Una svolta poco rosa

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Pierpaolo De Lauro

ANTENNE. Mediaset ha lanciato La5, il nuovo canale dedicato
a un pubblico femminile. Tante soap, repliche di reality e il peggio della televisione generalista.

Dopo l’uomo adulto con Iris, Mediaset punta al pubblico femminile con La5, il nuovo canale presente sulla piattaforma del digitale terrestre che ha iniziato le sue trasmissioni mercoledì 12 maggio. Una rete tutta particolare che per il momento presenta molte repliche, qualche spin off di trasmissioni presenti sui canali generalisti, telefilm e piccoli programmi, ovviamente tutto virato al rosa.

L’ultima carta di Mediaset

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Alessandro De Pascale

BUSINESS. Sui tavoli di Cologno Monzese c’è un dossier sul possibile ingresso del gruppo nel settore dei giochi, l’unico che non sente la crisi. In futuro si potrà scommettere direttamente da casa con il proprio telecomando.

In queste ore Mediaset sta valutando un dossier per decidere se entrare o meno nel settore dei giochi d’azzardo. «Ci hanno chiesto di far parte di una cordata - hanno spiegato dal quartier generale di Cologno Monzese all’Agipronews, l’agenzia stampa specializzata in giochi - e stiamo valutando la nostra partecipazione. È uno dei vari dossier aperti da Mediaset».

Giornalisti con fioretto, clava e cannone. Ma non in silenzio

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Mario Guarino

EDITORIA «Stampa bugiarda, poveri noi». E adesso l’Italia deve fare i conti anche con quest’ennesimo tentativo d’intimidazione. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vuole imbavagliarci. Senza toccare tutti i suoi amici.

Non sorridete, Vittorio Feltri è così. Dovreste vederlo quando scende in pista (categoria: gentleman) con i suoi trottatori. Tutto compito, sorridente, s’inchina spesso (non si sa se più per sussiego o per accattivarsi gli avversari). In genere, fa gare d’attesa, ma vince assai poco. Sarà anche per questa frustrazione che giunto nell’ufficio di via Negri ripone nel cassetto il frustino, tira fuori il cannone e spara: sempre, però, in una direzione (deve avere il paraocchi).

Tutto il potere alle veline

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Federico Raponi

CREATIVITA' A Venezia, dopo le polemiche sul trailer vietato da Rai e Mediaset, sbarca Videocracy, il documentario sugli effetti della televisione in Italia. Uno spaccato del degrado culturale del nostro Paese.

Delle degenerazioni culturali del nostro Paese, guarda caso, non è facile parlare pubblicamente. Che Rai e Mediaset rifiutassero quindi il trailer del documentario Videocracy - Basta apparire, da oggi in uscita nelle sale, sembra scontato. Presentata da una locandina con su impresso un sorridente presidente del Consiglio che applaude, l’opera mette in evidenza come la televisione abbia degradato la società.
 

Bugie, omissioni, scomode verità. Berlusconi rischia il patrimonio

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Mauro Guarino

SPECIALE Su gentile concessione dell’autore, Terra pubblica un significativo passaggio di Veronica&Silvio - I segreti della First lady, gli intrighi del premier. Amori, tradimenti e denaro appena uscito in libreria per edizioni Dedalo.

Che tra Berlusconi e la moglie la rottura sia ormai irreparabile, è nei fatti. Già in maggio Veronica si rivolge all’avvocato Maria Cristina Morelli. Il Cavaliere, invece, si affida al suo legale-deputato Niccolò Ghedini, coadiuvato dalle sorelle Ippolita e Nicoletta.
 

La partita è appena iniziata. E Murdoch gioca già d’anticipo

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Alessandro De Pascale

TELEVISIONE Rai, Mediaset e La7 lanciano il secondo polo satellitare. Ma Sky chiude la trattativa e fa scendere il servizio pubblico dalla piattaforma. E per fare la differenza con l’alta definizione vuole nuove tecnologie.

Alla fine hanno agito di contropiede. È stata direttamente Sky a chiudere la trattativa con la Rai, due giorni prima della scadenza. I canali Raisat scenderanno dal satellite. O meglio abbandoneranno la piattaforma di Murdoch per traslocare, giusto qualche canale dopo, nella nuova Tivùsat. Si tratta del secondo polo satellitare creato da Rai, Mediaset e Telecom. Partito oggi, è trasmesso da Eutelsat, lo stesso operatore della pay tv di Murdoch.

La sfida digitale e l' Italia duopolista

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Alessia Mazzenga

CINEMA
Dopo i tagli al Fus, nel nostro sistema di distribuzione e produzione non c’è più spazio per l’innovazione tecnologica. Parla il regista italo-inglese Donald Ranvaud, che denuncia: «L’inefficienza delle strutture è causata dalla corruzione».

In Italia, nell’ambito della distribuzione e produzione cinematografica, esiste un sistema sclerotizzato che non permette l’adeguamento alle nuove tecnologie, che consentirebbero una maggiore economia delle risorse e un accesso sempre più democratico all’uso dei media». Lo sostiene Donald Ranvaud, regista e produttore italo-inglese, che ha collezionato 12 nomination all’Oscar con film famosi come Addio mia concubina, Central do Brasil e The constant gardner ed ha contribuito alla diffusione delle cinematografie di molti Paesi.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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