Raid aereo di Ankara in Iraq per colpire le basi del Pkk

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Sonia Grieco

MEDIO ORIENTE. Il governo turco scatena oltre confine una rappresaglia dall’aria per reagire agli attacchi della guerriglia curda. A rischio i negoziati. Il presidente Gul promette «vendetta».

L'esercito turco ha lanciato un’incursione aerea tra le montagne dell’Iraq settentrionale dove si trovano le basi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), bombardate dall’aviazione in risposta agli attacchi simultanei sferrati dai separatisti curdi nella Turchia sudorientale, che hanno ucciso 26 soldati quando un centinaio di guerriglieri avevano attaccato sette avamposti dell’esercito nei remoti distretti di Cukurca e di Yuksekova nella provincia di Hakkari, al confine con l’Iraq. Il contrattacco turco ha fatto almeno 20 morti tra i separatisti.

Trenta morti in 24 ore in Siria. Continua la strage di bimbi

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Susan Dabbous

MEDIO ORIENTE. Proseguono le proteste contro il regime di Assad. Due bambini di 11 anni hanno perso la vita negli scontri. Lunedì ad Homs i carri armati hanno fatto decine di vittime.

Che ad Homs e ad Hama non sarebbe finita in nessun modo la protesta contro Assad si sapeva almeno da luglio. Da quando i ribelli avevano capito che fermarsi significava la morte certa. Gli uomini dei servizi segreti del Mukabarat, infatti, li conoscono bene e spesso vengono a prenderli uno ad uno, casa per casa, sapendo perfettamente delle loro attività sovversive, dal regime definite «terroristiche». La verità però è anche un’altra: ad Homs e ad Hama i ribelli sono troppi.

Shalit libero dopo cinque anni: «Hamas mi ha trattato bene»

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Enrico Campofreda

MEDIO ORIENTE. Torna in libertà il soldato israeliano rapito nel giugno 2006 da un commando islamista al confine con Gaza. In cambio già liberati la metà dei mille prigionieri palestinesi.

Il caporale Shalit è fuori dalla sua prigione. Lo sono dalle loro (Ketziot, Katsiout, HaSharon) i primi 477 detenuti palestinesi, cui ne seguiranno altri 550 fra alcune settimane. È il lieto fine d’una trattativa molte volte data per conclusa e poi naufragata. Sull’accordo, deciso da giorni, nulla hanno potuto le petizioni rivolte all’Alta Corte Suprema da alcune famiglie israeliane colpite dalla morte dei propri congiunti che contestavano il rilascio di alcuni militanti palestinesi.

Sui negoziati ecco la ricetta del Quartetto

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Lettera22

MEDIO ORIENTE. Dopo i discorsi all’Onu di Abbas e Netanyahu, la diplomazia propone trattative entro un mese e un accordo per il 2012.

Trattative bilaterali dirette entro un mese, per raggiungere un accordo entro la fine del 2012. La prima conseguenza della richiesta palestinese di riconoscimento, presentata venerdì all’Onu da Mahmoud Abbas, è che il Quartetto (Usa, Ue, Russia e Onu) si è svegliato e prova a fare un massaggio cardiaco ai negoziati, incagliati da settembre 2010 sulla secca degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania.

Cittadini Usa via dalla Siria. Ancora morti nelle proteste

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Susan Dabbous

MEDIO ORIENTE. La decisione del Dipartimento di Stato è dovuta alla instabilità politica. Il regime continua a reprimere l’opposizione: 32 le vittime solo ieri. L’Onu: «La misura è colma».

Evacuare. Dopo mesi di indugi dagli Stati Uniti è arrivato ieri l’ordine a tutti i cittadini americani in Siria di lasciare «immediatamente» il Paese «finché sono ancora disponibili mezzi di trasporto commerciali».

Indignati: Israele si prepara alla grande marcia del Milione

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Joseph Zarlingo (lettera 22)

MEDIO ORIENTE. Dagli affitti la protesta si è allargata ai salari, alle condizioni di lavoro, ai prezzi dei principali beni di consumo. La società israeliana si è scoperta più povera e divisa.

La grande piazza circolare Kikar HaMedina, all’incrocio tra viale Jabotinsky e viale Weizman, a Tel Aviv, sarà il centro di Israele, domani sera. Dopo la fine dello shabbat, gli «indignados» israeliani hanno convocato una manifestazione che vuole essere senza precedenti. L’hanno chiamata Marcia del milione, perché tanti sperano di essere. Fatte le proporzioni, è come se in Italia ci fossero in piazza 9 milioni di persone. Sarebbe un terremoto.

Tensione alle stelle tra Egitto e Israele

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Enrico Campofreda

MEDIO ORIENTE. Il popolo di piazza Tahrir assedia l’ambasciata di Tel Aviv al Cairo per protestare contro l’uccisione di cinque poliziotti. E il premier Charaf lancia su facebook un duro ultimatum.

Dopo i tragici incidenti nel Sinai di giovedì la tensione fra Egitto e Israele è salita vertiginosamente. Il popolo di piazza Tahrir accantona le diatribe interne e rivolge la sua ira contro il nemico d’un tempo assediando l’ambasciata israeliana al Cairo e bruciando bandiere con la stella di David. Il sangue dei cinque poliziotti di frontiera uccisi dall’esercito di Tel Aviv è considerato dalla gente sangue proprio e l’insofferenza contro l’aggressività israeliana è al limite.

Israele bombarda Gaza. Tre poliziotti egiziani uccisi

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Susan Dabbous

MEDIO ORIENTE. Dopo l’attentato di Eilat, Tel Aviv attacca la Striscia provocando almeno otto vittime. E in un raid sul Sinai colpisce a morte alcuni soldati de Il Cairo. Ancora razzi dalla Palestina.

Tre vittime egiziane e otto palestinesi. È pesante il bilancio delle rappresaglie israeliane sulla Striscia di Gaza, dopo i sanguinosi attentati in serie di giovedì scorso nei pressi della città turistica di Eilat, costati la vita a otto cittadini israeliani, tra cui due donne, e ai sette aggressori di cui non si conosce ancora l’origine. Altre 26 persone sono invece rimaste ferite.

Ankara, il governo deciderà se agire contro l’alleata Damasco

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Enrico Campofreda

MEDIO ORIENTE. Si riunisce oggi il Consiglio di sicurezza che prevede dure ritorsioni contro il presidente Bashar Assad se non cesserà la repressione. La Turchia ospita 7mila profughi siriani.

Bashar Assad s’è mostrato sorridente davanti alle telecamere nel ricevere gli applausi dei fidati sostenitori di apparati di governo e repressione, però il suo isolamento internazionale si fa totale. Non solo l’Occidente ora anche vicini importanti come la Turchia, rimasti per mesi a guardare, non sembrano più disposti a tollerare una situazione che introduce scenari destabilizzanti per una regione già piena di tensioni. Il governo di Ankara è preoccupato per i profughi alle frontiere.

Siria, più di un milione in piazza contro Assad

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Susan Dabbous

MEDIO ORIENTE. Diciottesimo venerdì di protesta nel Paese. Ad Hama, nel Nord, la manifestazione più grande: oltre 400mila persone. Le forze di sicurezza sparano e uccidono 17 civili.

Ennesimo venerdì di protesta finito nel sangue. Quello di ieri per l’esattezza era il diciottesimo. A morire sarebbero stati almeno 17 manifestanti. «Nove civili sono morti a Damasco - ha specificato Abdel Karim Rihaoui della Lega siriana per i diritti dell’uomo - altri tre a Idlib nel nord-ovest, due a Daraa, nel Sud, tre a Douma, vicino alla capitale. Una quarantina di persone, invece, sono rimaste ferite».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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