donna è sterile, l’uomo può avere figli da un’altra donna.

Marocco, la spina migratoria dell'Europa mediterranea

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Bruno Picozzi

MONDO. Il regime di Rabat usa la sua collocazione geografica di ponte tra Africa e vecchio continente per ricattare i Paesi europei: se non chiudono entrambi gli occhi su repressione delle libertà e torture, le frontiere potrebbero tornare a diventare una gruviera come nei primi anni Duemila. Ne sa qualcosa il premier spagnolo Zapatero, costretto alla politica di buon vicinato.

Saharawi, la dura vita di un popolo che non ha più diritti

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Bruno Picozzi

AFRICA. Dopo lo sciopero della fame dell’attivista Aminatou Haidar, nella terra contesa tra indipendentisti e autorità del Marocco è scoppiato lo scandalo degli aiuti alimentari ai profughi. Secondo Rabat i ribelli li rivendono per comprare armi.

I 32 giorni di sciopero della fame dell’attivista saharawi Aminatou Haidar hanno riportato sotto i riflettori la questione del Sahara Occidentale. Quasi a orologeria è scoppiato in Marocco lo scandalo, tale o presunto, degli aiuti alimentari ai profughi saharawi che, elargiti in quantità da agenzie e Ong internazionali, verrebbero rivenduti sul mercato nero dai ribelli indipendentisti del Frente Polisario, per finanziare l’acquisto di armi e per mantenere i profughi in uno stato di bisogno utile a fare pressioni sulla comunità internazionale.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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